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Diritto alla disconnessione e smart working: come funziona in Italia e in UE

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Cos’è il diritto alla disconnessione? Come funziona in Italia? Ma soprattutto… qual è la situazione relativa ai dipendenti in smart working? Cerchiamo di capirne qualcosa in più.

In un mondo del lavoro sempre più digitalizzato e interconnesso, abbiamo sempre vicino a noi dispositivi che ci aiutano nella comunicazione, nella gestione dei documenti, nel controllo dello stato dei nostri progetti, nella gestione di ferie e permessi e chi più ne ha più ne metta. È chiaro che, in un contesto simile, il rischio di ricadere in una situazione di “over-comunication” sia molto elevato.

Le nuove possibilità di reperibilità costante e connessione totale hanno avuto un impatto straordinario in ogni realtà lavorativa. Hanno portato a facilitare lo scambio di informazioni fra colleghi e diversi reparti di un’azienda, semplificato i processi di recruiting, velocizzato moltissimi processi operativi e decisionali e sicuramente aumentato la nostra produttività. Quello che molti di noi non si sono mai chiesti, però, è quale possa essere il rovescio della medaglia.

In contrapposizione a tutti questi benefici, dipendenti e manager rischiano di vedersi intrappolati in un loop di continua comunicazione, rendendo difficile la separazione fra lavoro e vita privata. Fortunatamente, esistono dei contesti normativi che, soprattutto in questo nuovo contesto di smart working, tutelano i lavoratori favorendone e garantendone la disconnessione.

Quali sono le novità in merito al diritto alla disconnessione? Sono stati compiuti passi in avanti in Italia e in Europa? Lo smart working continua a essere una forma di lavoro molto utilizzata. Probabilmente anche la tua organizzazione continua a servirsene.

Tra i tanti aspetti organizzativi e logistici da mettere a punto quello del diritto alla disconnessione è un tema risolto solo parzialmente. Le domande che molti datori di lavoro continuano a porsi sono: “Il diritto alla disconnessione è garantito per legge?”. Oppure: Posso contattare un lavoratore in smart work fuori dall’orario di lavoro?”.

In questo approfondimento troverai risposta a questi ed altri potenziali dubbi sul tema. Scopriamo insieme cos’è il diritto alla disconnessione, perché la sua tutela sia di fondamentale importanza e quali scenari potrebbero aprirsi in un futuro paradigma lavorativo dominato dallo smart working.

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Cos’è il diritto alla disconnessione dei lavoratori?

Il diritto di disconnessione si riferisce in breve al diritto di dipendenti di disconnettersi dal lavoro e di non ricevere o rispondere a qualsiasi e-mail, chiamata, o messaggio al di fuori del normale orario di lavoro.

Nei luoghi di lavoro possono crearsi aspettative implicite o esplicite riguardo al controllo delle e-mail a casa e durante la notte, come così come durante i fine settimana e le vacanze, soprattutto da parte di manager e supervisori. Questo collegamento costante e la conseguente mancanza di riposo porta con sé importanti rischi psicosociali per i dipendenti, compresa l’ansia, la depressione e il burnout.

Il diritto alla disconnessione è stato pensato per stabilire dei confini marcati alle comunicazioni dopo l’orario di lavoro e per fornire ai dipendenti il diritto di non impegnarsi in alcuna attività lavorativa una volta a casa. Esso riguarda non solo il diritto di scollegarsi, ma anche quello di non essere rimproverati per non essersi connessi (o, al contrario, premiati per essere rimasti collegati quando si sarebbe potuto non farlo).

Il diritto alla disconnessione a livello legale, trova il primo riscontro in Francia nel 2016 all’interno della “Loi du Travail”. Questa legge ha introdotto l’obbligo, per le aziende di almeno 50 dipendenti, di regolamentare il tempo libero dei dipendenti assieme al divieto di inviare comunicazioni fuori dall’orario di lavoro. Dopo l’iniziativa francese, anche in Italia dal 2017 è stato introdotto il diritto alla disconnessione, così come in Spagna nel 2018 e ora altri Paesi, europei e non, stanno valutando di inserire il diritto alla disconnessione nel proprio ordinamento nazionale.

Per diritto alla disconnessione s’intende la possibilità di garantire per legge ai lavoratori in smart work, o lavoratori agili, di rendersi non reperibili a determinate fasce orarie. Idealmente un lavoratore dovrebbe avere il diritto di non rispondere a e-mail, telefonate e ogni tipo di richiesta in orari diversi da quelli di lavoro.  

La tematica non è stata adeguatamente affrontata in passato, o almeno, non lo è stata fin quando il fenomeno dello smart work era marginale. Oggi con ancora milioni di lavoratori impiegati da remoto e altrettanti in forme di lavoro ibrido il tema è quanto mai d’attualità.

È doveroso ricordare che la nota legge 81/2017 sul lavoro agile fu pensata proprio per garantire ai lavoratori: 

  • Un migliore equilibrio tra la vita privata e la vita lavorativa 
  • Maggiori opportunità di lavoro 
  • Parità di trattamento economico rispetto alle forme di lavoro ordinarie 

👉 Leggi l’articolo “Lavoro da remoto: la guida definitiva per lavorare a distanza”.

👉 Oppure “Lavorare in smart working: consigli per aumentare la produttività”.

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Diritto alla disconnessione in Italia

In Italia il diritto alla disconnessione non è ancora dettagliato come in Francia. L’unico riferimento è attualmente presente nella legge del 2017 sul lavoro agile che prevede espressamente che: «nel rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità, il lavoratore ha diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi».

Mentre nell’ordinamento francese la disconnessione è qualificata espressamente come un diritto, una simile previsione non c’è nel sistema italiano. Tuttavia, nonostante si tratti di un tema giovane, la disconnessione ha già conosciuto alcune esperienze applicative, dove cioè la disconnessione è stata regolamentata attraverso accordi collettivi aziendali.

Ora che ne abbiamo definito con più precisione il significato e l’importanza, è arrivato il momento di guardare alla situazione nel nostro Paese. Come funziona il diritto alla disconnessione in Italia?

In Italia, come accennavamo, il diritto alla disconnessione è stato introdotto per la prima volta con la legge 81/2017, la cosiddetta legge sullo smart working. L’articolo 19 della legge sullo smart working 2020 debba contenere delle “misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche del lavoro”. In questo caso, viene imposto che il tempo libero venga definito dal contratto ma non c’è indicazione di alcuna norma generale che funga da “quadro” per tutti i lavoratori in smart working.

Salta all’occhio che, seppur fattivamente presente nell’ordinamento, il diritto alla disconnessione non viene mai nominato come tale e che la sua applicazione ricada nella negoziazione individuale. Lasciando i termini relativi alla disconnessione all’accordo tra datore di lavoro e dipendente, la legge concede ampio respiro ad abusi e iniquità che possono essere perpetrati dal datore di lavoro. Oltre a questo, come detto, in Italia la norma riguarda solamente i lavoratori in smart working. Sarebbe opportuno invece avere una norma che estenda tale diritto a tutte le categorie di lavoratori e soprattutto a quelli ai quali, pur non lavorando in regime di smart working, viene richiesto un alto grado di reperibilità.

Alcune imprese italiane, già nel passato, si sono distinte per l’apertura a concedere tutele speciali ai propri dipendenti relativamente al diritto alla disconnessione ma così non accade per tutte le aziende indistintamente. Il recente avvento della pandemia ha risollevato fortemente la questione e non è da escludersi la futura introduzione di una nuova legge a riguardo.

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Il punto di vista del Garante della Privacy italiano

Il presidente del Garante per la protezione dei dati personali ha espresso un interessante punto di vista nella sua audizione del 13 maggio 2020 sulle “ricadute occupazionali dell’epidemia da Covid-19”.

Il presidente del Garante ha affermato come sia necessario assicurare “in modo più netto di quanto già previsto – anche quel diritto alla disconnessione, senza cui si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale”.

Oltre all’importante tema della tutela del tempo libero del lavoratore, il presidente del Garante si è soffermato anche sulla necessità di impedire ai datori di lavoro “un computer dotato di funzionalità che consentano al datore di lavoro di esercitare un monitoraggio sistematico e pervasivo dell’attività compiuta dal dipendente tramite, appunto, questo dispositivo”. In questo modo è stata ricalcata l’importanza non solo del diritto alla disconnessione, ma anche del prevenire gli eccessi nell’utilizzo del potere di controllo da parte del datore di lavoro.

Rischio di stress e abbassamento della produttività

Oltre a costituire un importante diritto a tutela del tempo libero del lavoratore, il diritto alla disconnessione per i dipendenti in smart working è di fondamentale importanza per prevenire l’insorgenza di problematiche o disturbi legati al lavoro.

La diminuzione o, in alcuni casi, la totale mancanza di separazione fra lavoro e vita privata comporta rischi gravissimi per la salute psicologica dei lavoratori. I principali danni causati possono essere:

  • Tecnostress: ovvero lo stress derivato da un utilizzo lavorativo incorretto delle nuove tecnologie, che porta a sovraccaricare i flussi di informazione generando ansia, insonnia e mal di testa.
  • Sindrome da burnout: ovvero un grave logorio psichico ed emotivo derivato dallo stress lavorativo che può sfociare in disturbi dissociativi, aggressività e svariate problematiche fisiche

Oltre ai rischi patologici della mancata disconnessione, l’eccessivo sovraccarico di informazioni e la costante necessità di mantenere un’elevata attenzione può tradursi in una drastica diminuzione della produttività individuale. Nella valutazione della performance del personale, è importante tenere a mente la stanchezza fisica e la demotivazione. Questi elementi, infatti, possono portare il lavoratore “iperconnesso” ad essere incredibilmente meno efficiente di un lavoratore più moderato.

Come impostare e valutare il diritto alla disconnessione nella tua azienda

Sei un dirigente o responsabile HR e vorresti regolamentare il diritto alla disconnessione nella tua azienda? Impostare una comunicazione basata sulla trasparenza è sempre il primo passo ma, se non sai da dove cominciare, ecco alcuni consigli pratici per implementare il diritto alla disconnessione in modo chiaro ed efficace per i lavoratori in smart working.

Definisci chiaramente limiti e motivazioni

Quando si incomincia un processo per l’introduzione del diritto di disconnessione in un luogo di lavoro, è importante assicurarsi che i dipendenti capiscano ciò che comporta. In breve, ha 3 elementi principali:

  • Il diritto di un dipendente a non svolgere attività lavorative al di fuori del normale orario di lavoro (o durante le ferie)
  • Il diritto a non subire alcuna conseguenze negativa per non averlo fatto
  • L’obbligo per gli tutti di rispettare il diritto alla disconnessione altrui (per esempio, non inviando email fuori orario)

Nonostante i primi due vengano quasi sempre facilmente rispettati, il terzo può venire facilmente trascurato (soprattutto dai manager). È importante, invece, farlo rispettare in quanto essenziale per assicurarsi che non venga attribuita ad un singolo dipendente tutta la responsabilità.

È altrettanto importante ricordare come il diritto alla disconnessione non implica un obbligo automatico. I dipendenti devono poter essere ancora in grado, volontariamente, di utilizzare gli strumenti di lavoro dopo l’orario in caso di esigenze particolari, purché tali circostanze siano state definite in precedenza.

Un altro aspetto rilevante riguarda la spiegazione del motivo per cui viene regolamentato il diritto alla disconnessione e quali sono i rischi se del non farlo.

Come abbiamo già detto, un collegamento costante con il lavoro e la conseguente mancanza di riposo può avere importanti implicazioni per la salute dei dipendenti e sul rendimento complessivo dell’azienda. Definire chiaramente il lo scopo principale è fondamentale per la sua attuazione. Al contrario, comunicare semplicemente che si tratta di un obbligo legale potrebbe far sì che dipendenti e manager vedano il diritto alla disconnessione come una mera necessità legale senza un vero significato.

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Definisci sia le cause che gli effetti del diritto alla disconnessione

Non ci sarebbe bisogno del diritto alla disconnessione se non ci fossero problemi organizzativi di fondo negli ambienti di lavoro. La maggior fonte di preoccupazione dei dipendenti è l’elevato carico di lavoro, che non sono in grado di svolgere durante la normale giornata lavorativa. Questo porta spesso molti quindi a lavorare ore aggiuntive (spesso non retribuite) per la necessità di essere collegati al lavoro.

Le cause principali vanno dalla pressione reale o percepita da parte dei manager, alla paura di perdere conversazioni importanti, passando per il timore che non rispondere alle mail dopo l’orario di lavoro o il fine settimana significherebbe una mancanza di impegno, influendo negativamente sulla loro carriera.

Al contrario, i dipendenti possono anche rimanere connessi se il comportamento viene adeguatamente ricompensato dal datore di lavoro. Il diritto alla disconnessione, certo, non può risolvere tutti i problemi organizzativi, ma è di sicuro un primo passo.

Analizza la situazione di partenza

Prima di implementare il diritto alla disconnessione dovresti iniziare con un’analisi della situazione in corso, scoprendo le abitudini di tutto il personale. Quante email vengono inviate fuori dall’orario di lavoro? Quante chiamate e altri messaggi? Ci sono differenze tra i diversi dipartimenti, o tra i diversi team? È una caratteristica costante, stagionale o legata a determinati eventi come il lancio di prodotti o servizi? Analizza tutti gli strumenti di comunicazione, e quindi email, telefonate e strumenti non ufficiali o privati come come WhatsApp e Slack. Sulla base di questi dati iniziali, potrai sviluppare una strategia adeguata a livello globale o adattarla ad ogni team o reparto.

Definisci con chiarezza l’orario di lavoro

Come abbiamo appena accennato, è possibile che la disconnessione influisca in modo diverso sui diversi reparti aziendali e che sia necessario sviluppare e concordare soluzioni diverse per i team che svolgono funzioni non paragonabili. Particolare attenzione dovrebbe essere data ai dipendenti che lavorano regolarmente con clienti o collaboratori in diversi fusi orari. Una chiara comunicazione tra i dipendenti e il datore di lavoro per definire quale siano l’orario di lavoro e i periodi di disponibilità e di riposo normali, è essenziale. Senza questo importante elemento, i dipendenti potrebbero non essere in grado di esercitare appieno il diritto, o potrebbero anche vederlo come controproducente e trovare il modo di aggirare le disposizioni.

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Educa e sensibilizza i manager in primo luogo sul diritto alla disconnessione

I manager giocano un ruolo cruciale nell’implementazione di qualsiasi diritto alla disconnessione, in particolare i dirigenti. Se un manager continua a inviare email dopo la fine della giornata lavorativa e si aspetta una risposta immediata dai componenti del suo team, questo influenzerà inevitabilmente il comportamento dei dipendenti nel rispettare il diritto alla disconnessione.

Al contrario, quando i manager ricevono una formazione adeguata sull’importanza del diritto di disconnettersi e sull’uso corretto degli strumenti di lavoro, possono garantire che la politica sia seguita sia dando il buon esempio e avviando conversazioni costruttive con i membri del loro team. Il tuo dipartimento delle risorse umane dovrebbe essere disponibile per fornire ulteriore supporto ai manager in caso di bisogno.

Crea un sistema di controllo adeguato

Nonostante decisioni drastiche, come lo spegnimento del server di posta elettronica aziendale fuori dall’orario di lavoro, possono forse essere controproducenti, ci sono altre soluzioni che possono essere integrate nella tua strategia di controllo del diritto alla disconnessione.

Fra questi, l’invio di promemoria automatici o messaggi di avvertimento agli utenti che cerchino di inviare email dopo l’orario stabilito e l’impostazione di ritardi programmati sulle email inviate di notte, e che quindi vengano consegnate solo al mattino. Le possibilità sono molteplici, ma sicuramente aggiungere degli incentivi al rispetto delle regole risulta importante.

Garantisci pari opportunità a tutti i lavoratori

Padri e madri hanno tradizionalmente più responsabilità per la famiglia e la casa rispetto ai lavoratori senza figli e potrebbero non essere in grado di rimanere connessi dopo la fine della giornata lavorativa normale, anche volendo.

Questo aspetto vale in particolare per le madri appena rientrate dalla maternità, per le quali il diritto alla disconnessione potrebbe avere un impatto positivo proporzionalmente maggiore rispetto ad altri dipendenti. Oltre a questo, i genitori possono anche avere bisogno di maggiore flessibilità oraria per poter lasciare il lavoro in anticipo ma di riconnettersi poi di notte, quando i loro figli dormono. È quindi importante avere una prospettiva di genere e di pari opportunità in mente quando si introduce un regolamento sul diritto alla disconnessione. Massimizzarne i benefici è importante, per evitare risvolti negativi e tutelare le responsabilità familiari di ognuno.

Comunica i cambiamenti in maniera tempestiva e costante

Come tutti i cambiamenti, anche l’introduzione di un regolamento per il diritto alla disconnessione necessita di tempo per essere assorbito. Comporta in molti casi un cambiamento culturale sia a livello individuale che organizzativo ed è importante gestire le risorse umane coinvolgendo tutti i dipndenti nello sviluppo e nell’implementazione di un nuovo modo di lavorare.

In quanto datore di lavoro o responsabile HR, dovresti sviluppare una strategia di comunicazione completa per informare i dipendenti prima dell’introduzione del progetto e durante il suo sviluppo, in modo che i dipendenti abbiano tempo di capire il contesto e le motivazioni del cambiamento. Una volta che la politica è stata adottata, una comunicazione è necessaria affinché i dipendenti ricordino quale sia la politica e quali le condotte di comportamento da adottare.

È importante che la comunicazione sia chiara e non abbia ambiguità sia nello scopo che nel metodo di attuazione. La comunicazione deve raggiungere tutti i livelli dell’azienda, dai nuovi assunti fino ai membri dirigenziali di alto livello. È importante inoltre ricordare a tutti regolarmente la politica riguardo il diritto alla disconnessione e la sua importanza.

Ecco alcuni suggerimenti per il diritto alla disconnessione dal lavoro:

1- Diritto alla disconnessione: Prima di andare, coordinati con i tuoi colleghi

Gran parte del lavoro che facciamo è supportato dalla collaborazione tra tutte le parti del team, è normale che quando manca un pezzo sorgano alcuni problemi. Prima di partire in vacanza, l’ideale è tenere un breve incontro con i colleghi per informarli delle attività che sono state completate, quelle in sospeso e qualsiasi altra informazione pertinente in modo che possano continuare a sviluppare la loro attività senza problemi.

Se tutto è ben organizzato prima di partire, ridurrai notevolmente le interruzioni durante le tue vacanze.

2- Lascia il tuo computer aziendale

Ricorda che il tuo computer appartiene alla società e che deve essere accessibile quando richiesto. È normale che dopo averlo usato per così tanto tempo si disponga di alcune informazioni personali che non si desidera condividere. Prima di partire, chiudi le sessioni sui social network, posta personale ed elimina qualsiasi file privato. Puoi mettere una password temporanea per condividerla con un compagno di squadra vicino o con il tuo capo.

Nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di un qualche tipo di informazione, può accedervi senza doverti disturbare durante la tua meritata vacanza.

3- Diritto alla disconnessione: Limitare la disponibilità in determinati momenti

Se temi che potrebbe esserci un lavoro importante che avrà bisogno del tuo aiuto anche quando sei fuori dall’ufficio, puoi comunicare ai tuoi colleghi l’intervallo di tempo in cui sarai disponibile. Ad esempio dalle 17:00 alle 18:00 o prima cosa al mattino. In questo modo, i tuoi colleghi possono avere un’aspettativa realistica su quando contattarti e avere una risposta.

4- Diritto alla disconnessione: Modalità non disturbare

Se hai un telefono aziendale, ti consigliamo di spegnerlo. Utilizzi il tuo? limita le chiamate di lavoro attraverso la modalità “Non disturbare” o in alcuni momenti della giornata se è proprio necessario. Se hai seguito i passaggi precedenti, i tuoi colleghi hanno tutti gli strumenti per essere autosufficienti. Non avranno bisogno del tuo aiuto per cercare file o informazioni. Non c’è niente che non possa aspettare qualche ora. Sei in ferie, e dovresti godertele a pieno.

5- Disinstalla slack, email o simili

La menzione tipica di tutti in slack, l’e-mail tipica con un argomento intrigante. Una delle 20 notifiche che hai ricevuto durante il giorno non ti fanno godere il tuo momento di disconnessione. Per qualsiasi cosa urgente, hanno già il tuo computer operativo, il tuo numero di telefono e la fascia oraria stabilita. Non c’è niente di più importante della tua vacanza.

Diritto alla disconnessione smart working: la situazione in Italia 

Il tema del diritto alla disconnessione inizia a essere affrontato grazie alla legge 81/2017. In principio la questione, seppur messa in evidenza dal legislatore, non fu adeguatamente affrontata. Leggendo il testo, infatti, si evince che non è presente alcun dettaglio in merito al diritto alla disconnessione

In altre parole, il legislatore riconosce ai lavoratori in smart work non solo il diritto al riposo ma anche la possibilità di scollegarsi dalle strumentazioni tecnologiche. Tuttavia, il testo non è specifico sul tema ma invita lavoratori e datori ad accordarsi sui tempi e le modalità.

L’arrivo della pandemia e la conseguente larga adozione del lavoro agile ha fatto emergere la necessità di norme specifiche che possano assicurare ai lavoratori maggiori tutele. Nel 2020 è dunque intervenuto il Garante della Privacy che ha nuovamente ribadito la necessità di assicurare il diritto alla disconnessione. 

A livello normativo inoltre è rilevante anche quanto contenuto nella più recente legge 61/2021, la prima a parlare chiaramente del diritto alla disconnessione come una necessità volta a garantire ai lavoratori i giusti tempi di riposo. 

Inoltre, sempre da questa legge si apprende che un lavoratore può decidere di spegnere lo smartphone o di disattivare le notifiche senza rischiare alcuna ripercussione sul posto di lavoro. Quanto detto implica che un lavoratore in smart work può non rispondere al datore di lavoro, a un superiore o a un collega. 

Successivamente alla legge 61 del 2021 ulteriori delucidazioni sono contenute nel: “Protocollo Nazionale sul Lavoro in modalità Agile”. Consultando il testo, nello specifico all’articolo 3, è possibile apprendere a che punto è oggi la situazione in Italia in merito al diritto alla disconnessione: il lavoro agile può essere diviso in fasce orarie e, in ogni caso, va individuata una fascia oraria in cui il lavoratore ha diritto a disconnettersi dai dispositivi. 

Come avrai notato, anche l’ultimo Protocollo Nazionale, non definisce un intervallo di tempo in cui il lavoratore ha diritto a disconnettersi, tuttavia impone che le parti si accordino individuando in quali orari il dipendente ha diritto a scollegare i dispositivi. 

In conclusione, si può affermare che sono stati compiuti rilevanti passi avanti. Dovrai quindi assicurare il diritto alla disconnessione dei dipendenti in smart working definendo delle fasce orarie

Smart working diritto alla disconnessione: la situazione in UE 

Passiamo ora ad analizzare come gli altri paesi dell’UE stanno affrontando il tema. Il primo aspetto da sottolineare è che in Europa, attualmente, il diritto alla disconnessione, non è riconosciuto allo stesso modo. Alcuni lavoratori sono più tutelati altri meno a seconda del paese il cui risiedono. 

In Europa non c’è quindi un’unica norma riconosciuta e applicata da tutti gli Stati membri. Tuttavia, non mancano inviti, proposte e raccomandazioni. L’obiettivo è arrivare a definire delle condizioni omogenee e applicabili su tutto il territorio europeo. Vediamo in dettaglio l’attuale situazione in Europa sul diritto alla disconnessione. 

Il quadro giuridico in UE 

A livello europeo possiamo fare riferimento alla Direttiva 2003/88/CE, anche conosciuta come direttiva sull’orario di lavoro. Si tratta di una direttiva generale valida anche per i lavoratori in smart work. Dal testo si apprende che: 

  • Ogni lavoratore non può lavorare più di 48 ore per settimana. 
  • Tutti i lavoratori hanno diritto a un minimo di 11 ore di riposo consecutive e almeno quattro settimane di ferie annuali e retribuite. 
  • I lavoratori genitori hanno diritto a misure come i congedi parentali, di maternità e di paternità.
  • I lavoratori hanno diritto a trascorrere le giornate lavorative in un ambiente sano e sicuro.

Questi punti fanno da base alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 21 gennaio 2021. È qui che la tematica del diritto alla disconnessione viene affrontata. In particolare, i parlamentari europei sono al lavoro su una proposta di legge che possa definire una volta per tutte il diritto alla disconnessione. 

L’obiettivo è garantire ai lavoratori tutti il diritto di non rispondere a telefonate, e-mail e messaggi al di fuori dell’orario di lavoro definito dal contratto. 

Siamo dunque in attesa che la proposta di legge si trasformi effettivamente in una legge e successivamente che gli stati la adottino. Quando tutto l’iter sarà completo si potrà effettivamente considerare tutelato il diritto alla disconnessione a livello nazionale ed Europeo. 

Alla luce di quanto visto finora e in attesa di una norma uguale per tutti gli Stati UE, i paesi stanno garantendo il diritto alla disconnessione in maniera diversa. Vediamo qual è attualmente la situazione: 

Smart working e diritto alla disconnessione in Germania 

In Germania, ad esempio, non c’è alcuna norma sul tema, tuttavia, il diritto sembra adeguatamente garantito grazie alle iniziative attuate delle imprese private, le quali tendono a garantire ai lavoratori la possibilità di scollegare smartphone, tablet e PC dalla rete Internet o comunque a non rispondere fuori dall’orario di lavoro. 

La mancanza di una legge sul diritto in Germania è oltre che coperta dall’iniziativa delle singole organizzazioni, anche da un dibattito politico sempre aperto che mantiene alta la consapevolezza riguardo l’assoluta necessità di garantire ai lavoratori in smart work il diritto a scollegare i dispositivi. 

In tal senso sottolineiamo le dichiarazioni di Katrin Langensiepen, deputata al Parlamento Europeo. Langensiepen evidenzia che garantire il diritto sia oggi una priorità per tutti i lavoratori. Manager o amministratori, ma anche insegnanti o medici che pur non lavorando da remoto, spesso si trovano a dover rispondere a messaggi e-mail il sabato o la domenica, aumentando il rischio di burnout e altre malattie associate al troppo lavoro.   

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Diritto alla disconnessione lavoro agile la situazione in Belgio 

Il Belgio è uno degli stati che ha introdotto per legge il diritto alla disconnessione. La norma è in vigore dal 1° febbraio 2022 e riguarda i soli dipendenti del Governo federale. La legge sancisce che nessun lavoratore può essere contattato al di fuori dell’orario di lavoro salvo motivi imprevisti o eccezionali. 

La legge inoltre specifica che nessuna azione può essere intrapresa contro coloro che non rispondono o non leggono un messaggio al di fuori dell’orario di lavoro. Il legislatore ha quindi voluto mettere in chiaro due punti. Il primo è invitare i datori di lavoro a non contattare un lavoratore al di fuori degli orari di lavoro. Il secondo è scongiurare qualsiasi tipo di azione da parte dei datori nei confronti di chi non risponde a un’e-mail o un messaggio. 

Restano esclusi i lavoratori privati, tuttavia, dal 2018 è presente una legge generica che invita i datori a tener presente il fatto che ai dipendenti deve essere garantito un corretto equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata

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Diritto alla disconnessione normativa in Francia 

Anche in Francia esistono norme a tutela del diritto alla disconnessione. In dettaglio si può fare riferimento all’Accordo Nazionale Interprofessionale raggiunto nel 2013. L’accordo ha come obiettivo quello di migliorare l’equilibrio tra la vita privata e la vita lavorativa ed è stato firmato da diverse organizzazioni sindacali e di rappresentanza dei datori di lavoro. 

In merito alla sola parte relativa al diritto alla disconnessione, l’accordo prevede che i datori si impegnino a esaminare caso per caso il modo in cui la tecnologia può intromettersi nella vita privata dei lavoratori e di regolare quindi modalità e tempi d’utilizzo di apparecchiature elettroniche. 

Non si tratta di una vera e propria legge ma di un suggerimento rivolto ai datori di lavoro, i quali sono invitati a individuare i periodi di tempo in cui il lavoratore può scollegarsi dalla rete Internet. C’è da dire che la norma è considerata poco consistente dalle parti sociali, le quali suggeriscono norme più stringenti. 

💡Garantire un ambiente che supporti il benessere aziendale è fondamentale per la produttività, ma anche per limitare l’insorgere dello stress da lavoro, il rischio di infortuni sul lavoro ed episodi di mobbing e bullismo.

Diritto alla disconnessione legge in Spagna 

Il diritto alla disconnessione è riconosciuto dalla giurisdizione spagnola. La legge è contenuta in un più ampio pacchetto di leggi che in generale tutelano il diritto alla protezione dei dati. 

Anche in questo caso la legge invita le parti sociali a stipulare contratti collettivi, settoriali o aziendali, che tengano conto del diritto alla disconnessione dei lavoratori. Di conseguenza il datore di lavoro è tenuto ad attuare una politica aziendale che tenga conto del diritto. È compito dei rappresentanti dei lavoratori raggiungere un accordo che possa tutelare al meglio i dipendenti anche coloro che ricoprono una posizione dirigenziale. 

Sono inoltre promosse azioni di sensibilizzazione e di formazione che possano aumentare la consapevolezza riguardo come usare con criterio gli strumenti tecnologici con il fine di preservare i lavoratori da un uso troppo prolungato di questi strumenti al di fuori dell’orario lavorativo. 

Risulta infine degno di nota la presenza di sanzioni nel caso in cui il datore non stipuli un accordo a tutela dell’equilibrio tra la vita privata e la vita lavorativa dei lavoratori. Il minimo che si rischia è una sanzione pecuniaria fino a 6.250 euro. 

Il massimo che si rischia è che oltre alla sanzione pecuniaria il datore si trovi a dover rispondere di aver provocato un danno al lavoratore nel caso in cui, quest’ultimo dovesse decidere di denunciare il superiore e dimostrare di essere stato colpito da burnout o altri problemi collegati allo stress da lavoro

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Lavoro agile diritto alla disconnessione la situazione in Irlanda 

L’ultimo Paese analizzato è l’Irlanda. Qui si può fare riferimento al Codice di Condotta (Code of Practice) sul diritto alla disconnessione. Questo codice è entrato in vigore nel 2021. Sono tre i pilastri su cui si fonda. 

Il primo pilastro sancisce il diritto di tutti i dipendenti subordinato a non dover lavorare al di fuori dell’orario di lavoro (salvo casi straordinari). Il secondo stabilisce il diritto dei lavoratori a non essere sanzionati nel caso in cui decidano di avvalersi del diritto alla disconnessione. E il terzo specifica che è un dovere del datore di lavoro rispettare il diritto di disconnessione del lavoratore. 

Sempre consultando il Codice di Condotta si apprende che l’Irlanda è uno stato favorevole all’adozione di forme di lavoro flessibile a condizione che venga riconosciuto il diritto alla disconnessione. 

I datori di lavoro in Irlanda sono quindi tenuti a confrontarsi con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori stessi al fine di definire una politica che tenga conto delle diverse esigenze dei lavoratori. Il diritto alla disconnessione in Irlanda riguarda tutti i lavoratori, non solo coloro in smart work.

È particolare infine notare che non tutti in Irlanda si sono dimostrati favorevoli al Codice. Secondo alcuni, estendere i diritti potrebbe causare dissuadere le aziende multinazionali a investire nel Paese. 

👉 Leggi l’articolo “Produttività del lavoro: 12 tecniche per misurarla e aumentarla in azienda”.

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Conclusioni  

Indipendentemente delle leggi garantire il diritto alla disconnessione è un ottimo modo per aumentare il benessere dei lavoratori impiegati da remoto. Le risorse da remoto notoriamente hanno meno opportunità di confrontarsi e di socializzare rispetto ai colleghi in ufficio. 

Incoraggiarle a concedersi momenti di svago e relax, farle sentire parte integrante dell’organizzazione, sono piccole attenzioni che ti aiutano a definire una sana e inclusiva cultura aziendale.

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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