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Gestione Finanziaria

Contributi previdenziali: cosa sono, come funzionano e le ultime novità

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9 minuti di lettura
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In qualità di datore di lavoro, la gestione dei contributi previdenziali è un obbligo fondamentale che impatta direttamente sul costo del lavoro e sulla tutela del personale.

Comprendere come si calcolano, le scadenze per i versamenti e le novità normative per il 2026 è essenziale per garantire la conformità ed evitare sanzioni.

Questa guida analizza in dettaglio gli obblighi contributivi per le aziende, fornendo un quadro aggiornato e completo.

Cosa sono i contributi previdenziali 

Il Codice civile all’articolo 2115 ci informa che gli imprenditori sono tenuti a versare i contributi ai lavoratori dipendenti, specificando che sono nulli gli accordi tra le parti quando prevedono metodi per sollevare da questo obbligo il datore.

Si tratta quindi di versamenti, non direttamente corrisposti al lavoratore dipendente, ma all’ente di previdenza, che permettono al lavoratore di accumulare un fondo di cui beneficerà una volta andato in pensione, sia questa di vecchiaia, per inabilità o anticipata.

Dovrai quindi versare i contributi all’INPS entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento. L’importo è calcolato sulla retribuzione lorda mensile del lavoratore.

In molti rapporti di lavoro subordinato del settore privato, l’aliquota contributiva complessiva si aggira intorno al 33% della retribuzione imponibile, ma il valore effettivo può variare in base al settore, all’inquadramento contrattuale e alla gestione previdenziale applicabile.

La persona dipendente può verificare l’importo dei contributi a suo carico consultando la busta paga alla voce “trattenute previdenziali”.

Quali sono i contributi previdenziali 

Esistono diverse tipologie di contributi previdenziali, ma non tutti sono a tuo carico. Alcuni vengono versati dall’ente di previdenza, altri sono totalmente a carico del lavoratore. Distinguiamo tutti i casi possibili.

Contributi obbligatori

Sono i contributi previdenziali di tipo classico. Come anticipato sei tenuto a versarne solo una parte e a cadenza mensile. Tutti i lavoratori subordinati ne beneficiano anche coloro con contratto part-time. Non rientrano i lavoratori autonomi, i quali provvedono di tasca propria al versamento dei contributi.

Contributi figurativi 

Questa particolare tipologia di contributi risulta versata dall’ente di previdenza, sono quindi contributi previdenziali INPS. Non sono né a tuo carico né a carico del lavoratore. 

L’ente accantona quindi una quota per ogni lavoratore da utilizzare quando quest’ultimo si trova a dover interrompere l’attività lavorativa. I contributi figurativi servono a coprire eventi quali:

  • Cassa Integrazione Guadagni (CIG)
  • Indennità di disoccupazione (NASpI)
  • Congedo di maternità e paternità
  • Infortunio sul lavoro e malattia professionale
  • Aspettative retribuite per funzioni pubbliche elettive
  • Congedi parentali
  • Mobilità
  • Servizio militare o civile

Contributi volontari

I contributi volontari, tra cui rientrano anche i contributi da riscatto o da ricongiunzione, sono totalmente a carico del lavoratore. 

Si tratta comunque di versamenti che hanno lo scopo o di aumentare il futuro importo della pensione o di ridurre gli anni residui per fare richiesta di pensionamento. 

Come verificare i versamenti

La persona dipendente può verificare in ogni momento lo stato dei versamenti tramite il proprio estratto conto contributivo, accessibile online dal portale dell’INPS. Come datore di lavoro, è buona prassi conservare e rendere disponibili le attestazioni di pagamento (modello F24) in caso di richieste. Il “Cassetto previdenziale” è lo strumento ufficiale per il controllo di questi dati

Calcolare i contributi previdenziali 

Per calcolare i contributi previdenziali da versare a ogni singolo lavoratore devi conoscere la retribuzione annua lorda (RAL) e la rispettiva aliquota contributiva.

L’aliquota che più incide è quella dei contributi pensionistici che è data da diversi fattori.

  • Il tipo e la tipologia di attività
  • il numero di dipendenti
  • l’inquadramento contrattuale del lavoratore 
  • Il fondo previdenziale del lavoratore

Una volta trovata l’aliquota per i fini pensionistici, dovrai sommare le altre aliquote assistenziali (IVS, NASpI, Fondo di Garanzia TFR, maternità, malattia, ecc.) che variano in base al settore di attività (inquadramento aziendale INPS), alle dimensioni dell’azienda e alla qualifica della persona dipendente.

contributi previdenziali calcolo

Come versare i contributi previdenziali

Dopo averli calcolati dovrai versare i contributi previdenziali ai tuoi dipendenti entro il sedicesimo giorno del mese successivo al pagamento della busta paga. 

Questa operazione, affidata a un commercialista esterno o al reparto contabilità interno all’azienda richiede di:

  • Calcolare l’importo dei contributi per ogni singolo lavoratore;
  • Trattenere in busta paga la quota contributiva a carico della persona dipendente;
  • Versare all’INPS, tramite modello F24, l’importo complessivo dovuto, comprensivo sia della quota trattenuta al lavoratore sia di quella a carico del datore di lavoro.

La procedura può essere portata a termine direttamente online utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia dell’Entrate. Le principali informazioni da inserire sono:

  • Il codice INPS 
  • Causale 
  • Numero matricola INPS del dipendente e dell’azienda 
  • Periodo di riferimento. 

La gestione di questi calcoli e adempimenti può essere complessa e richiedere molto tempo. Un software HR come Factorial automatizza il processo di elaborazione delle buste paga, calcolando automaticamente le corrette aliquote contributive e generando i dati necessari per la compilazione del modello F24. Questo riduce il rischio di errori e semplifica l’intero flusso di lavoro.

Contributi previdenziali e assistenziali: una netta differenza 

Tra contributi previdenziali e contributi assistenziali vi sono marcate differenze. I primi, come anticipato, li puoi pensare come un fondo che il lavoratore subordinato matura durante la carriera lavorativa.

Questo fondo viene poi utilizzato una volta che il lavoratore va in pensione, o per altri eventi: per la maternità o in caso di aspettative retribuite. Una parte di questi contributi vengono maturati anche grazie ai tuoi versamenti sulla busta paga del lavoratore.

Ben diverso è invece il discorso dei contributi assistenziali. Questi sono anch’essi obbligatori e versati dal datore di lavoro, ma finanziano prestazioni diverse dalla pensione, come l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), la malattia o la maternità. La differenza fondamentale risiede nella finalità: i contributi previdenziali costruiscono la futura pensione, quelli assistenziali forniscono una tutela immediata contro specifici rischi.

I contributi previdenziali non versati vanno in prescrizione? 

Merita di essere approfondito il tema della prescrizione e contributi previdenziali.

Per comprendere ogni dettaglio puoi fare riferimento alla legge 335/1995. Nello specifico l’articolo 3 al comma 9 è molto chiaro. Le contribuzioni previdenziali e assistenziali obbligatorie si prescrivono in cinque anni.

Questo significa che, trascorsi cinque anni, l’INPS non può più richiedere il versamento dei contributi omessi.

Bisogna però fare molta attenzione perché la questione è molto più complessa di così. 

Il primo aspetto da evidenziare è che se il lavoratore dovesse accorgersi del mancato versamento dei contributi previdenziali può denunciare l’accaduto. Così facendo i termini di prescrizione si allungano da 5 a 10 anni.

Inoltre, anche qualora l’obbligo cadesse in prescrizione il lavoratore può sempre chiedere il risarcimento del danno. Tale richiesta intima il datore al versamento dei contributi previdenziali restanti. A questo punto dovrai versare quanto dovuto e il rischio concreto è di incorrere in sanzioni civili, amministrative o penali a seconda di quanto grave il giudice ritenga l’inadempimento.  

Contributi previdenziali e regime forfettario: cosa sapere 

Diversamente da quanto previsto per i tuoi dipendenti, non devi versare alcun contributo ai lavoratori autonomi con P.Iva.

Pertanto se ti avvali delle prestazioni di un professionista esterno, indipendentemente se iscritto al regime ordinario o forfettario, l’onere contributivo è a carico di quest’ultimo.

Per i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA, l’onere contributivo dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza. Nel 2026, ad esempio, l’INPS ha confermato regole specifiche per Gestione Separata, artigiani e commercianti, con aliquote, minimali e massimali diversi a seconda del caso. Per questo non è corretto parlare di una percentuale unica valida per tutti.

Per quanto riguarda coloro in regime forfettario che non siano né artigiani né commercianti, il calcolo dei contributi è abbastanza semplice. L’importo è ottenuto moltiplicando il fatturato con il coefficiente di redditività (variabile a seconda dell’attività svolta). 

Artigiani e commercianti, invece, qualora titolari di P.IVA in regime forfettario, sono tenuti al versamento di contributi fissi calcolati su un reddito minimale, che per il 2026 è di 18.808 €. Sull’eventuale reddito eccedente si applica un’aliquota percentuale. Gli importi esatti e le aliquote aggiornate sono pubblicati annualmente dall’INPS.

Quali sono le ultime novità del 2026

È importante distinguere tra contributi previdenziali obbligatori, che finanziano la pensione pubblica e le tutele previste dal sistema INPS, e previdenza complementare, che rappresenta invece una forma integrativa facoltativa. Le principali novità normative del 2026 si concentrano soprattutto su questo secondo ambito.

Nel 2026 le novità più rilevanti non riguardano tanto la struttura generale dei contributi previdenziali obbligatori, quanto l’aggiornamento annuale delle aliquote e dei parametri INPS per le diverse gestioni, oltre alla riforma della previdenza complementare.

In particolare:

  • dal 1° luglio 2026 è previsto il nuovo meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni;
  • il limite annuo di deducibilità fiscale dei contributi alla previdenza complementare sale a 5.300 euro;
  • l’INPS ha aggiornato per il 2026 aliquote, minimali e massimali per Gestione Separata, artigiani e commercianti.

Contributi previdenziali: le conclusioni 

I dipendenti sono una risorsa per l’azienda, tuttavia come People Manager, responsabile HR o datore non puoi ignorare quali siano i costi da considerare oltre la retribuzione per ogni lavoratore. 

I contributi, infatti, hanno un impatto significativo sul bilancio aziendale. I soli contributi previdenziali sono pari a circa il 30% della retribuzione annua lorda.

Sommando questi oneri al TFR e ai premi INAIL, il costo totale per l’azienda si avvicina notevolmente al doppio dello stipendio netto percepito dalla persona dipendente. Una pianificazione accurata e l’utilizzo di strumenti digitali sono cruciali per gestire questo costo in modo efficiente.

Obblighi contributivi per i datori di lavoro

In sintesi, gli obblighi principali del datore di lavoro includono:

  • Calcolo corretto: Determinare l’imponibile previdenziale e applicare le aliquote corrette in base all’inquadramento aziendale e contrattuale.
  • Versamento puntuale: Effettuare il pagamento dei contributi tramite modello F24 entro la scadenza del 16 del mese successivo.
  • Comunicazioni obbligatorie: Inviare mensilmente il flusso UNIEMENS all’INPS, che riepiloga i dati retributivi e contributivi di ogni dipendente.

Domande frequenti

Quanto paga il datore di lavoro di contributi per un dipendente?

In media, i contributi previdenziali complessivi si aggirano intorno al 33% della retribuzione lorda. Di questa quota, circa il 23-24% è a carico del datore di lavoro, mentre il restante 9-10% è trattenuto al lavoratore in busta paga. Tuttavia, le percentuali possono variare in base al settore, al contratto applicato e alla gestione previdenziale.

Quando si versano i contributi previdenziali?

I contributi previdenziali devono essere versati entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento della retribuzione. Il pagamento avviene tramite modello F24 e comprende sia la quota a carico del lavoratore sia quella a carico del datore di lavoro.

Come verificare se i contributi sono stati versati correttamente?

La persona dipendente può controllare i contributi versati accedendo all’estratto conto contributivo disponibile sul sito dell’INPS. Il datore di lavoro, invece, può verificare i versamenti tramite il “Cassetto previdenziale” e conservare le ricevute dei modelli F24 come prova dell’avvenuto pagamento.

Qual è la differenza tra contributi previdenziali e assistenziali?

I contributi previdenziali servono a finanziare la pensione futura del lavoratore. I contributi assistenziali, invece, finanziano prestazioni immediate come indennità di malattia, maternità o infortuni sul lavoro (INAIL). Entrambi sono obbligatori, ma hanno finalità diverse.

I contributi previdenziali non versati vanno in prescrizione?

Sì, i contributi previdenziali obbligatori si prescrivono generalmente in 5 anni. Tuttavia, se il lavoratore denuncia il mancato versamento, il termine si estende a 10 anni. In ogni caso, il datore di lavoro può essere chiamato a risarcire il danno anche dopo la prescrizione.

Quali sono le novità sui contributi previdenziali nel 2026?

Nel 2026 non sono state introdotte modifiche strutturali ai contributi previdenziali obbligatori, ma sono stati aggiornati i parametri INPS (aliquote, minimali e massimali). Le principali novità riguardano invece la previdenza complementare, tra cui l’adesione automatica per i neoassunti dal 1° luglio 2026 e l’aumento del limite di deducibilità fiscale.

Nata a Firenze e laureata in Scienze Politiche (in particolare Comunicazione e Giornalismo) all’Università di Firenze. In Italia ha lavorato come giornalista ed ha collaborato con diversi siti web dedicati al mondo dell’attualità. Adesso vive a Barcellona ed è Content Marketing Specialist in Factorial e si occupa della creazione dei contenuti del mercato italiano. Il suo obiettivo è dare supporto, ispirazione e strumenti per far conoscere il mondo delle Risorse Umane e far crescere la community HR. Ama l’avventura, la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.