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Infortunio sul lavoro: dettagli e tabelle del risarcimento [+ Modello Gratutio]

Come funziona l’infortunio sul lavoro per le aziende? Chi paga e come influenza il rapporto lavorativo?

Se (come diciamo sempre) i dipendenti sono la risorsa più preziosa di un’impresa, va da sé che la loro tutela e sicurezza sul posto di lavoro debba essere una priorità di ogni azienda. Questo non si limita al garantire il rispetto di tutte le misure di sicurezza previste e a mettere in atto tutti gli sforzi necessari a tutelare l’incolumità dei dipendenti, ma anche avere una panoramica chiara di cosa accade quando si verifica un infortunio sul lavoro.

Chiaramente le situazioni non sono sempre paragonabili: in base allo specifico luogo di lavoro e alla specifica mansione i rischi e le conseguenze di un infortunio sul lavoro cambiano sensibilmente. Ciò che non dovrebbe cambiare, però, è l’approccio dell’azienda nella gestione di queste eventualità.

Anche per l’ordinamento italiano la salute dei lavoratori viene prima di tutto ed è per questo che ogni lavoratore dipendente è assicurato grazie al supporto dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro).

Quale deve essere il ruolo dell’azienda nei confronti del lavoratore infortunato? Che differenze esistono per i lavoratori in smart working? Cosa bisogna sapere? Essere preparati a seguire tutte le procedure del caso e sostenere i dipendenti in caso di infortunio sul lavoro è fondamentale per qualsiasi responsabile delle risorse umane. 

In questo articolo, scopriamo le principali cose da sapere riguardo all’infortunio sul lavoro: cos’è, come si gestisce, come funziona la retribuzione e molto altro.

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Cos’è l’infortunio sul lavoro

Prima di addentrarci nelle specifiche dinamiche innescate in una situazione di infortunio sul lavoro, definiamo innanzitutto il suo significato. Cosa si intende per infortunio sul lavoro?

Riportando quanto espresso dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’infortunio sul lavoro rappresenta ogni lesione originata, in occasione di lavoro, da causa violenta che determini l’inibizione totale o parziale della capacità lavorativa o, nei casi più estremi, un danno biologico permanente o la morte della persona stessa.

Gli elementi fondanti dell’infortunio sul lavoro, che devono sussistere contemporaneamente, sono quindi:

  • la lesione: una modificazione negativa del suo apparato psicofisico
  • la causa violenta: definita dall’INAIL come “ogni fattore che opera dall’esterno nell’ambiente di lavoro, con azione intensa e concentrata nel tempo, e presenta le seguenti caratteristiche: efficienza, rapidità ed esteriorità”. Esempi di cause violente sono il contatto con sostanze tossiche, virus o parassiti, gli sforzi muscolari e le condizioni climatiche avverse.
  • l’occasione di lavoro: deve essere verificabile un rapporto anche indiretto di causa-effetto tra l’attività lavorativa svolta dall’infortunato e l’incidente che ha causato l’infortunio

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Cosa fare in caso di infortunio sul lavoro?

Dopo aver definito cosa si intende nella pratica per infortunio sul lavoro, passiamo alle questioni più pratiche. Molto spesso (per mancanza di esperienza) sia dipendenti che alcuni responsabili HR si ritrovano in una situazione nella quale non hanno la completa certezza di quali passi compiere in caso di infortunio sul lavoro.

Come funziona? Quali sono le responsabilità del datore di lavoro? E quali quelle del dipendente? Vediamo insieme quali sono le procedure da seguire per entrambe le parti.

Infortunio sul lavoro: gli obblighi del datore di lavoro

In caso di infortunio sul lavoro di un dipendente esistono chiaramente delle responsabilità in capo al datore di lavoro: l’azienda, infatti, una volta appreso dell’avvenuto infortunio, è soggetta a degli obblighi derivanti dall’art.53 del Testo Unico.

Nello specifico, il datore di lavoro dovrà:

  • Denunciare l’infortunio all’INAIL entro 2 giorni dal momento della ricezione degli estremi del certificato medico, che sarà già stato trasmesso per via telematica all’Istituto stesso dal medico curante o dalla struttura sanitaria competente. Questo in relazione agli eventi infortunistici che siano stati pronosticati e non guaribili entro tre giorni, con esclusione di quello dell’evento.
  • Comunicare l’evento entro 24 ore, e con qualunque mezzo che consenta di comprovarne l’invio, in caso di infortunio mortale o con pericolo di morte, fermo restando comunque l’obbligo di inoltro della denuncia nei termini e con le modalità previste dalla legge
  • Comunicare l’infortunio all’INAIL entro 2 giorni dalla ricezione del nuovo certificato medico quando un infortunio prognosticato, guaribile entro tre giorni, si veda prolungare al quarto
  • Inoltrare a fini statistici e informativi, la “Comunicazione di infortunio” per gli infortuni che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, con esclusione di quello dell’evento.

Cosa accade se il datore di lavoro denuncia in ritardo l’avvenuto infortunio sul lavoro?

Il medesimo articolo 53 del T.U. prevede, in caso di denuncia tardiva, un illecito amministrativo punibile con sanzione. L’INAIL, in una nota del marzo 2013, precisa che in questo caso il datore di lavoro è “soggetto a sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma di denaro, quantificata – secondo il disposto dell’art. 1, comma 1177, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296”.

Sono previste delle sanzioni anche se il ritardo nell’invio della comunicazione dell’infortunio riguarda quello ai fini statistici e informativi. In questo specifico caso, basandoci su quanto previsto dall’art. 18 d.lgs.81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, viene applicata una sanzione amministrativa (definita dall’art. 55 del medesimo decreto) e nello specifico:

  • Nel caso in cui l’infortunio provoca una prognosi di un solo giorno, la sanzione sarà quella prevista dalla lettera h) dell’art.5 comma 5
  • Nel caso in cui si tratti di infortunio con prognosi superiori ai 3 giorni, il ritardo comporterà una sanzione prevista dall’art. 55, co. 5, lett. g).

Lo stesso art. 55 prevede che nel caso in cui per un infortunio che superi la prognosi di 3 giorni venga assegnata una sanzione prevista alla lettera g), viene esclusa l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 53 del T.U. In conclusione, le due sanzioni non sono cumulabili.

💡 Un’azienda deve sempre offrire ai dipendenti un ambiente di lavoro sano e sicuro. Per questo, redigere un regolamento aziendale relativo a salute e sicurezza è importantissimo.

Scarica QUI il Regolamento Aziendale

Infortunio sul lavoro: gli obblighi del dipendente

Per quanto riguarda il dipendente, in caso di infortunio sul lavoro ovviamente la priorità è quella di ricevere assistenza in merito alla cura dell’infortunio stesso. Questa assistenza, in base alle diverse situazioni potrà essere fornita:

  • Dal medico aziendale, se presente e disponibile
  • Dal medico curante del dipendente
  • Dal Pronto Soccorso dell’ospedale più vicino

A seguito dell’assistenza il lavoratore dipendente dovrà poi avvisare (o delegare l’avviso in caso di impossibilità) nel più breve tempo possibile il proprio datore di lavoro.

Il medico curante o la struttura sanitaria che presta la primissima assistenza al dipendente che ha subito un infortunio sul lavoro è obbligato per legge a rilasciare un certificato medico. Sul certificato dovrà indicare la diagnosi dell’infortunio oltre al numero dei giorni di inabilità al lavoro. Il medico sarà anche tenuto a trasmettere telematicamente tale certificato all’INAIL. 

Da parte sua, il dipendente dovrà comunicare al datore di lavoro il numero identificativo del certificato medico, la data in cui è stato rilasciato ed i giorni totali di prognosi indicati nel certificato stesso, anche in caso di infortunio di lieve entità.

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Infortunio sul lavoro in itinere: il tragitto casa-lavoro

Molto spesso aziende e dipendenti si trovano di fronte a casistiche nelle quali un infortunio non è avvenuto durante l’orario di lavoro, né specificatamente mentre veniva espletata l’attività lavorativa, ma risulta comunque tutelabile dall’INAIL.

Stiamo parlando del cosiddetto infortunio in itinere, ovvero l’infortunio subito dal lavoratore dipendente nel tragitto casa-lavoro. Esempi di situazioni di questo tipo sono:

  • Il tragitto di andata e ritorno dall’abitazione (domicilio) al luogo di lavoro
  • Il tragitto che collega due differenti luoghi di lavoro, nel caso in cui il lavoratore sostenga più rapporti di lavoro diversi contemporaneamente
  • Il tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di fruizione abituale dei pasti, nel caso in cui la mensa aziendale sia in luogo diverso da quello di lavoro o non disponibile 

Secondo la legge in merito, l’infortunio definito in itinere deve verificarsi in occasione del “percorso normale”, ovvero del percorso più breve e lineare possibile o più comodo e conveniente (in base a canoni di ragionevolezza) normalmente intrapreso dal dipendente per rispettare limitazioni e incombenze lavorative ed in orari compatibili con queste ultime. In conclusione,  deve quindi esistere un effettivo nesso causale, sia pure occasionale, tra l’itinerario seguito e l’attività lavorativa stessa.

Per essere coperto dall’INAIL, l’infortunio sul lavoro avvenuto in itinere dovrà anche essersi verificato nel caso in cui il percorso normale sia stato intrapreso con normali mezzi di trasporto (mezzi pubblici a piedi) o con mezzo privato (auto, moto o bici) purché necessario.

In altre parole, se il percorso viene effettuato con mezzo privato ma potrebbe essere stato effettuato a piedi o con mezzi pubblici (in modo, quindi, meno rischioso) l’infortunio potrebbe non venire indennizzato.

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Prestazioni economiche in caso di infortunio sul lavoro

Nei casi in cui l’infortunio sul lavoro abbia causato un’impossibilità temporanea assoluta al lavoro, l’INAIL sarà tenuto a corrispondere un’indennità economica, sostitutiva della normale retribuzione corrisposta dal datore di lavoro, a partire dal quarto giorno successivo alla data di avvenuto infortunio (includendo i giorni festivi) fino alla completa guarigione clinica del dipendente. I primi tre giorni di infortunio non vengono coperti dall’assicurazione INAIL e vengono definiti “periodo di carenza”.

Per quanto riguarda l’ammontare delle somme erogate dall’INAIL come indennità giornaliera, esse si attestano nella misura del:

  • 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90° giorno di impossibilità lavorativa
  • 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno e fino alla completa guarigione clinica.

L’azienda ha l’obbligo di corrispondere al lavoratore infortunato l’intera retribuzione per la giornata nella quale è l’infortunio si è verificato e il 60% della retribuzione giornaliera (escluse le migliori condizioni previste dai relativi CCNL o contratti individuali) per i successivi 3 giorni (periodo di carenza).

La grande maggioranza dei CCNL prevede, inoltre, un’integrazione dell’indennità INAIL a carico del datore di lavoro, per far sì che il dipendente possa ricevere una retribuzione pari o quantomeno vicina a quella che avrebbe percepito se l’infortunio non fosse avvenuto.

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Le tabelle di risarcimento per la valutazione dell’indennizzo relativo al danno biologico

A seguito di un infortunio sul lavoro, come viene valutata l’entità dell’infortunio stesso? Come si decide in che modo e in che misura corrispondere un indennizzo?

Le conseguenze provocate da un infortunio sul lavoro (danno economico generato dall’infortunio o dalla malattia, esistenza e percentuale di un’invalidità permanente o periodo di inabilità temporanea, ecc.) sono accertate ed esaminate direttamente dall’INAIL.

In caso di infortunio sul lavoro, l’indennizzo non varia in base al singolo caso, ma viene stabilito in base a delle tabelle di risarcimento predefinite che si basano su alcune variabili riferite al lavoratore che ha subito il danno, in modo da evitare qualsiasi disparità.

Secondo quanto disposto dal decreto ministeriale n.45/2019 i principi su cui si basa il calcolo sono:

  • La tipologia di menomazione
  • La percentuale di menomazione
  • La fascia d’età

La vecchia tabella del 2000 è stata sostituita nel 2019 da una nuova e unica tabella di indennizzo del danno biologico in capitale, pubblicata con il suddetto decreto del Ministero del lavoro ed è valida per il triennio 2019-2021 senza più alcuna differenza di genere (prevista dalla tabella precedente) equiparando quindi le prestazioni spettanti a uomini e donne.

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Come leggere le tabelle di risarcimento

Le tabelle di risarcimento contengono i riferimenti per determinare l’ammontare dell’indennizzo relativo al danno biologico subito a causa dell’infortunio sul lavoro. L’indennizzo può essere corrisposto in forma di capitale o rendita, in base alla percentuale di invalidità verificata:

  • Per un’invalidità inferiore al 6%, non è previsto alcun indennizzo, in quanto rientra in quella che viene definita “franchigia”
  • In caso di menomazioni pari o superiori al 6% e inferiori al 16%, l’indennizzo viene erogato in capitale secondo quanto previsto dalla “tabella di indennizzo per danno biologico”
  • In caso di menomazioni che siano pari o superiori al 16%, l’indennizzo viene corrisposto come rendita, in base a quanto previsto dalla “tabella di indennizzo per danno biologico” e dalla “tabella dei coefficienti”

Se il lavoratore dipendente ritiene che la valutazione effettuata dall’INAIL non sia corretta ha la facoltà di presentare un ricorso nei confronti dell’indennizzo. L’istanza di opposizione dovrà essere presentata (secondo quanto disposto dall’art 104 del Testo Unico) presso la sede INAIL competente rispetto al domicilio del lavoratore.

In qualsiasi caso, la procedura di ricorso viene considerata conclusa trascorsi 150 giorni, anche nei casi di mancato riscontro da parte dell’INAIL.

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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