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tecnostress definizione

Come evitare il tecnostress durante il lavoro da remoto

Coniato negli anni ’80, il termine tecnostress è diventato più rilevante che mai. Soprattutto a causa della crisi del Covid-19, il rapporto tra uomo e tecnologia può diventare fonte di conflitto che incide negativamente sulla salute.

Di per sé, il concetto di tecnostress è stato adottato da diversi specialisti in salute mentale e psicologia sociale. Evidenzia le conseguenze negative sul benessere personale ma soprattutto sul benessere delle persone sul lavoro.

Sia l’invasione delle tecnologie dell’informazione che la mancanza di conoscenze per gestirle, si combinano a scapito delle prestazioni lavorative, danneggiando i livelli di produttività sul lavoro.

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Tecnostress: definizione

In generale, c’è consenso tra gli specialisti nel definire il tecnostress come un fenomeno sanitario sperimentato dagli utenti degli strumenti e delle piattaforme delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).

Nello stesso senso, ci sono due varianti di tecnostress che al massimo possono essere combinate. Da un lato, abbiamo poche capacità o conoscenze sugli strumenti tecnologici che possono generare frustrazione in ambito professionale.

D’altra parte, ed è ciò che accade più frequentemente, la sovraesposizione alla tecnologia può essere invasiva in tutti gli aspetti della vita. Quest’ultimo è il più comune e quello che è stato osservato dalla comparsa dei social network.

Allo stesso modo, all’interno del fenomeno del tecnostress ci sono i cosiddetti fattori di stress. Cioè, fonti di stress associate che fanno emergere questo problema nella vita di chi ne soffre. Secondo un report di Frontiers in Psychology, si possono elencare i seguenti:

  • Uso eccessivo: il sovraccarico di stimoli e richieste di lavoro fornendo maggiori e migliori risultati nel minor tempo possibile.
  • Invasione: quando non c’è divisione tra vita personale e vita professionale a causa dell’accessibilità della tecnologia.
  • Complessità: l’uso delle nuove tecnologie o di quelle di cui si ha poca conoscenza e formazione, genera sentimenti di incompetenza.
  • Insicurezza: l’ascesa dell’automazione, della robotizzazione e dell’uso dell’intelligenza artificiale, fa temere ai lavoratori per la loro continuità lavorativa.
  • Incertezza: il costante aggiornamento e le nuove esigenze legate alla tecnologia, disturbano gli utenti.

Quali sono i sintomi del tecnostress

Poiché non stiamo parlando di una “malattia” o di una specifica condizione di salute, non esiste come quadro sintomatico. Ma sì, possiamo differenziare gli effetti nel breve, medio e lungo termine che provoca il tecnostress.

In generale, il principale fattore di differenziazione è ciò che è noto come “intossicazione” dall’eccesso di informazioni. Si tratta del disagio spesso associato alla sofferenza di alti livelli di ansia per la realtà e per il futuro, a causa del consumo o dell’esposizione a livelli elevati di informazioni che superano la capacità della persona di elaborarle.

Queste informazioni possono provenire da fonti esterne non legate al lavoro, come i social network, oppure può essere la combinazione del sovraccarico di attività lavorative che devono essere eseguite o comunicate attraverso piattaforme digitali.

Tipi di tecnostresss

Ci sono tre diverse classificazioni quando si considera la sofferenza del tecnostress che possono essere classificate in tre grandi ramificazioni che sono misurabili anche in termini di medicina del lavoro.

  • Tecno-ansia: è una spiacevole attivazione nervosa associata a resistenza o addirittura avversione all’uso della tecnologia o addirittura a parlarne.
  • Tecnofatica: influenza la capacità delle persone di prendere decisioni senza fare affidamento su strumenti informatici. È strettamente correlato all’uso di Internet e dei social network. Può causare irritabilità e rabbia e persino dolori muscolari.
  • Tecnodipendenza: associata alla necessità urgente e incontrollabile di utilizzare strumenti o tecnologie per ricevere informazioni. È ciò che è comunemente noto come FOMO (fear of missing out) o “paura di perdere qualcosa”, in italiano.

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Cause del tecnostress

Tecnostress è considerata una condizione moderna, tipica dei nostri tempi. La sua apparizione è attribuita alla scarsa capacità di risposta umana al volume di stimolazione generato dalle TIC, in particolare da Internet.

La causa principale del tecno-stress è la costante evoluzione e aggiornamento delle piattaforme di comunicazione, che travolgono la capacità delle persone di assimilare (da un punto di vista biologico) ciò che accade a livello di attività neurale.

Tutto questo in base al presupposto che gli esseri umani non sono “progettati” per questo scopo e per questo sorgono risposte fisiologiche insoddisfacenti contro l’uso intensivo di questi strumenti. Questo si traduce direttamente nella mancanza di una formazione specifica per (nel caso delle generazioni più anziane) imparare ad usare questi strumenti.

Se a tutto ciò si aggiunge il significativo aumento del carico di lavoro generalizzato in tutte le mansioni indipendentemente dal grado o dal settore, il binomio provoca tecnostress che, a lungo termine, può tradursi in quello che è noto come “burnout” o stanchezza professionale, che si riflette in uno scarso rendimento lavorativo.

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Tecnostress durante telelavoro e smart working

Una delle principali cause del tecnostress nel telelavoro è l’invasione della privacy dei lavoratori o del loro tempo al di fuori dell’orario di lavoro, secondo la filosofia sbagliata per cui i dipendenti devono essere “sempre disponibili”.

Proprio quest’ultimo è diventato più palpabile negli ultimi mesi a causa della crisi causata dal Covid-19, che ha costretto alla digitalizzazione delle aziende, senza un’adeguata preparazione o protocollo.

Senza una leadership aziendale adeguata che possa mettere al primo posto il benessere e la soddisfazione dei lavoratori, è molto facile che le tecnologie dell’informazione basate sul lavoro diventino “agenti invasivi” della vita quotidiana.

Tanto che la legge sul telelavoro, recentemente sancita, stabilisce in un suo articolo l’obbligo per le aziende di garantire ai propri dipendenti il ​​cosiddetto “diritto alla disconnessione”. Insomma, riuscire a separare la propria vita professionale dal telelavoro pur essendo a pochi clic di distanza.

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Tecnostress e produttività

La produttività può essere intesa come il risultato dell’equazione in cui vengono misurati i risultati derivanti da un determinato compito, rispetto al tempo, allo sforzo e alle risorse richieste a un dipendente.

Per stabilire in quale stato si trova la produttività di un lavoratore, le valutazioni delle prestazioni vengono implementate dalle risorse umane. Naturalmente, maggiore è la produttività, maggiore è la probabilità che la valutazione dia risultati positivi.

Una delle aree in cui il tecnostress colpisce di più è proprio la produttività. Ma questo accade finché, come accennato in precedenza, l’interazione con la tecnologia supera o travolge la capacità di autogestione emotiva e cognitiva dei lavoratori. E anche quando riesce ad abbattere le barriere che separano il posto di lavoro dalla vita privata.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il modo in cui, a prescindere dalla professione, i lavoratori si rapportano alla tecnologia. In uno studio della Walden University, il 46% degli intervistati è esposto agli effetti del tecnostress sulla produttività e si considera dipendente dai telefoni cellulari.

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Como evitare il tecnostress

Questo dovrebbe essere un compito prioritario in qualsiasi azienda, indipendentemente dal fatto che si applichi una modalità di lavoro in ufficio, a distanza o mista. Tutelare la salute dei lavoratori e sviluppare piani che prevengano qualsiasi tipo di fenomeno che possa incidere sulla loro soddisfazione e sulle loro prestazioni, è qualcosa di cui non possiamo non tenere conto.

Alcune pratiche che puoi iniziare a implementare oggi sono:

  • Ottimizzare la comunicazione interna.
    Evitare completamente di connettersi con i nostri lavoratori fuori orario è vitale per prevenire lo stress tecnologico. Perché ciò accada, tutti i dipendenti e i team devono essere a conoscenza delle ultime notizie, il che significa avere un piano di comunicazione interna pertinente a questo scopo.
  • Scommetti sui programmi di training.
    A seconda del tipo di azienda ma soprattutto di quelle che si inseriscono nel campo della tecnologia, è consuetudine introdurre nuove piattaforme, strumenti e pratiche. È molto importante che i lavoratori siano debitamente informati e possano apprendere in modo appropriato l’utilizzo delle nuove tecnologie.
  • Aggiorna le politiche aziendali.
    È ideale optare per misure di sicurezza e igiene sul lavoro che, oltre a quelle previste dalla legge, includano l’utilizzo delle tecnologie informatiche al fine di avere una cultura aziendale a favore dell’integrità fisica, affettiva e psicologica dei lavoratori, dove l’uso delle TIC è debitamente standardizzato.

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Come gestire il tecnostress

La prima e fondamentale cosa che dovresti prendere in considerazione quando combatti il ​​tecnostress è che dovresti sapere se è davvero un problema nel tuo staff. Per questo, è essenziale che tu svolga un sondaggio  o test di motivazione al lavoro, che puoi svolgere dal tuo software hr o faccia a faccia con i tuoi dipendenti.

Una volta fatto questo e se, effettivamente, i tuoi dipendenti soffrono di tecnostress, puoi promuovere le seguenti misure nella tua azienda:

  • Elimina il multitasking.
    Sebbene abbia una buona reputazione, è dimostrato che non è possibile concentrarsi su più attività contemporaneamente e ottenere buoni risultati. È preferibile incoraggiare ciò che è noto come “focus profondo” o concentrazione profonda, su un compito particolare che viene completato nei tempi previsti e con i risultati attesi.
  • Applica e stimola il blocco del tempo.
    In relazione a quanto sopra, è un’ottima iniziativa per evitare riunioni inutili per disturbare le agende dei tuoi lavoratori e che, in questo modo, possano svolgere compiti in “time blocking” o orari di blocco. Ciò significa dedicare 2, 3 o 4 ore del giorno a un particolare progetto o scopo, senza interruzioni.
  • Monitora l’utilizzo dello schermo.
    Non si tratta di invadere la privacy dei lavoratori ma di sondare su quali piattaforme trascorrono più tempo e quanto di quel tempo può essere utilizzato in modi più efficienti, non solo per l’azienda, ma per se stessi.

Il tecnostress è potenzialmente un’enorme fonte di insoddisfazione lavorativa e frustrazione lavorativa nell’ambiente di lavoro. Tuttavia, ci sono diversi metodi per evitarlo e sviluppare meccanismi che ci aiutano a effettuare i nostri compiti con la tecnologia e non dipendere da essa.

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Questo articolo è disponibile anche in: Español

Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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