Il congedo parentale è un diritto riconosciuto ai genitori lavoratori che consente di assentarsi dal lavoro nei primi anni di vita del figlio, o dopo il suo ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento, per dedicarsi alla cura del minore.
Nel 2026 il tema torna al centro dell’attenzione per effetto di alcune novità introdotte dalla Legge di Bilancio, che hanno rivisto alcuni aspetti della normativa vigente, soprattutto per i lavoratori dipendenti.
Vediamo, quindi, come funziona chi può richiederlo e come è cambiato.
- Che cos’è il congedo parentale
- Quali sono le novità del 2026 introdotte per il congedo parentale (+E-book)
- A chi si rivolge il congedo parentale
- Congedo di maternità
- Congedo di paternità
- Come richiedere il congedo parentale
- Come gestire le richieste di congedo parentale
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Che cos’è il congedo parentale
Il congedo parentale è un periodo di astensione dal lavoro riconosciuto a entrambi i genitori per prendersi cura del figlio nei primi anni di vita.
È disciplinato dal Decreto Legislativo 151/2001, il cosiddetto Testo Unico sulla maternità e paternità, e rappresenta un diritto individuale del lavoratore, che non può essere negato dal datore di lavoro se richiesto nel rispetto delle regole previste.
Diversamente dal congedo di maternità o dal congedo di paternità obbligatorio, il congedo parentale è facoltativo: spetta cioè al genitore decidere se usufruirne, quando e per quanto tempo.
Nel dettaglio, può essere fruito:
- in modo continuativo;
- in maniera frazionata a giorni;
- in molti casi anche su base oraria, secondo quanto previsto dal contratto collettivo o dalla normativa applicabile.
Dal punto di vista economico, il periodo è generalmente indennizzato dall’INPS con percentuali diverse a seconda del momento di utilizzo e dei requisiti.
Quali sono le novità del 2026 introdotte per il congedo parentale (+E-book)
Fino al 2025 il diritto poteva essere esercitato entro i 12 anni del figlio, dal 2026 il limite sale a 14 anni. La principale novità introdotta dal 1° gennaio 2026 riguarda infatti l’estensione del limite temporale entro cui i lavoratori dipendenti possono utilizzare il congedo parentale. Lo stesso criterio vale per adozioni e affidamenti: il termine decorre dall’ingresso del minore in famiglia, con il limite massimo della maggiore età.
È importante però sottolineare che la novità dei 14 anni introdotta nel 2026 riguarda solo i lavoratori dipendenti. Per gli iscritti alla Gestione Separata restano in vigore i limiti precedenti, cioè la fruizione entro i 12 anni del figlio.
Nel 2026 viene inoltre confermato il sistema rafforzato di indennità, già previsto nel 2025, ovvero:
- tre mesi complessivi indennizzati all’80% della retribuzione, se fruiti entro il sesto anno di vita del figlio, nei casi previsti dalla normativa;
- gli ulteriori periodi restano normalmente indennizzati al 30%, salvo eventuali condizioni reddituali o previsioni migliorative del contratto collettivo.
Resta invece invariato il limite massimo complessivo di 10 mesi tra i due genitori, elevabile a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo.
A chi si rivolge il congedo parentale
Al congedo parentale possono accedere, con regole differenti:
- lavoratori dipendenti del settore privato;
- dipendenti pubblici;
- iscritti alla INPS;
- alcune categorie di lavoratori autonomi.
Il diritto spetta anche:
- ai genitori adottivi;
- ai genitori affidatari;
- ai genitori single.
Congedo di maternità
Ben diverso rispetto al congedo parentale è il congedo di maternità. In questo caso si tratta di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, riconosciuto dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e previsto per tutte le lavoratrici dipendenti.
Queste ultime hanno diritto ad assentarsi a partire dai 2 mesi prima della data presunta del parto e fino a 3 mesi dopo la data effettiva del parto.
I cinque mesi di astensione obbligatoria possono essere gestiti anche in maniera flessibile. Ad esempio, la lavoratrice può decidere di prendere tutti i 5 mesi di maternità direttamente dopo il parto.
Inoltre, la legge riconosce un’indennità economica alla lavoratrice in maternità che è a carico dell’INPS e pari all’80% della retribuzione normalmente corrisposta alla lavoratrice.
Congedo di paternità
Il congedo parentale non va confuso neanche con il congedo di paternità obbligatorio per il padre.
Anche questo è disciplinato dal D.Lgs. 151/2001. Si tratta di un congedo obbligatorio della durata di 10 giorni e rivolto al padre del bambino.
Quest’ultimo può decidere di richiederlo e di fruirne anche in maniera frazionata a partire dai due mesi precedenti alla presunta nascita del bambino e fino ai 5 mesi successivi.
I 10 giorni obbligatori di congedo parentale per il padre sono retribuiti. L’indennizzo previsto è pari al 100% della retribuzione. Inoltre, è bene sapere che in caso di parto plurimo la durata del congedo obbligatorio passa da 10 a 20 giorni interamente retribuiti.
Come richiedere il congedo parentale
Formalmente, le domande di congedo parentale vanno presentate collegandosi al portale dell’INPS e utilizzando i relativi servizi telematici. Il lavoratore per accedere ai servizi ha bisogno dello SPID (identità digitale).
Sull’argomento è bene sapere che la domanda può essere presentata anche il giorno stesso (o in anticipo) rispetto al periodo di fruizione del permesso.
Tuttavia, non è ammessa la presentazione della domanda retroattiva, dopo cioè aver fruito di uno o più giorni.
Attenzione inoltre al fatto che nell’indicare i periodi di congedo i giorni festivi vanno conteggiati ugualmente. Quindi la domenica o altre festività valgono comunque come giorno di congedo.
Oltre alla parte formale, nell’ottica di un’efficace gestione del tempo in azienda, dei turni di lavoro e in generale delle assenze e dei permessi, è bene che un’azienda si affidi a strumenti che permettano ai dipendenti di comunicare l’assenza utilizzando moduli cartacei o appositi software per la gestione delle ferie e dei permessi.
Pertanto, da un lato la richiesta di congedo deve necessariamente passare per i canali INPS. All’ente infatti spetta il compito di prendere in carico la richiesta e di provvedere con gli indennizzi prestati.
Dall’altro lato, chiaramente anche l’azienda ha bisogno di sapere i periodi in cui il lavoratore o la lavoratrice sarà assente, gestendo quindi l’assenza allo stesso modo in cui il dipendente è assente per ferie, o per altre tipologie di permesso.
Come gestire le richieste di congedo parentale
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Domande frequenti relative al congedo parentale
Come funziona l’indennità del congedo parentale nel 2026?
Il congedo parentale prevede un’indennità pari al 30% della retribuzione. Tuttavia, la normativa vigente conferma la misura rafforzata che prevede un indennizzo all’80% per un massimo di 3 mesi complessivi tra i genitori, se fruiti entro i 6 anni di vita del bambino.
Fino a che età del figlio si può richiedere il congedo parentale nel 2026?
Per i lavoratori dipendenti, a partire dal 1° gennaio 2026 il limite di età del figlio entro cui poter fruire del congedo parentale è stato elevato a 14 anni (rispetto ai 12 anni previsti fino al 2025).
Quanti mesi di congedo parentale si possono richiedere?
In linea generale, i genitori lavoratori dipendenti hanno diritto a un periodo complessivo di massimo 10 mesi tra entrambi, che possono salire a 11 mesi nel caso in cui il padre fruisca di almeno 3 mesi di congedo.
Come e quando va presentata la domanda di congedo parentale?
La domanda telematica va inoltrata all’INPS prima dell’inizio del congedo (anche il giorno stesso). Al datore di lavoro va invece comunicato un preavviso scritto secondo i termini del CCNL applicato (di norma 5 giorni prima per il congedo a giorni e 48 ore prima per quello su base oraria).

