Si possono concedere ferie durante il preavviso? Come si devono comportare le aziende in queste situazioni?
Una richiesta di ferie o di permesso durante il periodo di preavviso è uno scenario che può verificarsi in azienda e andrebbe gestito al meglio. Da un lato potrebbe essere il dipendente a presentare la richiesta spinto dal desiderio di recarsi il meno possibile al lavoro nel lasso di tempo che precede le dimissioni o il licenziamento.
Dall’altro, come manager o responsabile delle risorse umane, potresti valutare l’ipotesi di far fruire al lavoratore delle ferie e dei permessi di lavoro restanti, così da non dover poi indennizzare quest’ultimo.
In questo articolo analizzeremo insieme come gestire al meglio il lasso di tempo del preavviso, scoprendo come gestire le eventuali richieste di ferie e permessi dei lavoratori.
- Cosa dice la legge su ferie e permessi durante il preavviso?
- Come funzionano le ferie durante il preavviso per dimissioni o per licenziamento?
- Il datore di lavoro può obbligare il dipendente a fare ferie durante il preavviso?
- Ferie e malattia durante il preavviso di dimissioni: cosa succede?
- Ferie e permessi in caso di dimissioni per giusta causa o licenziamento: cosa cambia?
- Cosa succede alle ferie e ai permessi in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
- Le ferie durante il preavviso per pensionamento
- Ferie durante il preavviso: riepilogo e consigli pratici per le aziende
- Domande frequenti
Cosa dice la legge su ferie e permessi durante il preavviso?
È doveroso dapprima specificare cos’è e perché esiste il diritto di preavviso.
Come saprai, in generale, un rapporto di lavoro non termina dall’oggi al domani. Ciò vale sia se decidi di licenziare un dipendente, sia se è il lavoratore stesso a dimettersi.
A seconda dell’inquadramento contrattuale del lavoratore (quadro, I, II, III livello…) e di quanto stabilito dalle leggi e dai CCNL di riferimento, il rapporto di lavoro termina allo scadere del periodo di preavviso, quest’ultimo varia da 15 giorni a due mesi.
Il preavviso, come stabilito all’art. 2118 del Codice Civile è un diritto che può essere esercitato da entrambi – datore e lavoratore.
La regola generale, confermata dalla giurisprudenza italiana, è che le ferie durante il preavviso hanno un effetto sospensivo. I giorni di riposo goduti non si contano ai fini del preavviso e la data di fine rapporto slitta di conseguenza. Questo effetto può essere derogato solo dalla parte che subisce il recesso, mediante richiesta scritta e accettazione firmata dalla controparte.
Il diritto è molto importante e tutela le parti.
Come datore hai il tempo necessario per:
- Assumere un nuovo lavoratore
- Ridefinire i ruoli in azienda
- Formare nuove risorse.
Il lavoratore, dal canto suo, ha il tempo eventualmente per trovare una nuova occupazione, non ritrovandosi così immediatamente senza lavoro e retribuzione.
Eccezion fatta per i casi particolari previsti dalla legge, chi decide di non rispettare il preavviso, è tenuto a indennizzare l’altra parte. A seconda dei casi, o il lavoratore perde una parte dello stipendio o al contrario il datore paga ugualmente i giorni di lavoro al dipendente licenziato.
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Come funzionano le ferie durante il preavviso per dimissioni o per licenziamento?
Prima di addentrarci nei casi particolari, bisogna evidenziare che il lavoratore può chiedere di godere delle ferie rimanenti durante il periodo di preavviso, ma le ferie non ridurranno i giorni di preavviso previsti.
Similmente, il dipendente può godere anche di uno o più giorni di permesso. Ad esempio in caso di:
- Malattia
- Maternità
- Infortunio sul lavoro.
Anche in questo caso, i giorni prorogano il periodo di preavviso.
È importante distinguere il caso delle dimissioni da quello del licenziamento. In caso di dimissioni, è il datore di lavoro (che subisce il recesso) a poter collocare il dipendente in ferie durante il preavviso senza posticipare l’ultimo giorno di lavoro. In caso di licenziamento, è invece il lavoratore (che subisce il recesso) a dover presentare la richiesta di ferie per iscritto. In entrambi i casi, l’accordo deve essere firmato da entrambe le parti.
Riassumendo dunque, sia nel caso si tratti di dimissioni volontarie o di licenziamento, chiedere ferie e permessi, o invitare a usufruirne, non permette di ridurre i giorni di preavviso, i quali sono un periodo di tempo in cui il lavoratore dev’essere effettivamente presente in azienda.
Va inoltre precisato che i permessi non retribuiti e le assenze ingiustificate non sospendono il decorso del preavviso. Solo le assenze retribuite (ferie, malattia, infortunio, maternità) producono l’effetto sospensivo. È quindi fondamentale che il datore di lavoro monitori con attenzione la tipologia di ogni assenza durante il preavviso per calcolare correttamente la data di fine rapporto.
In ogni caso, le ferie restano un diritto irrinunciabile e salvo diversi accordi tra le parti bisogna indennizzare o far godere delle ferie al lavoratore.
Il datore di lavoro può obbligare il dipendente a fare ferie durante il preavviso?
Secondo quanto emerso finora, il preavviso dunque non è un periodo di tempo che può essere utilizzato per far smaltire le ferie maturate al dipendente. Il datore di lavoro non può imporre le ferie durante il preavviso senza il consenso del lavoratore. La possibilità di farlo dipende dal CCNL applicato, dagli accordi aziendali e, in ogni caso, richiede un accordo scritto tra le parti.
È possibile invitarlo, e talvolta obbligarlo ad andare in ferie (in caso di ferie arretrate), ma una volta terminate le ferie, il lavoratore dovrà recarsi in azienda e rispettare i giorni di preavviso previsti nel contratto di lavoro.
Come datore, pertanto, una volta terminato il contratto di lavoro, dovrai risarcire gli eventuali giorni di ferie non goduti.
Attenzione alle sanzioni. Il D.Lgs. 66/2003 prevede che il mancato rispetto dei termini di fruizione delle ferie esponga il datore di lavoro a sanzioni amministrative che vanno da 120 a 720 euro per ogni lavoratore coinvolto (fino a 5 dipendenti e per un solo anno), fino a 480–1.800 euro se la violazione riguarda più di 5 lavoratori o si protrae per almeno due anni. Monitorare costantemente il saldo ferie di ogni dipendente — anche durante il preavviso — è quindi una misura di tutela sia per l’azienda sia per il lavoratore.
Inoltre, è bene ricordarsi che i periodi di preavviso sono a tutti gli effetti dei giorni di lavoro.
Il lavoratore, quindi, matura ulteriori giorni di ferie. Per fare un esempio, nel corso di un mese, il dipendente matura circa 2 giorni di ferie, che andranno poi indennizzate assieme alle altre non godute.

Ferie e malattia durante il preavviso di dimissioni: cosa succede?
Cosa succede se durante il preavviso un lavoratore si ammala? La malattia sospende il decorso del preavviso, esattamente come le ferie. I giorni di assenza per malattia non vengono conteggiati ai fini del preavviso e la data di fine rapporto slitta di conseguenza. I primi tre giorni di malattia (periodo di carenza) restano a carico del datore di lavoro. Dal quarto giorno in poi, secondo l’INPS, l’indennità è a carico dell’Istituto nella misura del 50% della retribuzione media giornaliera fino al 20° giorno e del 66,66% dal 21° al 180° giorno.
Pertanto, la malattia non permette di ridurre i giorni di preavviso. Valgono inoltre tutte le regole generali. Tra cui: informare dell’assenza e fornire il certificato medico.
Come datore di lavoro invece dovrai quindi posticipare l’ultimo giorno di lavoro del dipendente, segnalando l’evento nel modello “Unilav” da far pervenire al Centro per l’Impiego.
A livello burocratico, dovrai inoltre segnalare la sopraggiunta malattia del lavoratore durante il preavviso nel Libro Unico del Lavoro e nel cedolino.
Ferie e permessi in caso di dimissioni per giusta causa o licenziamento: cosa cambia?
Gli scenari cambiano completamente qualora il lavoratore si dimetta per giusta causa.
Le dimissioni per giusta causa, si verificano ad esempio in caso di:
- Molestie sul lavoro
- Mobbing
- Mancato rispetto del contratto di lavoro.
Il dipendente non ha più l’obbligo di rispettare il preavviso. Inoltre, dovrai corrispondere un’indennità al lavoratore sostitutiva del preavviso e l’indennità per le ferie non godute.
Anche in caso di cessazione di un rapporto di lavoro per licenziamento, le ferie devono essere indennizzate e non possono essere incluse nel periodo di preavviso. Similmente ciò vale anche per i permessi non goduti.
Cosa succede alle ferie e ai permessi in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
Una terza ipotesi da considerare è data dalla risoluzione consensuale. Lo strumento ti permette di accordarti con il dipendente così da porre fine al rapporto di lavoro.
La risoluzione consensuale è prevista dal Codice civile all’articolo 1372 e consente di accordarsi in vari modi.
Ad esempio, si può evitare che il lavoratore rispetti il preavviso, oppure concordare l’ultimo giorno di lavoro, senza tenere conto di quanto riportato nel contratto e nel CCNL.
Lo strumento è molto utile perché permette di accordarsi preventivamente, rendendo nei fatti la decisione presa di comune accordo e non in maniera unilaterale così come avviene per le dimissioni o il licenziamento.
Le parti possono quindi stabilire come gestire le ferie rimanenti, le quali vanno comunque godute.
Ad esempio, in caso di buoni rapporti con il lavoratore, quest’ultimo potrebbe accettare di spendere le ferie residue prima di terminare effettivamente il rapporto di lavoro. Diversamente le parti possono accordarsi con un indennizzo.
Le ferie durante il preavviso per pensionamento
Un caso comune in azienda si verifica quando un lavoratore ormai prossimo alla pensione dispone di ancora molti giorni di ferie da fruire.
Il preavviso, come evidenziato durante il corso di questo approfondimento, non può essere utilizzato per sostituire le ferie.
Il lavoratore, quindi, può godere delle ferie ma queste non permettono di ridurre i giorni previsti di preavviso.
Vi sono poi alcuni scenari particolari di cui tener conto e che potrebbero coinvolgere la tua azienda:
Pensione di vecchiaia ordinaria
Il caso più semplice si verifica quando un lavoratore decide di andare in pensione usufruendo del classico sistema previsto.
La pensione di vecchiaia ordinaria può essere chiesta al raggiungimento dei 67 anni di vita e contributi versati per almeno 20 anni.
In questo caso non sono previste le finestre mobili e pertanto valgono tutte le condizioni riportate finora: il lavoratore ha diritto a godere o a essere indennizzato per le ferie non godute e queste non rientrano nel periodo di preavviso.
Ferie durante il preavviso per pensione anticipata: cosa prevede la normativa 2026?
Con la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2026), la pensione anticipata flessibile cosiddetta Quota 103 — che consentiva l’uscita con 62 anni di età e 41 anni di contributi — non è stata prorogata per chi non aveva ancora maturato i requisiti. Chi aveva perfezionato entrambi i requisiti entro il 31 dicembre 2025 conserva il diritto grazie al meccanismo della cristallizzazione, confermato dalla Circolare INPS n. 19/2026.
Per questi lavoratori è prevista una finestra mobile di 7 mesi (dipendenti privati) o 9 mesi (pubblici) dalla maturazione dei requisiti. Durante questo periodo è possibile smaltire le ferie arretrate, che non si maturano ulteriormente. Chi invece non ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 deve valutare altri canali, come la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne nel 2026) o l’APE Sociale.
Pensione anticipata ordinaria e ferie durante il preavviso
Per i lavoratori che accedono alla pensione anticipata ordinaria — che nel 2026 richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con una finestra mobile di 3 mesi — valgono le stesse regole generali.
Le ferie non possono essere incluse nel periodo di preavviso salvo accordo scritto, e quelle non godute devono essere indennizzate. È quindi consigliabile pianificare lo smaltimento delle ferie residue con largo anticipo rispetto alla data di pensionamento prevista, per evitare che l’accumulo di giorni non goduti si traduca in un costo aggiuntivo per l’azienda o in un contenzioso con il lavoratore.
Ferie durante il preavviso: riepilogo e consigli pratici per le aziende
In questo approfondimento abbiamo messo in luce un caso particolare ma allo stesso tempo frequente: la gestione delle ferie durante i periodi di preavviso.
Il preavviso è un periodo di tempo che non solo ha la funzione di tutelare l’azienda e il lavoratore, ma dev’essere gestito con attenzione, onde evitare che il lavoratore possa avere ancora dei giorni di ferie di cui fruire.
Le ferie non godute infatti sono un’annosa questione spesso causa di tensioni e contestazioni tra aziende e dipendenti.
Avvalersi di un software per la gestione di ferie e permessi può supportare la tua azienda nella gestione di tutte le assenze (ferie, permessi, congedi o aspettative). Così facendo i periodi di preavviso diventano un normale e sereno lasso di tempo da utilizzare per salutare il dipendente e riorganizzare l’azienda senza il timore di lasciare questioni burocratiche in sospeso.
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Domande frequenti
Cosa succede se faccio ferie nel preavviso?
Le ferie godute durante il periodo di preavviso non ne riducono la durata. Il preavviso è un periodo di lavoro effettivo, pertanto i giorni di ferie o permesso ne prorogano la scadenza, salvo diversi accordi tra le parti.
Quando si danno le dimissioni si può andare in ferie?
Sì, è possibile richiedere di usufruire delle ferie maturate durante il periodo di preavviso. Tuttavia, la concessione è soggetta all’accordo con il datore di lavoro e non riduce la durata del preavviso stesso, che verrà prorogato.
Quali assenze si possono fare durante il preavviso?
Durante il preavviso il lavoratore può assentarsi per ferie, malattia, infortunio sul lavoro o maternità. Tali assenze, tuttavia, sospendono il decorso del preavviso, posticipandone la data di scadenza, poiché non costituiscono un periodo di lavoro effettivo.
Come funzionano le ferie in caso di dimissioni?
In caso di dimissioni, le ferie residue possono essere godute durante il preavviso previo accordo con l’azienda, ma ciò ne proroga la durata. Le ferie non godute al termine del rapporto di lavoro devono essere obbligatoriamente liquidate nell’ultima busta paga.

