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Dpcm e stato di allarme: significato e come influisce sulle aziende

Cosa significa Dpcm? Qual’è la differenza con lo stato di allarme? Quali sono le ripercussioni sulle azienda in Italia?

La pandemia di Covid-19 ha già da diversi mesi preso il sopravvento sulla quotidianità di ognuno di noi, investendo ed influenzando ogni aspetto delle nostre vite, private e lavorative. Le restrizioni imposte dai Dpcm ufficiali del Governo italiano hanno colpito fortemente la gran parte delle aziende del Paese che hanno dovuto adattarsi alle nuove leggi sullo smart working.

Quello che gli inglesi chiamano home office, è diventato una realtà per molti team che, con il susseguirsi dei vari Dpcm, hanno visto questo 2020 come un periodico allontanamento fisico dal proprio luogo di lavoro, scoprendo nuove possibilità organizzative.

In questo articolo capiamo meglio cosa si intende per Dpcm, stato di allarme e come questi provvedimenti influiscono sull’attività delle aziende italiane.

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Cosa significa Dpcm?

Partiamo dalle basi. Prima ancora di capire quali sono gli effetti delle disposizioni del Governo sul mercato del lavoro e sulle aziende del nostro Paese, è necessario capire in maniera completa ciò di cui stiamo parlando.

Qual è il significato di Dpcm?

Il Dpcm è una fonte normativa secondaria che funge da atto amministrativo e viene adottato per mettere in pratica disposizione previste in norme precedenti, come anche per varare regolamenti attuativi. Dpcm è l’acronimo di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Come l’acronimo lascia intendere, i Dpcm sono emanati esclusivamente dal Presidente del Consiglio (ad oggi Giuseppe Conte) quindi Giuseppe Conte.

La natura giuridica

Guardando alla natura del Dpcm da un punto di vista giuridico, come abbiamo accennato, stiamo parlando di un atto di secondo grado. Quindi un Dpcm ha valore di legge?

Tecnicamente parlando, la risposta è no. Secondo la struttura gerarchica del nostro ordinamento, infatti, questo decreto è di livello inferiore rispetto a leggi ordinarie, decreti legge e decreti legislativi. Proprio per questo motivo i Dpcm vengono sempre accompagnati da una legge o un decreto legge.

Queste norme di gerarchia superiore ne definiscono l’ambito di applicazione e i principi generali, garantendone la costituzionalità. Ogni Dpcm emanato dal Presidente Conte durante la pandemia, infatti, è sempre stato accompagnato da un relativo decreto legge.

Mai prima d’ora, nella storia del nostro Paese, i Dpcm avevano avuto un’importanza così rilevante. In una situazione di emergenza sanitaria così complessa, tuttavia, si sono rivelati uno strumento flessibile per permettere al Governo di attuare le restrizioni necessarie, pur con le inevitabili conseguenze sul sistema economico delle aziende.

Dpcm e stato di allarme

Molte persone tendono a confondere Dpcm e stato di allarme, ed è meglio quindi chiarire i due concetti per evitare possibili fraintendimenti.

Lo stato di allarme (molto spesso definito “stato di emergenza”) è un istituto che permette a Governo e Protezione Civile più flessibilità nell’emanare e far applicare le misure necessarie per contenere qualsiasi problema caratterizzato da una natura eccezionale. Si può trattare di un disastro naturale, di un problema sanitario come anche di qualsiasi altra situazione di grave emergenza.

Il Dpcm, come abbiamo visto, funge da decreto attuativo di misure previste da una norma e agisce quindi da fonte normativa. Nella situazione attuale, lo stato di emergenza in Italia è in vigore fino al 31 gennaio 2021 mentre l’ultimo Dpcm rimarrà in vigore fino al 3 dicembre 2020 (salvo proroghe).

Ultimo Dpcm: cosa prevede

Successivamente a quello emanato il 24 ottobre, l’ultimo Dpcm (in vigore al momento della stesura di questo articolo) è stato emanato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 3 novembre 2020 e rimane in vigore fino al 3 dicembre 2020.

Quest’ultimo Dpcm contiene una serie di disposizioni e restrizioni aggiuntive, e prevede:

  • Coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle 22.00 alle 5:00, a meno che gli spostamenti sono siano dovuti a comprovati motivi di lavoro o salute
  • Suddivisione delle regioni italiane in 3 diverse zone in base al livello di rischio sanitario: giallo, arancione e rosso
  • Capienza del trasporto pubblico ridotta al 50% per tutti i tipi di mezzo
  • Mascherina obbligatoria per studenti di elementari e medie e didattica a distanza al 100% per le scuole superiori
  • Bar e ristoranti potranno rimanere aperti dalle 5:00 alle 18:00 con servizio al tavolo
  • Rimane sempre consentita la ristorazione a domicilio mentre quella in asporto fino alle ore 22:00

È evidente come tali provvedimenti influenzino notevolmente l’economia e l’organizzazione delle aziende anche e soprattutto in settori strategici come la ristorazione. La limitazione alla mobilità e di orario imposta dal Dpcm ha portato molte attività a dover ripensare la propria strategia in questi mesi difficili cercando di adattarsi alle nuove restrizioni.

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Dpcm e lavoratori fragili: la situazione

Il Dpcm di inizio novembre continua nella proroga delle disposizioni a tutela dei cosiddetti “lavoratori fragili”, sia dal punto di vista sanitario che organizzativo.

Il Dpcm prevede quella che viene definita “sorveglianza sanitaria eccezionale”: i lavoratori dipendenti sia pubblici che privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, come anche i lavoratori in possesso di certificazione attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, possono usufruire di un periodo di assenza dal servizio equiparato al ricovero ospedaliero.

Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, inoltre, il Dpcm prevede fino al 31 dicembre 2020, che i lavoratori fragili possano lavorare in smart working o, nel caso in cui la loro mansione non lo permetta, che possa essere cambiato il loro ruolo per permettere lo svolgimento del lavoro a distanza.

Queste disposizioni erano state previste già nel decreto definito “Cura Italia” ma non erano state prorogate oltre il 31 luglio reintroducendo, di fatto, il trattamento ordinario dei lavoratori fragili previsto dalla normativa ordinaria materia di lavoro.

Dpcm smart working: cosa cambia per lavoratori e aziende

Come influisce il nuovo Dpcm sullo smart working? Ci sono dei cambiamenti rispetto alle precedenti versioni che influenzino l’utilizzo del lavoro agile come metodo di lavoro per le aziende italiane?

La realtà è che, rispetto al precedente Dpcm, non molto è cambiato. L’utilizzo delle forme di lavoro agile continua ad essere raccomandato per i dipendenti anche con il nuovo DPCM, nel quale vengono date disposizioni generiche per i dipendenti privati. Le principali raccomandazioni riguardano:

  • Svolgimento delle mansioni lavorative mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza
  • Incentivazione all’utilizzo di ferie e permessi retribuiti per i dipendenti, assieme agli altri strumenti previsti dai relativi CCNL
  • Assunzione di procedure anti-contagio, nei luoghi di lavoro dove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro
  • Incentivazione delle procedure di sanificazione dei locali aziendali

Tutte queste disposizioni erano già state introdotte nei precedenti Dpcm il quale aggiunge all’articolo 5 una forte raccomandazione all’utilizzo del lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati: “È fortemente raccomandato l’utilizzo della modalità di lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati, ai sensi dell’articolo 90 del decreto-legge 19 maggio 2020”.

Lo smart working in modalità semplificata rimane quindi fortemente consigliato dal Governo continua ad essere usufruibile fino al termine previsto dallo stato di emergenza, quindi fino al 31 gennaio 2021. Per l’attivazione da parte dei datori di lavoro, è sufficiente completare il caricamento massivo di tutte le comunicazioni di smart working tramite il portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Scritto da: Matteo Pizzinato

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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