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Digital transformation: i 6 pilastri essenziali per l’evoluzione [+ Infografica]

Cos’è la digital transformation? Perché è importante per le aziende nel 2022?

Definita come priorità anche secondo quanto previsto dal governo tramite l’attuazione del recovery fund, la digitalizzazione delle imprese rappresenta un argomento centrale in un’ottica di sviluppo.

Come responsabile delle risorse umane è tuo interesse aiutare la tua azienda a crescere e a mantenersi aggiornata in un paradigma socio-lavorativo sempre più competitivo, attraverso gli opportuni processi di digital transformation.

In questo approfondimento, andremo a vedere tutto ciò che è necessario scoprire a riguardo: cos’è la trasformazione digitale, perché è importante per la crescita di un’impresa, quali vantaggi può portare al dipendente e al suo datore di lavoro e, soprattutto se è davvero così necessario accelerare i processi di digitalizzazione aziendale.

Oltre a questo, scopriremo anche la storia di un’azienda che, per necessità, ha accettato di sperimentare il cambiamento nel mondo digitale e ne è stata estremamente soddisfatta.


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Tutto quello che bisogna sapere sulla digital transformation nel 2022

Iniziamo subito con il dare una risposta alle domande più semplici, che spesso possono richiedere delle risposte complesse. Come scritto nell’introduzione, la digital transformation è una strategia per poter arrivare a una sorta di nuova “rivoluzione copernicana” all’interno di un’azienda che, forse, non è al passo con il cambiamento tecnologico, fenomeno che tutti quanti noi viviamo con costanza da decenni. 

Si tratta di un cambiamento molto importante che può incidere non solo sulle performance dell’azienda, ma anche sulla crescita e il miglioramento dei dipendenti che dovrai seguire e monitorare. Nel dettaglio, possiamo definire la digital transformation come il momento in cui le nuove tecnologie vengono utilizzate in tutti i vari settori di un’azienda.

Ma appunto, come abbiamo appena detto, non si tratta solo di inserire utilizzare più computer o software all’interno dei processi produttivi, quanto invece di dare a tutta la propria organizzazione una cultura tecnologica e di pari passo con i cambiamenti nel mondo. 

Perché oggi la digital transformation è così importante

Dopo l’emergenza sanitaria, lo svecchiamento e la modernizzazione dei luoghi di lavoro ambiente lavorativo è diventato un obiettivo per molte imprese nel nostro paese. La scoperta dello smart working e il dover cambiare totalmente gli strumenti a disposizione hanno portato le imprese a considerare anche la possibilità di una rivoluzione a 360 gradi. Dal tuo punto di vista, dunque, proporre un cambiamento così radicale è importante anche per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Se abbiamo detto che ciò è possibile introducendo nuove tecnologie e una nuova cultura digitale, allora dobbiamo anche vedere come si può rivoluzionare e, specialmente, quali aree aziendali vengono influenzate di più dalla digital transformation.

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Come si trasforma digitalmente un’azienda nel 2022

La scelta di applicare questa strategia è influenzata soprattutto dai vantaggi che essa porta nella vita economica di un’impresa. L’uso del digitale, cioè di tutte le informazioni che entrano in nostro possesso rispetto all’esperienza di un utente, permette all’azienda di sfruttare a pieno potenziale gli strumenti a sua disposizione. Un esempio sono la user experience (ovvero le conoscenze che si possono ottenere in base all’esperienza degli utenti) e la possibilità di aggiornare con costanza e precisione il proprio target di riferimento. 

Attraverso questi dati l’azienda può avviare la propria trasformazione digitale, partendo dalle fondamenta come la comunicazione con il cliente “ideale”. In questa analisi dei dati digitali le aziende riscoprono, sia dal punto di vista di piccoli che di grandi imprenditori, un nuovo elemento per la crescita e lo sviluppo del proprio business per mezzo di una nuova e differente interpretazione delle conoscenze acquisite. 

Chi sono gli attori principali della digital transformation?

I ruoli e le figure di cui andremo a parlare variano di azienda in azienda ma, in uno scenario ideale, ecco quali sono i protagonisti: il CIO (Chief Information Officer, che in alcune aziende possono rivestire anche il ruolo di CEO) e il CDO (Chief Digital Officer). Ovviamente nulla impedisce che entrambi siano la stessa figura professionale.

Il CIO è il dirigente responsabile e competente nell’integrazione di sistemi e servizi per garantire che all’interno dell’azienda tutti possano capire tali strumenti. Il CDO, invece, è un esperto con grandi conoscenze e competenze nel settore tecnologico, un professionista che mette il suo profilo a disposizione del business dell’azienda.

Quest’ultimo in particolare riveste, in realtà, il ruolo di un consulente per il quale l’azienda può pagare un servizio da freelance o solo ed esclusivamente per poter integrare a pieno il cambiamento.

Questa collaborazione temporanea è dettata anche dal fatto che il CDO ha come fine proprio ciò: contribuire al cambiamento culturale e alla digitalizzazione aziendale dell’azienda su più livelli. I due dirigenti approfondiranno così la figura ideale del cliente e elaboreranno un sunto della situazione digitale all’interno del gruppo, per capire se l’intervento è radicale (e richiede un cambiamento quasi totale) o con un impatto più discreto e meno travolgente per le abitudini dei lavoratori. 

Un altro attore fondamentale di questo passaggio è proprio il dipendente. La figura del lavoratore non può essere ignorata, perché egli è il punto di riferimento tra la domanda di offerta del cliente e la risposta da parte degli alti piani di un’azienda.

In questo cambiamento il dipendente deve essere guidato (e qui entra in gioco l’importanza delle persone e della gestione delle risorse umane) per poter assorbire al meglio il cambiamento di ciò che lo circonda: gli uffici, gli strumenti, i macchinari, i software e le novità ergonomiche che possono essere introdotte stravolgeranno non poco le ordinarie abitudini di tutti loro.

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Come si può applicare la digital transformation in azienda?

Innanzitutto dobbiamo elencare tutte le aree in cui la digital transformation va a colpire e, di fatto, influenzare. 

  • L’ambiente di lavoro per l’inserimento e l’aggiunta di personale qualificato al fine di avviare il processo di cambiamento
  • L’organizzazione del lavoro di tutta l’azienda per poterla gestire con una nuova ottica attraverso strumenti differenti
  • Il business plan e i suoi processi interni che possono garantire un introito costante all’azienda e sempre positivo, ma che necessariamente deve essere modificato con l’intervento di nuovi strumenti e nuovi dipendenti
  • La user experience (o esperienza utente)  in quanto molti dei processi di comunicazione con questi ultimi da parte delle aziende sono semplificati, tuttavia senza una corretta guida potrebbe accadere il contrario

In sostanza applicarsi alla digital transformation significa anche altre cose: uscire dalla comfort zone, far esplodere la bolla di abitudini a cui siamo relegati ogni giorno e provare a crescere per poter competere ancora nel mercato.

Questo però può essere possibile per mezzo di alcune soft skills utili a tutti quanti noi: creatività, elasticità di pensiero, flessibilità a nuove dimensioni, più aperta a nuove opportunità e conoscenze.

Per farla breve: un mindset completo volto a una nuova digitalizzazione. E questo riguarda tutti i personaggi coinvolti all’interno del contesto lavorativo, dai neoassunti ai fondatori del progetto. Chi fa parte delle risorse umane, deve impegnarsi a far assorbire quanto più possibile questa nuova dimensione, rispetto a una percezione da parte di altri che è abituata. 

Per riassumere quanto detto finora, sono necessarie alcune parti da rispettare e da seguire al fine di completare il processo di cambiamento e per ottenere così risultati concreti. Ecco, di seguito, i sei pilastri della digital transformation da non dover mai trascurare:

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Il primo pilastro: la strategia

Quando un’azienda deve trovare la sua strategia per poter competere nel mercato, non deve mai essere la stessa. Questa si deve aggiornare nel tempo, in base ai cambiamenti culturali, sociali e anche cognitivi delle persone. Se cambia un trend, cambia il mercato.

Per questo motivo il pilastro principale della digital transformation è quello di avere più carte in mano da giocare.

Il secondo pilastro: gli strumenti

Pensa ora, banalmente, a un venditore che usa Amazon per esporre i propri braccialetti di plastica riciclata. Risponderà a un trend del mercato ma senza usare bene gli strumenti a disposizione.

Si rivolge a un professionista della SEO, ovvero un esperto dei motori di ricerca, e nel giro di un mese finisce le sue scorte di braccialetti. Questo perché il venditore ha saputo cogliere l’importanza di utilizzare gli strumenti giusti.

Per poter vincere nel mercato è necessario proprio questo: utilizzare strumenti e software digitali che possano accompagnare il nostro lavoro in una lunga e costante fase di crescita. Dai software per le risorse umane ai motori di ricerca, tutto è indispensabile.

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Il terzo pilastro: le persone

Ovviamente non vale solo per il digitale, però non deve neanche essere scontato menzionare le persone come come terzo pilastro del cambiamento in questione. Questo perché non c’è solo bisogno di considerare la strategia davanti il cliente, ma anche l’impatto che i cambiamenti possono avere sui dipendenti. Dipendenti che assumi, ai quali assegni compiti, guidi nella crescita, conosci e vedi migliorare nel tempo.

Di conseguenza, comunicare correttamente al dipendente che è in atto un cambiamento dell’ambiente di lavoro è fondamentale, specie se c’è bisogno di levare dubbi, preoccupazioni e ansie inutili, perché in genere a un “cambiamento” può essere ricollegato anche un rinnovo dei dipendenti, un cambiamento delle posizioni lavorative. Ma non è per forza così.

Il quarto pilastro: l’innovazione

Come abbiamo detto prima sono due i principali dirigenti che assumono il controllo della situazione: CIO, o CEO, e il “consulente” CDO. Di conseguenza si può già intuire che il CEO è anche responsabile dell’innovazione e, soprattutto, di cosa si va a innovare.

Il CEO per definizione è il Chief Executive Officer, che in italiano si può semplicemente tradurre con il titolo di Amministratore Delegato. Come abbiamo detto anche prima egli non dovrà tener conto solo delle proprie conoscenze e competenze, ma anche di chi gli è attorno, così da offrire la migliore idea possibile. 

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Il quinto pilastro: cambiamento

Con questa facciamo riferimento a quella cultura aziendale di cui abbiamo parlato prima. Quell’idea secondo cui per poter fare realmente progressi con un progetto è anche necessario adottare qualche cambiamento.

Il cambiamento, infatti, non deve essere solo all’esterno, ma prima di tutto concettuale e, quindi, interno. Le informazioni di cui si entrerà in possesso per mezzo dei dati digitali andranno usate nel modo corretto, sviluppando così un nuovo progetto su differenti business model. E soprattutto essere preparati a nuovi e sempre più necessari cambiamenti.

Il sesto pilastro: leadership

Per fare in modo che l’introduzione di strumenti digitali sia ottimale, affinché le persone si trovino a loro agio nel nuovo contesto lavorativo e per capire quanto sia possibile essere tutti disponibili all’innovazione e al cambiamento, servono competenze come la leadership.

Un vero leader si riconosce da più aspetti: non solo per il ruolo che rappresenta, ma anche per le sue competenze nella comunicazione, che gli permettono di trasmettere nel modo giusto fiducia e sicurezza ai propri collaboratori. Questo comporta anche trovare il modo di gestire sempre in maniera ottimale le persone, riuscendo a trovare le strategie giuste per gestire il tempo, ottimizzare i risultati, elaborare nuovi contenuti e così via.

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La digital transformation è vantaggiosa anche per le B2B

I sei pilastri fino a ora elencati servono anche per un altro obiettivo, oltre ad un corretto change management in azienda. Questi concetti sono importanti per arrivare più facilmente ai propri clienti con un prodotto, o servizio, che sia degno del suo nome.

Nel momento in cui si possiedono gli strumenti giusti,i dipendenti sono motivati, e l’azienda ha avviato anche la sua “rivoluzione digitale”, a quel punto l’obiettivo rimane solo approcciare nel modo più corretto il cliente, processo nel quale ti puoi aiutare rifacendoti al business plan aziendale. 

Questo vuol dire che, potenzialmente, anche le aziende con una base Business to Business possono contare sui vantaggi della digital transformation.

Per riassumere tutti quelli che sono i vantaggi della digital transformation, ecco alcuni motivi più che validi in base ai quali sia le aziende B2B che B2C dovrebbero dare il passo:

  • Il cliente è più soddisfatto, perché potrà avere una maggiore interazione con il servizio. Quest’ultimo, inoltre, sarà anche più efficace e preciso nel soddisfare le aspettative del cliente.
  • Sono ridotti tempi e costi burocratici che dipendono dall’uso e dalla gestione o archiviazione di dati e informazioni che, all’interno di un sistema di gestione documentale in cloud, trovano meno spese e meno confusione
  • Migliora la praticità nella comunicazione tra settori e dipendenti, che potranno contare su una maggiore collaborazione e un miglior gioco di squadra

Questo, inoltre, apre una parentesi fondamentale sul tema della sicurezza dei dati. In Italia si investe molto poco da questo punto di vista e, per le aziende, diventa importante anche custodire le informazioni che possiedono.

Così come in un archivio bastava inserire un addetto alla sicurezza o un paio di telecamere, allo stesso modo anche per un sistema di archiviazione di documenti digitale è indispensabile effettuare i dovuti investimenti in sistemi e misure di sicurezza informatica. La sicurezza delle informazioni, tanto dei dipendenti come dei clienti, è fondamentale per le aziende di qualsiasi dimensione.

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Un esempio pratico di digital transformation: Zenucchi

Zenucchi è un’azienda di Brescia che, a prescindere dal proprio settore lavorativo e dal modello di business, ha messo in piedi un processo di digital transformation che l’ha portata, in pochi mesi, a migliorare molti dei suoi parametri aziendali.

Il cambiamento è avvenuto secondo passaggi precisi:

  • Analisi e miglioramento del modello di business
  • Sviluppo commerciale in Italia e all’estero
  • Revisione dei processi di marketing
  • Approccio innovativo alla vendita digitale
  • Attività per migliorare negli investimenti sfruttando i dati digital
  • Sviluppo di una nuova cultura aziendale basata sulle performance aziendali

Per i più curiosi togliamo ogni dubbio: Zenucchi si occupa di interni e design, per cui si tratta a tutti gli effetti di una piccola media impresa che aveva bisogno di aprire i propri orizzonti anche oltre i confini nazionali.

Questo vuole anche essere una prova e una dimostrazione di come il coraggio e la sicurezza, nelle proprie scelte e nei propri mezzi, possano portare numerosi vantaggi a fronte di un notevole impegno profuso nell’investimento aziendale.

Le loro dichiarazioni, commentando il risultato di questo sforzo, riassumono in modo perfetto la soddisfazione nei confronti dell’investimento fatto:

Abbiamo portato in azienda un approccio innovativo che ha aiutato a gettare le basi per una crescita estera. Il mercato contemporaneo è molto competitivo e ci vuole tempo e passione per raggiungere i risultati. Dopo una prima fase pilota in Inghilterra abbiamo deciso di ampliare la collaborazione portando le migliori strategie in Italia, organizzandoci per una crescita strutturata di lungo periodo”.

Attraverso il CEO, ovvero l’amministratore delegato di Zenucchi, la collaborazione con professionisti competenti nel settore ha portato ad un miglioramento a livello delle performance e dei numeri dell’azienda. Da anni infatti le PMI (Piccole Medie Imprese) di tutta Italia si stanno facendo strada nel mondo del digitale, così da poter non solo coinvolgere il cliente e migliorare l’azienda, ma anche stupire se stessi e puntare al futuro.

Il principale motivo di questo impulso alla digitalizzazione è, ovviamente, la necessità di migliorare i propri processi aziendali per poter competere nel contesto lavorativo di oggi. Così come commentato da Zenucchi: ci vogliono tempo e passione per arrivare a risultati sperati. Eppure, sembra evidente come questo investimento valga ogni singolo centesimo speso.

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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