Cos’è il trattamento integrativo? Quale sarà la differenza in busta paga dopo le novità del 2024 e quali sono le modifiche nel 2026?
Anche per il 2026, la Legge di Bilancio ha introdotto leggere modifiche al trattamento integrativo, uno strumento utile ai dipendenti per poter contare su uno stipendio leggermente più alto a fine mese.
In un contesto così articolato, eterogeneo ed in continua evoluzione come quello relativo ai benefit e gli sgravi offerti dal governo, la gestione delle buste paga è diventata un tema particolarmente complesso per i responsabili delle risorse umane.
Andiamo a vedere tutti i dettagli sul trattamento integrativo, da cos’è a cosa cambia per i dipendenti e per i datori di lavoro nel 2026.
- Cos’è il trattamento integrativo (o bonus Irpef)
- Trattamento integrativo 2026: le novità
- Trattamento integrativo in busta paga: come funziona
- A chi spetta il trattamento integrativo?
- Trattamento integrativo: quando viene pagato
- Digitalizza la gestione delle buste paga con Factorial
- Scopri un software integrato e completo per la gestione delle buste paga
- Domande frequenti
Cos'è il trattamento integrativo (o bonus Irpef)
Come sempre, partiamo da una definizione chiara per evitare confusione: cos’è il trattamento integrativo e cosa cambia nel trattamento integrativo 2026?
Il trattamento integrativo (chiamato anche bonus fiscale o bonus IRPEF) è la manovra relativa al taglio del cuneo fiscale che è stata prevista dalla manovra finanziaria 2020 a partire dal 1 luglio 2020 e dal decreto definito “Cura Italia”, che ha sostituito il vecchio Bonus Renzi. In pratica, si tratta di un credito riconosciuto ai lavoratori dipendenti che rientrano in determinate soglie di reddito e che può tradursi in un aumento del netto in busta paga fino a 1.200 euro all’anno (il cosiddetto bonus 1200 euro), generalmente erogato mese per mese.
Rispetto al Bonus Renzi, il trattamento integrativo ha un meccanismo più strutturato e, soprattutto, è legato al calcolo dell’IRPEF e alle detrazioni da lavoro dipendente: per questo l’importo può variare in base al reddito complessivo e viene spesso confermato (o ricalcolato) con il conguaglio di fine anno.
Nel 2026, come già avvenuto negli aggiornamenti del trattamento integrativo 2024 e del trattamento integrativo 2025, l’attenzione resta sulla corretta verifica dei requisiti e sull’impatto delle regole fiscali (aliquote e detrazioni) nel determinare se, e in che misura, il bonus spetta. In altre parole: più che “chiederlo”, è fondamentale capire come viene calcolato e quando può cambiare durante l’anno.
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Trattamento integrativo 2026: le novità
Dal 2026 il trattamento integrativo resta collegato alle regole IRPEF e alle detrazioni da lavoro dipendente: sono questi due elementi a determinare se il bonus spetta e, soprattutto, in quale misura. In linea generale, le soglie di reddito restano tre:
- fino a 15.000 euro
- tra 15.000 e 28.000 euro
- oltre 28.000 euro
Chi ha un reddito fino a 15.000 euro può ricevere l’importo pieno. Nella fascia 15.000–28.000 euro, invece, il bonus non è automatico: dipende dal rapporto tra imposta lorda e detrazioni e può ridursi progressivamente fino ad azzerarsi con l’aumentare del reddito. Oltre i 28.000 euro, il trattamento integrativo non è previsto.
Rispetto al passato, la platea si è quindi ristretta: in precedenza il beneficio poteva interessare anche redditi più alti, mentre oggi la soglia di riferimento si ferma a 28.000 euro. Le detrazioni da lavoro dipendente seguono la stessa logica “a fasce”, già introdotta negli anni precedenti.
Dal 2026 il trattamento integrativo resta collegato alle regole IRPEF e alle detrazioni da lavoro dipendente: sono questi due elementi a determinare se il bonus spetta e, soprattutto, in quale misura. In particolare, per i redditi fino a 15.000 euro, il riconoscimento dell’importo pieno dipende dal confronto tra imposta lorda e detrazione da lavoro dipendente, considerata secondo le regole previste (con il correttivo dei 75 euro, rapportato al periodo di lavoro).
In linea generale, le soglie di reddito restano tre:
-
fino a 15.000 euro
-
tra 15.000 e 28.000 euro
-
oltre 28.000 euro
Chi rientra fino a 15.000 euro può ricevere l’importo pieno, mentre nella fascia 15.000–28.000 euro il bonus non è automatico: dipende dal rapporto tra imposta lorda e detrazioni e può ridursi progressivamente fino ad azzerarsi con l’aumentare del reddito. Oltre i 28.000 euro, il trattamento integrativo non è previsto.
Rispetto al passato, la platea si è quindi ristretta: in precedenza il beneficio poteva interessare anche redditi più alti, mentre oggi la soglia di riferimento si ferma a 28.000 euro. Le detrazioni da lavoro dipendente seguono la stessa logica “a fasce”, già introdotta negli anni precedenti.
Trattamento integrativo in busta paga: come funziona
Vediamo ora, nel concreto, come funziona il bonus IRPEF in busta paga.
Il trattamento integrativo è un credito d’imposta IRPEF che può tradursi in un aumento del netto fino a 100 euro al mese (per un massimo di 1.200 euro l’anno). È l’evoluzione del vecchio bonus Renzi, introdotto per rendere il beneficio più strutturato e coerente con le regole IRPEF.
Nella maggior parte dei casi, ad esempio per chi ha un contratto di lavoro dipendente stabile e percepisce una retribuzione mensile regolare, il trattamento integrativo viene erogato direttamente in busta paga, mese per mese. Per verificarlo è sufficiente leggere la busta paga, dove può comparire con diciture come “trattamento integrativo”.
Il principale vantaggio è che si tratta di un importo netto: non aumenta il reddito imponibile, ma riduce l’IRPEF dovuta. Di conseguenza, l’importo riconosciuto si riflette direttamente sulla retribuzione percepita dal lavoratore, senza ulteriori trattenute fiscali.
A chi spetta il trattamento integrativo (o bonus Irpef)?
Arriviamo al punto centrale: chi ha diritto al trattamento integrativo in busta paga nel 2026?
Le modifiche introdotte negli ultimi anni non hanno cambiato la platea dei beneficiari: anche nel trattamento integrativo 2026, le categorie che possono accedere al bonus restano le stesse. Rientrano quindi tra i beneficiari:
- lavoratori dipendenti
- soci lavoratori di cooperative
- dipendenti in cassa integrazione (CIG ordinaria, straordinaria, in deroga, assegno ordinario e assegno di solidarietà)
- collaboratori con contratto a progetto o co.co.co.
- stagisti e tirocinanti
- percettori di borse di studio, assegni o premi di studio
- lavoratori socialmente utili
- sacerdoti
- disoccupati che percepiscono NASpI o DIS-COLL
- disoccupati agricoli
- lavoratrici in maternità (congedo obbligatorio) e lavoratori in congedo di paternità
- revisori di società
- amministratori comunali
- addetti della Pubblica Amministrazione
Dal punto di vista del reddito, il trattamento integrativo spetta in generale ai lavoratori con un reddito complessivo fino a 28.000 euro annui. L’importo effettivo varia in base allo scaglione di reddito e al rapporto tra imposta lorda e detrazioni, come previsto dalle regole IRPEF in vigore nel 2026.
Non tutti possono beneficiare del trattamento integrativo: anche nel 2026, il bonus non è previsto per alcune categorie e situazioni specifiche. In particolare, non spetta:
- ai pensionati
- ai lavoratori autonomi (titolari di partita IVA)
- agli incapienti, cioè a chi non ha un’imposta IRPEF sufficiente da “compensare” e quindi non può beneficiare del credito
- a chi ha un reddito complessivo superiore a 28.000 euro annui
In sintesi, nel 2026 il trattamento integrativo resta un beneficio legato al lavoro dipendente e riconosciuto solo entro i limiti di reddito previsti.
Trattamento integrativo 2026: quando viene pagato
Il trattamento integrativo nasce come misura di taglio del cuneo fiscale e, nella maggior parte dei casi, viene riconosciuto mensilmente in busta paga.
Per stabilire se (e quanto) spetta, il datore di lavoro effettua una stima del reddito annuo, moltiplicando la retribuzione mensile per il numero di mensilità previste (12, 13 o 14). In base a questa proiezione, il credito da 100 euro può essere:
- erogato per intero,
- erogato in misura ridotta,
- oppure non riconosciuto.
Tuttavia, l’importo esatto del reddito annuale si conosce solo a fine anno. È quindi in sede di conguaglio fiscale che si verifica se il trattamento integrativo erogato durante l’anno è stato corretto. Se emergono differenze, possono verificarsi due situazioni:
- Conguaglio a credito: il trattamento integrativo ricevuto mese per mese è inferiore a quello effettivamente spettante. In questo caso, il dipendente riceve un rimborso in busta paga.
- Conguaglio a debito: il trattamento integrativo ricevuto è superiore a quanto dovuto. In questo caso, il datore di lavoro recupera l’importo trattenendolo dalla busta paga.
La normativa prevede che, se la somma da restituire supera i 60 euro, il recupero possa avvenire in fino a 8 rate di pari importo, a partire dalla retribuzione del conguaglio (spesso quella di dicembre), fino alla completa restituzione.
Se durante l’anno il reddito cambia in modo significativo (ad esempio per premi, aumenti o variazioni di orario) e c’è il rischio di rientrare in uno scaglione diverso, il dipendente può chiedere al datore di lavoro di:
- non ricevere il trattamento integrativo in busta paga, oppure
- riceverlo in un’unica soluzione in sede di conguaglio fiscale.
Modalità di erogazione da parte dei datori di lavoro
Se il dipendente non comunica espressamente (di solito tramite un modulo) la volontà di non ricevere il trattamento integrativo o di posticiparlo al conguaglio, il datore di lavoro opera come sostituto d’imposta.
In pratica, significa che il datore di lavoro è tenuto a riconoscere il trattamento integrativo in base ai redditi che conosce in quel momento. È importante ricordare che, salvo diverse comunicazioni da parte del dipendente, può considerare solo i redditi erogati dalla propria azienda (e non eventuali altri redditi percepiti nel corso dell’anno).
Nel 2026, alcune categorie di beneficiari che non ricevono una busta paga mensile possono seguire modalità e tempistiche diverse. Ad esempio, per chi percepisce la NASpI, il riconoscimento del bonus può avvenire in momenti specifici dell’anno (spesso in estate).
Accortezze relative all’apposita sezione nel modello 730
Per evitare errori, è utile sapere che gli importi relativi al trattamento integrativo percepito durante l’anno vanno indicati nel modello 730, nella sezione dedicata (ad esempio la C14, quando prevista). Qui devono essere riportate le somme complessive riconosciute dal datore di lavoro o da un altro sostituto d’imposta.
Se invece il lavoratore non ha ricevuto il trattamento integrativo in busta paga, può recuperarlo tramite dichiarazione dei redditi, sotto forma di rimborso. Al contrario, se il bonus è stato percepito in misura superiore al dovuto, la quota in eccesso dovrà essere restituita in sede di conguaglio o dichiarazione.
È bene prestare particolare attenzione quando non è certo di rimanere entro le soglie previste: aumenti, premi produzione o variazioni dell’orario possono far cambiare lo scaglione di riferimento e incidere sul diritto al bonus. In questi casi, il rischio è dover restituire parte di quanto ricevuto durante l’anno.
Nei casi “borderline”, e quando possibile, può essere prudente rinunciare all’erogazione mensile del trattamento integrativo e verificare a fine anno, con il conguaglio, l’importo effettivamente spettante.
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Domande frequenti
Chi ha diritto al trattamento integrativo?
Il trattamento integrativo spetta ai lavoratori dipendenti che rientrano in determinate fasce di reddito. Le categorie che possono beneficiarne includono i lavoratori full-time, i soci di cooperative, i collaboratori a progetto, i disoccupati e altri gruppi come chi è in maternità o paternità. L’importo varia in base alla fascia di reddito.
Come faccio a sapere se mi spetta il bonus fiscale?
Per determinare se hai diritto al bonus Irpef, è necessario confrontare il tuo reddito annuale con le fasce stabilite dalla legge. Se rientri nei requisiti, riceverai un credito fiscale, che sarà erogato mensilmente in busta paga o regolato durante il conguaglio fiscale a fine anno.
Quando viene corrisposto il trattamento integrativo?
Generalmente, il bonus fiscale viene erogato mensilmente insieme alla busta paga. Tuttavia, se ci sono cambiamenti nel reddito durante l’anno, l’importo potrebbe essere rettificato nel conguaglio fiscale, che avviene a fine anno.
Quando devo restituire l’importo del trattamento integrativo?
Il trattamento integrativo deve essere restituito se l’importo erogato risulta maggiore di quello effettivamente spettante. In questi casi, il datore di lavoro tratterrà l’importo in eccesso dalla busta paga o tramite conguaglio fiscale, come previsto dalla normativa.
