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Gestione ferie e permessi

Permessi di lavoro: la guida definitiva a tutte le tipologie [+ Modello]

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Come funzionano i permessi di lavoro dei dipendenti? Quante tipologie ne esistono? Se cerchi la risposta a questa domanda, sei nel posto giusto.

Oltre alla gestione delle ferie, manager e responsabili delle risorse umane devono essere a conoscenza e gestire le assenze dei propri dipendenti anche relativamente permessi lavorativi di cui possono usufruire.

I permessi di lavoro sono un diritto importantissimo previsto dalla legge e che permette ai dipendenti di poter assentarsi in alcuni casi particolari in base alla situazione o alla propria anzianità di servizio. Inoltre, non sono uguali per tutti i lavoratori ma variano in base ai differenti CCNL, i quali prevedono differenze per le varie di tipologie di lavoro e settore.

In questa guida, scopriamo assieme tutte le tipologie di permessi di lavoro, come funzionano e quali sono le implicazioni per datori di lavoro e dipendenti.

Che cosa sono i permessi di lavoro

Ma cosa sono, nello specifico, i permessi di lavoro?

Il permesso di lavoro rappresenta un’autorizzazione, concessa dalla propria azienda o dal proprio manager, ad assentarsi dal posto di lavoro per un periodo di tempo che può andare da poche ore a diversi mesi.

Quest’autorizzazione, per essere legale e regolamentata, deve essere documentata in maniera corretta e deve rientrare in una serie di casistiche specifiche, secondo le procedure e le modalità stabilite dall’azienda o dal CCNL di riferimento.

Permessi di lavoro retribuiti e non retribuiti

Prima di addentrarci nelle varie tipologie di permessi di lavoro è importantissimo fare una doverosa premessa.

I permessi lavorativi non sono tutti uguali e, seppur differenziandosi in molti casi per via della motivazione per la quale vengono concessi, possono essere divisi in due grandi categorie principali relativamente al profilo retributivo. Le due grandi categorie sono: permessi di lavoro retribuiti e permessi di lavoro non retribuiti.

Permessi di lavoro retribuiti

I permessi retribuiti altro non sono che una particolare tipologia di permesso che dà la possibilità a tutti i lavoratori di assentarsi per uno o più giorni e di ricevere ugualmente la retribuzione spettante. Ogni azienda è tenuta a garantirli ai lavoratori.

Per sapere esattamente quali sono i permessi retribuiti spettanti al lavoratore, devi fare riferimento al CCNL applicato. Tuttavia, la legge prevede alcune tipologie di assenze retribuite che devono essere sempre garantite.

Alcuni riferimenti su particolari tipologie di permesso retribuito garantite per legge li troviamo nella nota legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) e nella altrettanto conosciuta legge 104/92. Tra queste, ci sono, per esempio: congedi matrimoniali, maternità, permessi per la nascita del figlio e permessi per lutto.

Permessi di lavoro non retribuiti

I permessi non retribuiti, come suggerisce il termine, sono un periodo di tempo in cui il dipendente non si reca al lavoro e durante il quale non percepisce lo stipendio.

I permessi non retribuiti diventano aspettative quando l’assenza si protrae nel tempo.

In generale, rientrano tra i permessi non retribuiti buona parte delle richieste inerenti ai motivi personali.

Tipologie di permessi di lavoro

Come abbiamo detto, esistono numero numerose tipologie di permessi di lavoro.

I permessi di lavoro previsti dalla legge sono validi per tutte le categorie di lavoratori, sia pubblici sia privati. Tuttavia, i singoli CCNL possono prevedere dei trattamenti di maggior favore per alcune categorie di lavoratori.

Ecco le principali tipologie di permessi lavorativi.

Permessi per malattia

I permessi per malattia o assenze per malattia, rappresentano i giorni in cui i dipendenti sono impossibilitati a lavorare per via di un problema di salute.

I giorni di malattia sono retribuiti e possono variare molto a seconda delle problematiche del lavoratore: da permessi di uno o due giorni, nel caso di un problema di poco conto come un virus o un’influenza, a periodi di degenza più lunghi, che possono raggiungere i 180 giorni annuali.

Queste assenze vanno regolate tramite un certificato di malattia, uno strumento utile sia al datore di lavoro sia al dipendente per tracciare e giustificare la malattia.

Permessi per patologie gravi: la novità 2026

Dal 1° gennaio 2026, la Legge 18 luglio 2025, n. 106 ha introdotto una nuova tutela per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato. I lavoratori affetti da malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce, o da malattie invalidanti o croniche (anche rare) con invalidità pari o superiore al 74%, hanno diritto a 10 ore annue aggiuntive di permesso retribuito, destinate a visite mediche, esami strumentali e cure frequenti.

Lo stesso diritto spetta ai genitori di figli minorenni con le medesime patologie. L’INPS ha fornito le istruzioni operative con la circolare n. 152 del 19 dicembre 2025

Permessi per allattamento

La disciplina legislativa relativa alla maternità prevede che alle madri possano essere concessi, durante il primo anno di vita del figlio, dei piccoli permessi lavorativi quotidiani in cui potersi occupare dell’allattamento del neonato. Il Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità prevede che:

  • Debbano essere concessi dal datore di lavoro due periodi di riposo giornalieri durante il primo anno di vita del figlio. Uno solamente se l’orario lavorativo è inferiore alle 6 ore
  • I periodi di riposo durano un’ora, vengono retribuiti normalmente, e permettono alla lavoratrice di assentarsi dal posto di lavoro
  • Questi periodi si riducono a mezz’ora quando la lavoratrice usufruisce di asili nido o altre strutture idonee alla cura del bambino messe a disposizione dal datore di lavoro nelle immediate vicinanze

Esistono specifici casi in cui i permessi di lavoro per l’allattamento spettino ai padri. I permessi possono essere usufruiti nelle seguenti situazioni:

  • Se il figlio è affidato solamente al padre
  • Se la madre lavoratrice dipendente non se ne avvale
  • Se la madre non è lavoratrice dipendente
  • In caso di decesso o grave infermità della madre

Permessi per motivi familiari

Quando parliamo di permesso di lavoro per motivi familiari, ci riferiamo a un diritto che il lavoratore può esercitare per gestire situazioni di emergenza o necessità che riguardano la sfera privata o quella dei propri familiari.

Questo gli consente di assentarsi dal lavoro per il tempo necessario a risolvere la questione, senza dover temere ripercussioni sul suo rapporto di lavoro.

Di questa categoria, fanno parte anche i permessi per gravi motivi familiari.

La legge n.53/2000, che riguarda i permessi relativi al lutto, prevede l’estensione di tali permessi di lavoro anche in caso di grave infermità, fisica o mentale, del coniuge, convivente o parente del lavoratore entro il secondo grado.

Per ottenere il permesso di lavoro per gravi motivi familiari e, il dipendente dovrà presentare la documentazione rilasciata da un medico specialista, o da altro medico autorizzato dal Servizio Sanitario Nazionale, nella quale si attesti l’effettiva infermità mentale del parente. I documenti dovranno essere presentati entro cinque giorni dalla ritorno al lavoro del dipendente. Il datore di lavoro ha la facoltà di richiedere la verifica periodica dell’effettiva gravità della patologia in questione.

Permessi Legge 104/1992: assistenza a familiari con disabilità

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104 riconosce ai lavoratori dipendenti — sia del settore pubblico che privato — il diritto a 3 giorni mensili di permesso retribuito (frazionabili anche in ore) per assistere un familiare con disabilità grave, o per i lavoratori stessi in situazione di gravità. I permessi sono coperti da contribuzione figurativa INPS e non incidono su ferie, tredicesima o TFR. Dal 2026, l’INPS effettua verifiche periodiche per accertare la persistenza dei requisiti sanitari. La domanda si presenta telematicamente sul portale INPS.

Congedo matrimoniale

Ai lavoratori subordinati neo-sposi viene concesso uno speciale permesso di lavoro definito “congedo matrimoniale”. In caso di matrimonio o unione civile i lavoratori possono usufruire di un permesso della durata complessiva di 15 giorni effettivi (sabati e domeniche compresi, quindi non lavorativi), non frazionabili. Tale periodo inizia a partire dal giorno del matrimonio o unione civile, anche se in alcuni casi viene concesso entro i 30 giorni successivi alla data stessa.

Durante il congedo matrimoniale i lavoratori dipendenti hanno diritto alla propria retribuzione ordinaria, esattamente come se avessero effettuato una normale giornata lavorativa.

Permessi ex festività

I lavoratori hanno diritto per legge a dei permessi retribuiti chiamati “permessi ex festività”.

Le ex festività sono giornate che in passato erano considerate festive e che oggi non lo sono più.

I permessi a esse relativi possono essere goduti dal lavoratore durante l’anno solare in cui sono maturati o, se non goduti, vanno retribuiti in busta paga con il nome di “ex festività non godute”.

A questa lista appartengono:

  • La Festa del Papà (19 marzo)
  • L’Ascensione di Gesù (data variabile, 40 giorni dopo Pasqua)
  • La Festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno)
  • Il Corpus Domini (data variabile, 60 giorni dopo Pasqua)
  • La Festa dell’Unità Nazionale (4 novembre)

Per riassumere questa prima parte di tipologie di permessi di lavoro abbiamo preparato per voi una tabella:
Tabella riassuntiva delle tipologie di permessi di lavoro tra cui Permessi per malattia, congedo matrimoniale, permessi per motivi famigliari, ex festivitàCome viene calcolata la retribuzione durante i permessi?

La retribuzione dei permessi retribuiti è calcolata sulla base della retribuzione ordinaria del lavoratore, includendo la paga base, gli scatti di anzianità e le indennità fisse. Non vengono generalmente inclusi premi di produzione o straordinari. I permessi retribuiti sono soggetti ai normali contributi previdenziali e assistenziali, nonché alle ritenute fiscali. Dal punto di vista contributivo, i periodi di permesso sono equiparati alla normale attività lavorativa. Per i permessi non retribuiti, invece, non si applicano né contributi né ritenute, ma tali periodi possono influire sul calcolo dell’anzianità di servizio e sui ratei di tredicesima.

Permessi per visite mediche

In base a quanto previsto dai vari CCNL, anche i controlli medici possono prevedere il diritto a dei permessi di lavoro per i lavoratori. Per il dipendente che debba sottoporsi a visite mediche o terapie, sia generiche che specialistiche, possono essere concessi, in base a contratti collettivi e alle prassi tenute in azienda:

  • dei permessi retribuiti: in questo caso è necessario che il dipendente presenti una certificazione medica che accerti tipo di visita e orario in cui è stata eseguita
  • dei permessi non retribuiti

Alcuni CCNL, inoltre, arrivano anche ad indennizzare il tempo utilizzato per recarsi sul luogo di svolgimento della visita.

Se il dipendente è assente dal lavoro per visite mediche o per terapie ospedaliere in regime di day hospital, questo tipo di assenza riceve lo stesso trattamento delle assenze per malattia. Lo stesso trattamento delle assenze per malattia vale anche se il lavoratore deve assentarsi per effettuare cicli di cura ripetuti nel tempo.

Permessi per lutto

Il permesso lavorativo per lutto è un tipo di congedo opzionale che permette ai dipendenti, ai quali è venuto a mancare il coniuge, un convivente o un familiare, di usufruire fino ad un massimo di 3 giorni all’anno di permessi retribuiti. Perché il permesso possa essere concesso, la persona deceduta deve ricadere all’interno del 2°grado di parentela.

Il permesso di lavoro per lutto ha effetto solamente durante i giorni lavorativi, quindi nel calcolo non rientrano i giorni festivi di riposo. La legge prevede che il termine massimo per l’utilizzo del permesso sia di 7 giorni dal decesso del parente entro il secondo grado. Il permesso retribuito per lutto  può essere richiesto per il decesso di:

  • Il coniuge (1° grado)
  • un genitore (1° grado)
  • un figlio (1° grado)
  • un fratello o una sorella (2° grado)
  • un nonno (2° grado)
  • un nipote (2° grado)

Per richiedere il permesso per lutto, il dipendente deve informare in maniera tempestiva il datore di lavoro e inviare la documentazione certificata relativa al decesso del parente, indicando quanti giorni di permesso intende utilizzare.

Permessi per donazione di sangue

Chi effettua donazioni di sangue ha diritto a una giornata di riposo retribuita per ogni donazione effettuata, come previsto dalla normativa vigente. Il permesso è riconosciuto sia ai donatori di sangue intero sia ai donatori di plasma e piastrine. Il lavoratore deve presentare al datore di lavoro la documentazione rilasciata dal centro trasfusionale che attesti l’avvenuta donazione.

Permessi ROL

L’acronimo di permesso ROL sta per “Riduzione dell’Orario di Lavoro”. Costituiscono la tipologia di permesso di lavoro più comune. Maturano ogni mese secondo quanto stabilito dal contratto collettivo di riferimento, che possono disciplinare la una riduzione dell’orario di lavoro su base annua, definendo così l’ammontare di R.O.L spettanti ad ogni lavoratore.

In linea generale, il quantitativo di questi permessi varia a seconda della qualifica, dell’anzianità di servizio e dell’orario di lavoro del dipendente. Di norma, in ogni caso, i permessi R.O.L spettano solamente ai lavoratori caratterizzati da orario di lavoro full-time.

Per capire quanti ROL un dipendente ha a disposizione basta leggere la busta paga: sul documento vengono indicati i permessi maturati fino al mese in questione, quelli goduti e i residui (allo stesso modo in cui vengono mostrate le ferie non godute).

👉 Oppure questo focus “Ferie non godute tassazione: come si calcola e dettagli [+ Video-Articolo]”.

Permessi per studio

Il diritto allo studio è tutelato dalla Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori). I lavoratori studenti hanno diritto a permessi retribuiti per sostenere esami universitari o completare percorsi di istruzione primaria e secondaria, fino a un massimo di 150 ore annue. I permessi coprono sia le ore di frequenza dei corsi sia quelle degli esami. Alcuni CCNL prevedono condizioni migliorative. Chi ha almeno 5 anni di anzianità può inoltre richiedere un congedo per la formazione (non retribuito) fino a 11 mesi nell’arco della vita lavorativa.

Permessi sindacali e per cariche pubbliche

I rappresentanti sindacali e i lavoratori con cariche sindacali hanno diritto a permessi specifici per svolgere le proprie funzioni, regolamentati dalla Legge n. 300/1970 e dai contratti collettivi. I lavoratori eletti a cariche pubbliche (consiglieri comunali, provinciali o regionali) hanno diritto a permessi retribuiti per ogni seduta del consiglio, oltre a un monte aggiuntivo di 24 ore mensili per le attività legate all’incarico. Chi svolge funzioni presso i seggi elettorali (scrutatori, presidenti di seggio) ha diritto all’assenza retribuita per tutta la durata delle operazioni.

Congedo parentale

Per congedo parentale si fa riferimento ai periodi di tempo previsti dalla legge che consentono ai lavoratori e alle lavoratrici di assentarsi dal lavoro per prendersi cura dei propri figli nei loro primi mesi di vita.

Nell’insieme dei congedi parentali rientrano anche tutte le misure a sostegno della paternità e della maternità, che vanno dalle maggiori tutele per i riposi concessi alla madre lavoratrice fino ai trattamenti economici come l’assegno di maternità. Queste misure includono anche le tutele garantite al padre nel caso in cui debba gestire da solo il neonato senza la presenza della madre.

I congedi parentali rientrano nell’insieme dei permessi retribuiti.

Il datore di lavoro può negare un permesso?

In linea generale, il datore di lavoro non può negare i permessi previsti dalla legge o dal CCNL quando il lavoratore soddisfa i requisiti richiesti. Può tuttavia concordare le modalità di fruizione per limitare il disagio organizzativo. Per i permessi ROL, il datore può richiedere un preavviso minimo (solitamente 24–48 ore per i permessi ordinari). Per i permessi Legge 104, il rifiuto è illegittimo se i requisiti sono rispettati. Il datore ha invece la facoltà di verificare la veridicità delle motivazioni addotte, nel rispetto della privacy del lavoratore.

Elementi di successo per la gestione dei permessi di lavoro

Per una gestione dei permessi efficace e semplificata, puoi affidarti a diversi elementi, studiati appositamente per snellire il processo e facilitare la documentazione relativa a notifica, ricezione e approvazione delle richieste dei dipendenti.

Guida alla gestione dei permessi di lavoro

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Con questo vademecum, i responsabili diretti della gestione dei permessi scopriranno tutte le tecniche migliori per velocizzare e ottimizzare il processo.

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Nonostante sia un metodo efficiente e pratico, gestire le ferie tramite modelli Excel ha anche una serie di svantaggi. Ad esempio, non è possibile gestire automaticamente la richiesta delle ferie, né di integrare direttamente politiche aziendali personalizzate o sviluppare una reportistica relativa ai dati.

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Domande frequenti

Cosa sono i permessi di lavoro e come posso richiederli?

I permessi di lavoro sono autorizzazioni che consentono al dipendente di assentarsi per periodi specifici, mantenendo retribuzione e posto di lavoro come previsto dalla legge e dal CCNL. La richiesta va inoltrata seguendo le procedure definite dall’azienda, spesso tramite un portale per i dipendenti.

Il datore di lavoro è obbligato a concedere i permessi?

Sì, il datore di lavoro è tenuto a concedere i permessi previsti dalla legge e dal CCNL di riferimento. La concessione è subordinata alla corretta presentazione della richiesta da parte del dipendente, che deve rispettare le procedure e fornire la documentazione necessaria, se prevista.

Per cosa posso chiedere i permessi?

I permessi possono essere richiesti per varie motivazioni definite dalla legge e dai contratti collettivi, tra cui malattia, visite mediche, lutto o gravi motivi familiari, congedo matrimoniale, allattamento e per la riduzione dell’orario di lavoro (ROL).

Quanti permessi ha un lavoratore?

Il numero di permessi non è fisso, ma dipende dalla tipologia (es. lutto, ROL) e da quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato. Anche l’anzianità di servizio e la qualifica del dipendente possono influire sul totale a disposizione.

Dove posso trovare un modello per la richiesta di permessi?

Sebbene esistano modelli Excel, la gestione più efficiente avviene tramite un sistema centralizzato. Un Software gestionale aziendale All-in-one come Factorial, ad esempio, automatizza le richieste e le approvazioni, semplificando il processo sia per i dipendenti che per i manager.

Dopo anni di esperienza nel mondo dell'editoria digitale e delle start-up, attualmente vive a Barcellona, dove è copywriter per Factorial e crea contenuti per il mercato italiano. Appassionata di scrittura e letteratura, non potrebbe mai vivere senza viaggiare e senza il suo gatto.

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