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Separazione vita-lavoro, ricerca Factorial: 3 italiani su 4 vorrebbero “staccare mentalmente” dal proprio impiego

  • In Italia, il 76,8% dei lavoratori dichiara di aver sentito nell’ultimo anno il bisogno di prendere le distanze dal lavoro per tutelare il proprio benessere mentale.
  • Secondo lo studio di AstraRicerche per Factorial, oltre la metà degli intervistati si sente emotivamente distante dalla propria occupazione, con un picco superiore al 60% tra i 18-29enni.
  • Il sovraccarico operativo, la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro e la pressione psicologica spingono quasi 6 lavoratori su 10 a prevedere comportamenti di disconnessione durante l’anno, mentre l’AI emerge come possibile alleata per ridurre stress e rischio burnout.

Roma, 20 gennaio 2026 – L’inizio del nuovo anno porta con sé tradizionalmente nuove energie e propositi positivi. Tuttavia, per molti italiani il rientro al lavoro dopo le festività natalizie coincide con un aumento di stress e ansia. Il lavoro, infatti, pesa sempre di più sulla sfera mentale ed emotiva delle persone, con 3 lavoratori su 4 che hanno dichiarato di aver sentito nell’ultimo anno il bisogno di “staccare mentalmente” dal lavoro, scindendolo dalla propria vita privata. In questo scenario poco incoraggiante, la tecnologia emerge come una possibile via d’uscita: quasi l’80% dei lavoratori ritiene importante poter delegare alcune attività alla tecnologia per ridurre il carico mentale quotidiano, segno di una domanda diffusa di supporto più che di sostituzione. A rivelarlo è uno studio condotto da AstraRicerche per Factorial, piattaforma di All-in-One per la gestione aziendale, che ha effettuato più di 1000 interviste a un campione di lavoratori fra i 18 e i 65 anni di età per indagare quanti italiani sentono il bisogno di prendere le distanze dal proprio lavoro. 

In questo contesto, Factorial presenterà le proprie novità durante l’AI Festival del 21-22 gennaio presso l’Università Bocconi, mostrando come la tecnologia possa rappresentare una leva strategica per mantenere i talenti e focalizzarsi sulle attività che generano maggior valore.

L’ORIGINE DEL DISTACCO EMOTIVO

La causa di questa volontà di “dissociarsi” dal proprio lavoro? Non la mancanza di motivazione, ma il sovraccarico: a generare il bisogno di distanza sono soprattutto il carico di lavoro eccessivo (42%), la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro (36,7%) e la pressione psicologica (34,1%), segno di un’organizzazione del lavoro sempre più faticosa sul piano mentale. Questo insieme di fattori provoca un progressivo distaccamento emotivo dal lavoro, con la metà degli intervistati che si sente abbastanza, molto o completamente distante dalla propria occupazione. Un fenomeno ancora più marcato tra i giovani, sintomo di un diverso approccio professionale delle nuove generazioni: oltre il 60% dei 18-29enni ha dichiarato una distanza emotiva significativa. Il disagio non risparmia nemmeno chi ricopre ruoli di responsabilità. Quadri, dirigenti e soci lavoratori segnalano più frequentemente carichi di lavoro eccessivi e difficoltà di bilanciamento vita-lavoro. Non sorprende quindi che quasi il 70% di chi ha ruoli apicali abbia pensato almeno una volta di ridurre il proprio coinvolgimento professionale.

“Questa ricerca restituisce un segnale che non può essere ignorato: il distacco emotivo dal lavoro non nasce da una mancanza di impegno, ma da carichi operativi sempre più insostenibili,” dichiara Jordi Romero, CEO di Factorial. “La tecnologia può e deve diventare un alleato concreto per ridurre la complessità quotidiana, liberare tempo ed energie e aiutare le persone a ritrovare un rapporto più sano con il lavoro. È questo l’approccio che portiamo avanti in Factorial e che stiamo raccontando anche all’AI Festival dell’Università Bocconi, dove presentiamo soluzioni pensate per semplificare i processi e rimettere al centro il valore umano del lavoro.”

PROSPETTIVE PER IL 2026

Guardando al futuro, le aspettative dei lavoratori non appaiono rassicuranti: solo il 20,8% pensa che il proprio rapporto emotivo con il lavoro migliorerà, mentre il 25,9% teme un peggioramento. In definitiva, il rischio di un ulteriore distacco è percepito come concreto e vicino: quasi 6 lavoratori su 10 ritengono probabile adottare nei prossimi 12 mesi comportamenti di disconnessione mentale, emotiva o operativa; il 10% li considera molto probabili, con un picco tra le donne 30-39enni (70%). Una tendenza trasversale anche a livello territoriale, con una maggiore negatività nel Nord-Ovest. Osservando la dimensione aziendale, presso quelle medie e grandi è del 27%, lievemente superiore a quanto rilevato presso le aziende piccole (24%).

LA TECNOLOGIA COME ALLEATO

In particolare, intelligenza artificiale e tool di automazione sono indicati dal 63,6% degli intervistati come strumenti utili a ridurre lo stress lavorativo. La percentuale sale al 76% tra i 18-29enni e al 75% tra i manager, a dimostrazione di una consapevolezza diffusa del valore dell’AI. Questi strumenti sono chiamati soprattutto a liberare tempo ed energie: i lavoratori vorrebbero automatizzare in primis i task ripetitivi (36,2%), la gestione documentale (29,7%), la burocrazia (28%), le riunioni inutili (27,9%) e le e-mail semplici ma numerose (26,4%), per tornare a concentrarsi sulle attività a maggior valore. Un beneficio atteso non solo dal punto di vista produttivo, ma anche umano. Infatti, dall’automatizzazione ci si aspetta soprattutto meno stress mentale e minore rischio di burnout (38%), insieme a maggiore efficienza (37,5%) e a un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata (29,9%), configurando la tecnologia come uno strumento di riequilibrio del rapporto con il lavoro.

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