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congedo di paternità

Congedo paternità INPS: come funziona nel 2021?

Cos’è il congedo di paternità? Come funziona nel 2021?

La nascita di un figlio è rappresenta un evento importante nella vita di qualsiasi persona. È un momento in cui, forse più di ogni altro, la famiglia diventa la priorità fondamentale e c’è bisogno del tempo necessario da dedicare al nascituro e all’affetto dei propri cari.

Come sappiamo la legge italiana tutela il diritto delle neo mamme lavoratrici ad usufruire di un’astensione dal lavoro attraverso il congedo di maternità, che permette loro di mantenere il proprio posto di lavoro e di ricevere un’adeguata retribuzione durante la propria assenza per la cura dei figli.

Allo stesso modo, anche per i neo padri, lo Stato Italiano prevede alcune forme di tutela. Pur non andando incontro alle sfide della gravidanza e dell’immediato recupero, i padri sono anch’essi parte fondamentale nella cura dei figli e hanno diritto ad avere il tempo libero necessario per stare vicini alle proprie famiglie soprattutto nei primi periodi di vita dei propri figli.

Datori di lavoro ed HR manager devono essere al corrente delle ultime disposizioni relativamente ai congedi concessi ai neo papà, per poterli supportare ed aiutare in modo opportuno.

In questo articolo vediamo insieme cos’è il congedo di paternità, come funziona, a chi spetta e quali sono gli elementi fondamentali da conoscere.

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Congedo di paternità: cenni storici

Come sempre ci piace iniziare spiegando bene innanzitutto il concetto di base. Cos’è, quindi, il congedo di paternità?

Il congedo di paternità rappresenta uno strumento a tutela dei lavoratori neo papà, ai quali viene riconosciuta la possibilità di astenersi dal lavoro per un determinato periodo di tempo, al fine di provvedere alla cura del neonato e soddisfare le proprie esigenze personali.

Istituito inizialmente dall’articolo 4 della legge n.92 del 28 giugno 2012, il congedo di paternità prevedeva un congedo obbligatorio (di un giorno) e un congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre (di due giorni), fruibili dal neo padre lavoratore dipendente, anche in caso di figlio adottivo e affidatario. La legge n. 208/2015 poi, ha stabilito una proroga dei congedi anche per l’anno successivo, portando il numero dei giorni di congedo obbligatorio del padre da 1 a 2.

Successivamente, l’articolo 1 della legge n. 232/2016, a partire dal 1° gennaio 2017, ha poi nuovamente aumentato il numero dei giorni di congedo da 2 a 4. In seguito, con la Legge di Bilancio 2019 (ovvero la legge n.145/2018), il congedo di paternità è stato incrementato ulteriormente di un giorno, portando così il totale complessivo dei giorni di astensione a 5 a 5 giorni di congedo per i neo papà nel corso di un anno.

Con l’emanazione della direttiva europea del 4 aprile 2019, che ha fissato il periodo minimo di astensione dal lavoro dei neo padri in 10 giorni, tale numero si è modificato ancora nel corso del 2020. La scorsa legge di bilancio (la 2020) ha infatti incrementato ancora il congedo parentale per i padri di 2 giorni, raggiungendo i 7 giorni di congedo totale.

E nel 2021, infine, anche per un maggiore adeguamento alle direttive europee, la durata del congedo di paternità è stata portata dall’ultima legge di bilancio a 10 giorni.

👉 Ti interessa anche il congedo di maternità 2021? Qui un articolo a riguardo.

A chi spetta il congedo di paternità?

Vediamo ora chi può usufruire in termini effettivi del congedo di paternità previsto dalla legge. Secondo quanto disposto dalla normativa, possono usufruire del congedo parentale per neo padri le seguenti categorie:

  • padri che siano lavoratori dipendenti
  • padri anche adottivi e affidatari che siano lavoratori dipendenti

Secondo quanto si evince dal sito dell’INPS, tale diritto va esercitato in base ai seguenti limiti:

  • entro e non oltre il quinto mese dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del figlio
  • entro e non oltre il quinto mese dall’ingresso in Italia in caso di adozione nazionale o internazionale
  • entro e non oltre il quinto mese dall’affidamento

In questi due ultimi casi, la normativa prevede espressamente che l’adozione o affidamento devono essere avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2021.

Quanto spetta al lavoratore durante la paternità obbligatoria?

Per quanto riguarda la retribuzione effettiva di cui ha diritto un lavoratore dipendente in congedo di paternità obbligatorio, in precedenza la normativa prevedeva che la stessa fosse fissata all’80% dello stipendio abituale.

L’attuale norma prevede, al contrario, che il padre lavoratore dipendente abbia diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e anche per i giorni di congedo facoltativo, ad un’indennità giornaliera, a carico dell’INPS, pari al 100%della retribuzione ordinaria.

Secondo quanto si evince dal sito dell’INPS, al trattamento normativo e previdenziale si applicano le disposizioni previste in materia di congedo di paternità dagli articoli 29 e 30 del decreto legislativo n. 151 del 2001.

👉 Potresti trovare utile questo approfondimento sul congedo matrimoniale INPS 2021.

paternità obbligatoria

Come funziona il congedo di paternità obbligatorio

Per comprendere meglio come funziona il congedo di paternità per i dipendenti italiani è necessario fare una doverosa premessa. La legge prevede la possibilità per i neo padri di poter usufruire di due tipi di congedo parentale: il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo. Comprenderne le differenze è fondamentale per capire come comportarsi nei casi in cui un dipendente neo papà abbia la necessità di richiedere il congedo in questione.

Congedo di paternità obbligatorio

Il congedo di paternità obbligatorio è fruibile dal lavoratore dipendente neo padre entro e non oltre il quinto mese di vita del bambino (o, in alternativa, entro il quinto mese dall’ingresso in famiglia o in Italia in caso di adozioni nazionali o internazionali, oppure ancora, dall’affidamento).

Il periodo può essere contestuale a quello di congedo per maternità della madre lavoratrice, oppure avvenire anche successivamente, sempre e quando avvenga entro il limite temporale sopra definito. Il congedo in questione si configura come un diritto autonomo del padre lavoratore e per questo motivo si configura come aggiuntivo al congedo della madre e spetta ad ogni modo indipendentemente dal diritto della madre al proprio congedo di maternità previsto.

Il congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità previsto dall’articolo 28 del decreto legislativo n.151 del 26 marzo 2001.

Ai padri lavoratori dipendenti, secondo quanto appena visto, spettano:

  • sette giorni lavorativi di congedo obbligatorio, i quali possono essere goduti anche in via non continuativa, in occasione di eventi come il parto, l’adozione o l’affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020
  • dieci giorni lavorativi di congedo obbligatorio,  i quali possono essere goduti anche in via non continuativa, in occasione di eventi come il parto, l’adozione o l’affidamento avvenuti dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021

Si tratta quindi di un tipo di congedo del quale il lavoratore dipendente neo padre dovrà necessariamente usufruire e del quale ha pieno ed assoluto diritto nei casi descritti qui sopra. Il datore di lavoro, in nessun caso, può impedire il dipendente di usufruire del congedo di paternità obbligatorio nei casi in cui spetti al lavoratore.

Congedo di paternità facoltativo

Il congedo di paternità facoltativo è, al contrario, sottoposto a relativo alla scelta della madre lavoratrice di non usufruire di un giorno di congedo maternità. Il giorno concesso al padre lavoratore dipendente anticipa quindi la conclusione del congedo di maternità della madre.

Il congedo di paternità facoltativo è utilizzabile anche contemporaneamente all’assenza della madre dal lavoro ma deve essere esercitato entro e non oltre cinque mesi dalla nascita del figlio (o, in alternativa, entro il quinto mese dall’ingresso in famiglia o in Italia in caso di adozioni nazionali o internazionali, oppure ancora, dall’affidamento).

Tutto ciò deve avvenire in maniera indipendente dalla fine del periodo di astensione obbligatoria della madre (congedo di maternità) assieme alla rinuncia da parte della madre stessa di un giorno. In conclusione, il congedo facoltativo spetta anche se la madre, nonostante ne abbia diritto, decida di rinunciare al proprio congedo di maternità.

👉 Un’alternativa ai congedi, in certi casi, può essere l’aspettativa sul lavoro: scopri qui come funziona e i dettagli

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Congedo di paternità in caso di morte perinatale

La recentemente introdotta Legge di Bilancio 2021, ha introdotto una importante novità per quanto riguarda una situazione particolarmente delicata e legata alle complicazioni prima, durante o a seguito della nascita del figlio.

All’articolo 1, comma 25, della sopracitata Legge di Bilancio (nello specifico parliamo della legge n. 178 del 2020) ha modificato il precedente articolo 4, comma 24 alla lettera a) della legge n. 92 del 2012, aggiungendo a seguito della frase “nascita del figlio” le seguenti parole: “, anche in caso di morte perinatale”. A causa di questo cambiamento, la prima frase della sopracitata lettera a) viene modificato come segue: “Il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, anche in caso di morte perinatale, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di […]”.

Con l’utilizzo dell’espressione morte perinatale viene considerato, in via generale, il decesso del figlio avvenuto nel periodo compreso tra l’inizio della 28° settimana di gravidanza (e quindi a nascita non ancora avvenuta) e i primi sette giorni di vita del minore (ovvero, a seguito della nascita). Secondo quanto riportato dall’INPS tramite il suo sito ufficiale, con la circolare n. 42 dell’11 marzo 2021 l’istituto ritiene che, in relazione alla durata del beneficio, la tutela per il padre di figlio soggetto a morte perinatale debba essere garantita fino ai primi 10 giorni di vita del minore in questione.

Di conseguenza il congedo può essere fruito, sempre entro i 5 mesi successivi alla nascita del figlio, anche nel caso di:

  • figlio nato già morto dal primo giorno della 28° settimana di gestazione (il periodo di cinque mesi da calcolare ed entro il quale è possibile fruire dei giorni di congedo parentale ha inizio a partire dalla data nascita del figlio, che in queste situazioni coincide anche con la data di decesso dello stesso)
  • decesso del figlio nei primi 10 giorni di vita dello stesso (ivi compreso il giorno della nascita). Il periodo di cinque mesi entro cui fruire dei giorni di congedo, in questo caso, decorre in ogni caso dalla data nascita del figlio e non dalla data di decesso dello stesso.

Vengono esclusi dalla tutela quindi, secondo quanto si evince, i padri i cui figli (nati, adottati nazionalmente o internazionalmente, o affidati) siano deceduti successivamente al loro decimo giorno di vita (in questi casi, il giorno della nascita del bambino viene incluso nel conteggio).

Congedo di paternità 2021: presentazione della domanda

Come abbiamo detto in precedenza, hanno diritto di usufruire del congedo di paternità 2021 tutti i lavoratori che diventino papà (anche adottivi o affidatari) nell’arco dell’anno e che siano titolari di un rapporto di lavoro subordinato, ovvero dipendente.

Questa possibilità non è prevista per i padri lavoratori dipendenti che prestino servizio presso le amministrazioni pubbliche e quindi, come riportato direttamente dal sito dell’INPS, “il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiarito che il Ministro per la Pubblica Amministrazione dovrà approvare una norma che individui e definisca gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina”.

Usufruendo del congedo di paternità, i lavoratori avranno diritto ad un’indennità giornaliera a carico dell’INPS corrispondente al 100% della retribuzione.

Per farne richiesta, la procedura non è cambiata negli ultimi anni ed è necessario sempre far riferimento ed affidarsi alle istruzioni fornite dalla circolare numero 40 del 2013, come specificato sul sito dell’ente.

Per quanto riguarda la fruizione della retribuzione relativa al congedo di paternità, sono previste due modalità:

  • se a sostenere il pagamento dell’indennità è il datore di lavoro, il padre lavoratore dipendente dovrà comunicare allo stesso le date in cui vuole usufruire del congedo di paternità con almeno 15 giorni di anticipo. Se viene richiesto in concomitanza all’evento della nascita, il preavviso viene calcolato sulla data presunta del parto stesso. In questo caso, è il datore di lavoro in persona a dover comunicare all’INPS le giornate di congedo usufruite dal dipendente, attraverso il portale Uniemens e sempre secondo le disposizioni fornite dall’ente
  • se al contrario è l’INPS direttamente a corrispondere la retribuzione, è necessario utilizzare uno degli strumenti messi a disposizione dall’ente stesso, ovvero il servizio online dedicato, il contact center al numero 803 156 da rete fissa oppure 06 164 164 da rete mobile o, in conclusione, presso gli enti di patronato e gli altri intermediari dell’INPS.

Sul portale dedicato dell’INPS, la sezione relativa al congedo parentale offre gli strumenti utili per gestire la presentazione della domanda:

  • Informazioni: si possono consultare i dettagli delle prestazioni previste per le differenti categorie di lavoratori dipendenti
  • Manuali d’uso: è possibile consultare e scaricare i manuali d’uso delle sezioni relative all’acquisizione di domande, disponibili per ogni categoria di lavoratore dipendente
  • Acquisizione domanda: ovvero al funzionalità che consente la compilazione e l’invio della domanda per ogni specifica categoria di lavoratore dipendente
  • Annullamento domande: ovvero la funzionalità che permette di annullare una domanda precedentemente inoltrata
  • Consultazione domande: ovvero la funzionalità che consente di verificare lo stato delle domande presentate e inviate direttamente all’INPS.

permesso di paternità

Permesso paternità e bonus bebé

Il congedo di paternità è un importante strumento a sostegno dei neo papà, per il quale le aziende dovrebbero sempre supportare i propri dipendenti nella richiesta e nella fruizione. Un’altro importante strumento a sostegno della natalità di cui abbiamo già parlato nel blog riguarda il cosiddetto bonus bebé. Si tratta di una somma di denaro spettante al nucleo familiare al verificarsi di alcuni requisiti.

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Ogni nucleo familiare, infatti, ha diritto di usufruire del bonus bebè nel momento in cui venga alla luce un figlio o, in altri casi, dal momento in cui un nuovo figlio entra a far parte della famiglia tramite adozione nazionale, internazionale o affidamento.

Affinché il nucleo familiare del dipendente possa ottenere l’erogazione del bonus bebé è necessario che la richiesta venga presentata all’INPS entro i 90 giorni successivi alla nascita del bambino o dall’ingresso in famiglia del figlio in questione.

Nei casi di particolare in cui si verifichi una privazione della potestà o l’affidamento nei confronti di un genitore, sarà l’altro genitore ad avere la possibilità di presentare una seconda domanda, la quale dovrà essere inoltrata sempre e comunque entro e non oltre i 90 giorni dalla sentenza del giudice. Nelle situazioni limite nelle quali si verifichi, ad esempio il decesso del genitore stesso, l’assegno di natalità che costituisce il bonus bebè viene comunque erogato all’altro genitore che continua a convivere con il figlio, sempre e comunque in caso di corretta presentazione di tutti i documenti necessari presso l’INPS.

Scritto da Matteo Pizzinato

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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