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Gestione del personale

Contratto di apprendistato: come funziona e quali sono gli obblighi

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11 minuti di lettura
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Ti stai chiedendo come funziona il contratto di apprendistato? Quanti apprendisti puoi avere in azienda, i pro e i contro di questa tipologia di contratto lavorativo? 

L’apprendistato è un accordo vantaggioso per entrambe le parti. Da un lato, come datore di lavoro, hai la possibilità di formare e valutare le potenzialità di un giovane lavoratore prima di assumerlo a tempo indeterminato. Dall’altro lato, l’apprendista ha l’occasione di inserirsi gradualmente in azienda, acquisendo le competenze necessarie per diventare al più presto una risorsa per l’organizzazione.

In questa guida andremo ad approfondire tutti gli aspetti relativi a questo tipo di contratto, quali sono gli obblighi di legge, quali sono i vantaggi e tutti i dettagli tecnici ad esso relativi.

Come funziona il contratto di apprendistato

L’apprendistato è un tipo di contratto di lavoro subordinato e a tempo indeterminato, finalizzato a contrastare la disoccupazione giovanile e a consentire alle aziende di formare risorse qualificate direttamente all’interno dell’organizzazione.

Ogni contratto di apprendistato deve essere accompagnato dal Piano Formativo Individuale (PFI). Si tratta di un documento contenente tutte le informazioni riguardo il rapporto instaurato tra l’azienda, l’apprendista e l’ente preposto alla formazione, definendo nel dettaglio il percorso formativo (sia interno che esterno all’azienda) finalizzato al conseguimento della qualifica o delle competenze professionali.

Ogni tipologia di apprendistato deve durare almeno 6 mesi. Inoltre vi altre condizioni da rispettare: 

  • Retribuire l’apprendista (non a cottimo)
  • Incaricare un tutor o un referente aziendale
  • Registrare i percorsi formativi nel fascicolo elettronico del lavoratore 

Non tutte le aziende possono assumere un numero di apprendisti illimitato, poiché la legge impone specifici limiti numerici basati sul personale qualificato già in forza (articolo 42, comma 7 del D.Lgs. n. 81/2015). Nel dettaglio: 

  • nelle aziende con un massimo di 9 dipendenti il rapporto non può superare 1 a 1;
  • per le aziende con 10 o più dipendenti è possibile assumere fino a 3 apprendisti ogni 2 lavoratori qualificati.

Il contratto di apprendistato è molto flessibile. Puoi decidere per un contratto a tempo indeterminato full time o part time a seconda delle esigenze aziendali. Qualora tu voglia assumere il lavoratore puoi trasformare il contratto di apprendistato in un normale contratto a tempo indeterminato anche prima della scadenza.

Tipologie di contratti di apprendistato

La disciplina di riferimento per i contratti di apprendistato è contenuta nel Capo I del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. Gli articoli dedicati vanno nello specifico dal numero 41 al 47, attraverso i quali il legislatore ha normato tre differenti tipologie di apprendistato.

Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale

Questa forma di apprendistato è stata pensata per permettere al lavoratore sia di formarsi in azienda, sia, allo stesso tempo, di continuare a seguire i percorsi di studio finalizzati ad acquisire un diploma professionale. 

Puoi avvalerti dell’apprendistato per la qualifica o il diploma professionale per tutti i lavoratori di età compresa tra i 15 fino al compimento dei 25 anni (quindi 24 anni e 364 giorni). La durata del rapporto di lavoro dipende da quanto dura il percorso formativo previsto per l’acquisizione della qualifica o del diploma, in genere tre o quattro anni. 

Una volta conseguito il diploma hai la facoltà di chiedere al lavoratore di restare in azienda come apprendista per un altro anno, a condizione che questo periodo di tempo serva al lavoratore per:  

  • Conseguire ulteriori competenze professionalizzanti 
  • Acquisire un’ulteriore certificazione

Se decidi di avvalerti di questa tipologia di contratto devi inoltre stipulare un accordo con l’istituto preposto alla formazione dell’apprendista. L’accordo ha l’obiettivo di definire aspetti quali:  

  • Modalità di integrazione tra formazione aziendale e studio
  • Ore trascorse in azienda 
  • Ore di studio previste 

Apprendistato professionalizzante 

Il contratto di apprendistato professionalizzante è applicato a tutti i lavoratori che necessitano di acquisire una qualifica necessaria per svolgere le mansioni richieste dalla tua azienda. 

Al contrario del caso precedente, la possibilità si rivolge a tutti coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (più precisamente fino al compimento dei 30 anni), ma il limite si abbassa a 17 anni se il giovane è già in possesso di una qualifica professionale. Inoltre, per alcune categorie specifiche (come i lavoratori percettori di ammortizzatori sociali o NASPI), l’assunzione è possibile senza limiti di età. 

Questa forma di apprendistato è più flessibile rispetto alla precedente. La legge rimanda agli accordi stipulati tra le associazioni sindacali e le parti sociali aspetti quali: 

  • Modalità di apprendimento
  • Tipologia di competenze da acquisire 
  • Durata dell’apprendistato

Ad ogni modo l’apprendistato professionalizzante non può durare più di 3 anni, ma può arrivare fino a 5 anni per i profili professionali dell’artigianato individuati dalla contrattazione collettiva.

Apprendistato di alta formazione e ricerca 

Un’ultima forma di apprendistato è detta di alta formazione e ricerca.

La misura si rivolge ai lavoratori di età compresa tra i 18 e i 29 anni (più precisamente fino al giorno prima del compimento dei 30 anni), oppure a partire dai 17 anni se lo studente è già in possesso di un diploma professionale.

Questa tipologia di apprendistato ha l’obiettivo di permettere al lavoratore d’inserirsi nel mercato del lavoro e allo stesso tempo può scegliere tra una delle seguenti attività: 

  • Acquisire un titolo di studio universitario 
  • Frequentare un dottorato di ricerca 
  • Acquisire un diploma presso un istituto tecnico superiore 
  • Svolgere attività di praticantato o di ricerca

Come datore sei tenuto a stipulare un accordo con l’ente preposto alla formazione o alle attività di ricerca. L’accordo permette di definire aspetti quali: durata, modalità dell’apprendistato e divisione dei crediti formativi tra l’azienda e l’ente. 

Per quanto riguarda l’orario, però, la normativa prevede specifici palinsesti a seconda del percorso: ad esempio, nei percorsi ITS la formazione esterna svolta presso l’istituto non può di norma superare il 60% dell’orario complessivo. Per le altre attività (università, ricerca, ecc.) la gestione delle ore e la suddivisione tra azienda ed ente formativo dipendono dai singoli protocolli e dalle regolamentazioni regionali.

Contratto apprendistato: stipendio

La determinazione della retribuzione dell’apprendista dipende dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato dall’azienda – quello di riferimento per il settore in cui opera – e dalla tipologia di apprendistato scelta.

In linea generale, la normativa di riferimento (D.Lgs. n. 81/2015) consente ai contratti collettivi di definire il trattamento economico dell’apprendista secondo due modalità principali (o una combinazione di esse):

  • Riconoscendo un inquadramento inferiore fino a due livelli rispetto a quello spettante ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono le stesse qualifiche.
  • Applicando una retribuzione di ingresso ridotta e progressiva nel corso del rapporto di apprendistato in proporzione all’anzianità di servizio.

Inoltre, l’azienda che assume un lavoratore con contratto di apprendistato può beneficiare di specifici sgravi contributivi previsti dalla legge, che spesso si estendono anche per un periodo successivo alla trasformazione o alla conferma del rapporto a tempo indeterminato.

Eccezion fatta per le modalità di calcolo della retribuzione previste dalla specifica disciplina, l’apprendista gode dei medesimi diritti normativi e previdenziali riconosciuti agli altri lavoratori subordinati. Nello specifico, il lavoratore ha diritto a:

Contratto apprendistato: contributi da versare

Lo Stato prevede importanti agevolazioni per le imprese che assumono giovani in apprendistato. Gli sgravi contributivi variano a seconda del numero di dipendenti dell’azienda.  

  • Aziende con meno di 9 dipendenti: per i contratti di apprendistato di primo livello (qualifica e diploma professionale), la legge riconosce uno sgravio contributivo totale del 100% a carico del datore di lavoro per i primi tre anni. Per le altre tipologie si applicano comunque aliquote fortemente ridotte rispetto al regime ordinario. L’aliquota a carico dell’apprendista è pari al 5,84% della base imponibile. Inoltre, le ore di formazione esterna all’azienda sono esenti da contribuzione 
  • Aziende con più di 9 dipendenti: in questo caso l’aliquota contributiva che dovrai versare per ogni dipendente è pari all’11,61%. Tale importo è suddiviso tra la quota previdenziale (10%), il finanziamento della NASpI (1,31%) e il contributo per i fondi interprofessionali di formazione (0,30%). 

Per accedere agli sgravi contributivi previsti è però obbligatorio soddisfare alcuni requisiti:

  • Essere in regola con i contributi versati (DURC regolare)
  • Rispettare gli accordi stipulati a tutti i livelli (CCNL, regione).   

💡 Scopri qui tutti i dettagli e le differenze tra contributi previdenziali e contributi figurativi.

Cosa succede alla fine del contratto di apprendistato

Cosa succede quando termina il contratto di apprendistato? Devi tener presente che l’apprendistato è inquadrato come una tipologia di contratto a tempo indeterminato. Ne consegue che l’obiettivo ultimo è effettivamente favorire l’inserimento della risorsa in azienda al termine del periodo di formazione stipulando un normale contratto di lavoro a tempo indeterminato. 

Il primo aspetto da segnalare è che, come stabilito dall’articolo 2118 del c.c., se nessuna delle due parti recede il contratto, al termine dell’apprendistato, il rapporto di lavoro si trasforma in un normale contratto a tempo indeterminato. 

Quanto appena detto però non implica che sei obbligato ad assumere la risorsa. La legge infatti stabilisce che, una volta terminato l’apprendistato, puoi decidere per l’interruzione del rapporto lavorativo, senza dover esplicitare la motivazione (recesso ad nutum).

Tuttavia, indipendentemente da come il rapporto di lavoro si interrompe, questa facoltà deve essere esercitata rispettando i termini di preavviso previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento, comunicando la decisione per iscritto e inviando successivamente la cessazione tramite modello Unilav. Se nessuna delle parti esercita il recesso entro i termini di preavviso, il rapporto prosegue automaticamente come ordinario contratto a tempo indeterminato. 

Cosa succede in caso di licenziamento dell’apprendista

L’apprendista è a tutti gli effetti un lavoratore e pertanto puoi licenziarlo anche prima che completi il percorso professionalizzante. Hai quindi facoltà di porre fine al rapporto di lavoro per giusta causa, qualora sussistano validi motivi tali da allontanare il dipendente, o per giustificato motivo. Quest’ultimo caso si presenta ad esempio quando l’apprendista viene meno agli obblighi contrattuali. 

Per licenziare l’apprendista dovrai quindi seguire il medesimo iter previsto per il licenziamento di un qualsiasi dipendente. Nella pratica sei tenuto a: 

  • Contestare il comportamento dell’apprendista 
  • Concedere al lavoratore 5 giorni di tempo per difendersi 

In caso di interruzione del rapporto, devi inoltre rispettare i termini di preavviso previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e trasmettere la comunicazione di cessazione al Centro per l’Impiego tramite il modello Unilav. 

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Cosa succede in caso di dimissioni dell’apprendista

Il rapporto può interrompersi anche durante l’apprendistato stesso. Il dipendente ha facoltà di presentare le dimissioni, ma deve rispettare i termini di preavviso previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato.

Qualora sia ancora in periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato non è tenuto a rispettare alcun preavviso. In questo caso, quindi, il diritto di recesso è esercitabile dall’apprendista in qualsiasi momento. Quest’ultimo non è tenuto a fornire le motivazioni che lo hanno spinto a dimettersi.

Al contrario, se l’apprendista si dimette al di fuori del periodo di prova senza rispettare i giorni di preavviso stabiliti dal CCNL, il datore di lavoro ha il diritto di trattenere dalle competenze di fine rapporto l’indennità sostitutiva di preavviso. 

Si ricorda che, per essere valide, le dimissioni volontarie devono essere inoltrate dal dipendenti esclusivamente per via telematica tramite i canali ufficiali del ministero del Lavoro.

L’importanza di rispettare gli obblighi formativi

Come datore di lavoro sei tenuto ad adempiere agli obblighi formativi previsti in ogni contratto di apprendistato. 

La gestione della formazione è considerata da molti operatori il principale freno all’utilizzo di questo strumento contrattuale. Nonostante i rilevanti vantaggi fiscali e contributivi, la necessità di garantire e documentare il percorso formativo dell’apprendista richiede un’attenta organizzazione aziendale.

La legge infatti ritiene i datori di lavoro come unici responsabili nel caso in cui l’apprendista non riesca a conseguire il titolo.  Qualora si verifichi il suddetto evento, perdi le agevolazioni contributive e sei tenuto a versare i contributi previsti dalla qualifica che l’apprendista avrebbe raggiunto completando il percorso di formazione. Tale rischio è reale, tuttavia bisogna precisare che spesso si tende a favorire la mediazione cercando di far ugualmente acquisire al lavoratore la formazione prevista.

💡 Leggi anche “Contratto di stage o di tirocinio: cos’è e cosa implica per le aziende”.

I vantaggi per l’azienda

L’apprendistato è una tipologia di contratto vantaggiosa tanto per le aziende che per i lavoratori. Come abbiamo visto i benefici sono diversi: 

  • Esonero dai contributi previdenziali per le piccole aziende 
  • Possibilità di inquadrare l’apprendista fino a due livelli inferiori 
  • La facoltà di recedere liberamente dal rapporto al termine del periodo formativo senza obbligo di motivazione (tramite preavviso) qualora non si desideri confermare la risorsa

Oltre a questi vantaggi è possibile individuarne altri a cui forse non avevi pensato: 

Investire sui talenti 

Le risorse umane sono il bene più prezioso che la tua azienda può avere. Lo strumento dell’apprendistato è stato creato appositamente per invogliare le aziende a investire nei talenti. Grazie all’apprendistato infatti si riducono considerevolmente i costi per la formazione, i quali da sempre rappresentano un limite allo sviluppo delle piccole imprese.

Processi d’integrazione facilitati 

Il contratto di apprendistato favorisce l’inserimento graduale della risorsa in azienda. Ciò significa che quando e se deciderai di trasformare l’apprendistato in un contratto a tempo indeterminato beneficerai di una risorsa già pronta per lavorare nella tua azienda. L’apprendistato può durare fino a quattro anni un periodo più che sufficiente per preparare al meglio il dipendente. 

Facile ricambio generazionale

Dover affiancare all’apprendista un tutor interno all’azienda è un aspetto da non sottovalutare. Il lavoratore seguito da una figura esperta può potenzialmente assicurare un corretto e quanto più naturale ricambio generazionale, dando così l’occasione ai lavoratori prossimi alla pensione di trasmettere tutta la loro esperienza ai più giovani. 

FAQ: contratto di apprendistato

Quanto è lo stipendio di un contratto di apprendistato?

L’ammontare della retribuzione dipende dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di riferimento e dalla tipologia di apprendistato. La normativa consente di inquadrare l’apprendista fino a due livelli inferiori rispetto alla mansione finale, oppure di applicare una retribuzione graduale e progressiva nel corso del rapporto, secondo le specifiche tabelle definite dalla contrattazione collettiva.

Come funziona il contratto di apprendistato? 

Il contratto di apprendistato prevede che l’apprendista segua un percorso formativo, interno o esterno all’azienda, alternando lavoro e studio. Questo contratto consente di ottenere una qualifica o un diploma professionale, facilitando quindi l’ingresso nel mondo del lavoro con competenze specifiche. Ogni contratto di apprendistato deve essere accompagnato dal Piano Formativo Individuale (PFI).

Cosa succede dopo i 3 anni di apprendistato?

Come stabilito dall’articolo 2118 del c.c., se nessuna delle due parti recede il contratto, al termine dell’apprendistato, il rapporto di lavoro si trasforma in un normale contratto a tempo indeterminato.

Quanto appena detto però non implica che sei obbligato ad assumere la risorsa. La legge infatti stabilisce che, una volta terminato l’apprendistato, puoi decidere per l’interruzione del rapporto lavorativo, senza dover esplicitare la motivazione (recesso ad nutum). Indipendentemente da come il rapporto di lavoro si interrompe sei tenuto a comunicare la fine dell’apprendistato al Centro per l’Impiego, inviando il modello Unilav.

Cosa cambia tra apprendistato e contratto normale?

La differenza principale tra apprendistato e contratto normale è che l’apprendistato include un percorso formativo obbligatorio per il dipendente, oltre allo scambio di prestazione lavorativa e remunerazione. Questa formazione è regolata dalla legge e deve specificare un monte ore definito.

Nata a Firenze e laureata in Scienze Politiche (in particolare Comunicazione e Giornalismo) all’Università di Firenze. In Italia ha lavorato come giornalista ed ha collaborato con diversi siti web dedicati al mondo dell’attualità. Adesso vive a Barcellona ed è Content Marketing Specialist in Factorial e si occupa della creazione dei contenuti del mercato italiano. Il suo obiettivo è dare supporto, ispirazione e strumenti per far conoscere il mondo delle Risorse Umane e far crescere la community HR. Ama l’avventura, la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.