Legge sullo smart working: cosa cambia dal 1 agosto 2020

Come cambiano le regole dello smart working dal 1 agosto 2020?

La pandemia di covid-19 ha imposto al governo italiano di attuare delle misure restrittive delle libertà personali e delle modalità di lavoro subordinato in smart working, le quali hanno avuto un forte impatto sulla gestione delle risorse umane per tutte le aziende del Paese.

Queste misure restrittive sono state introdotte dichiarando lo stato di emergenza fino al 31 luglio 2020, di pari passo con la gestione della crisi sanitaria. A partire dal 1 agosto 2020, quindi, era atteso un nuovo decreto legge che andasse a modificare la normativa riguardo alle regole per lo smart working fin qui utilizzate.

Scopriamo insieme cos’è cambiato e qual è la normativa sullo smart working attualmente vigente per datori di lavoro e dipendenti.

Qual è la normativa ordinaria sullo smart working?

Prima di addentrarci nei cambiamenti della legge sullo smart working è importante ricordare qual è la normativa ordinaria in termini di lavoro agile. La normativa che regola questo ambito è la n. 81/2017, la quale definisce gli adempimenti principali riguardanti la gestione dello smart working. Ecco i punti principali della normativa:

Forma, durata e recesso

Secondo la normativa ordinaria, l’accordo per l’attivazione dello smart working (o lavoro agile) deve consistere in un accordo individuale (quindi non collettivo) redatto in forma scritta, anche attraverso la firma digitale, per poter essere regolare dal punto di vista amministrativo. La durata di un accordo di smart working può essere sia di tipo determinato che indeterminato. In quest’ultimo caso il recesso di una delle parti dovrà essere comunicato con un preavviso di almeno 30 giorni.

Contenuto dell’accordo e tutela del lavoratore

La normativa sullo smart working descrive con precisione anche gli elementi che dovranno essere esplicitati all’interno dell’accordo. Questi elementi vengono elencati per delimitare in maniera definita i campi di applicazione dell’accordo e garantire una giusta tutela del lavoratore.

La legge 81 del 2017 prevede che l’accordo di smart working in forma scritta indichi con precisione la durata (se prevista) dell’accordo di smart working, il preavviso necessario per poter esercitare il recesso, la strumentazione tecnologica fornita al fine di compiere al meglio la mansione lavorativa, le modalità di esercizio del potere di controllo all’esterno dei locali di lavoro nonché i tempi di riposo del lavoratore e le tecniche organizzative messe in atto per garantire il diritto alla disconnessione.

Retribuzione, sicurezza e diritto all’apprendimento

Infine, all’interno della legge vengono definite le regole generali a tutela del profilo di retribuzione, rischio e sviluppo professionale del lavoratore dipendente.

Per quanto riguarda la retribuzione, la legge stabilisce che il lavoratore che svolge il proprio lavoro in smart working ha diritto ad un trattamento economico pari a quello applicato, in linea generale seguendo i relativi contratti collettivi, ai lavoratori che svolgono le proprie mansioni esclusivamente all’interno dei locali aziendali.

Riguardo la tutela della sicurezza del lavoratore, il datore di lavoro dovrà garantire la stessa tramite le opportune azioni di informazione, prevenzione e tutela in relazione allo svolgimento del proprio lavoro al di fuori dei locali aziendali.

Concludendo, la norma stabilisce che al dipendente deve essere garantito il diritto all’apprendimento continuo e alla certificazione delle competenze acquisite.

Smart working dal 1 agosto: cosa cambia per le aziende

Ora che abbiamo un’idea generale della normativa, possiamo addentrarci più facilmente nella spiegazione di cosa cambia a partire dal 1 agosto 2020.

A partire da tale data, vista la cessazione dello stato di emergenza, sarebbe cessata la possibilità da parte dei datori di lavoro privati di poter adibire i propri lavoratori allo smart working senza accordo individuale tra le parti.

Poco prima di questa data però, il governo ha preso la decisione di estendere lo stato di emergenza fino al 15 ottobre 2020, rendendo la scadenza del 1 agosto non più rilevante. Lo stato di emergenza è stato esteso con l’entrata in vigore della legge 83/2020, la quale prevede una proroga del periodo transitorio durante il quale è permesso lo svolgimento di prestazioni lavorative tramite una procedura di smart working semplificato.

Come conseguenza, rimangono in vigore alcune disposizioni contenute nel cosiddetto “Decreto Rilancio” secondo le quali:

  • fino al 15 ottobre 2020 i datori di lavoro privati possono implementare lo smart working a tutti i rapporti di lavoro subordinato.
  • fino al 14 settembre 2020 i lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori di 14 anni hanno diritto allo smart working, se compatibile con la propria specifica mansione
  • fino al 15 ottobre 2020, i lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione dell’età o della condizione hanno diritto allo smart working purché sia compatibile con la propria mansione

In linea generale, il datore di lavoro può quindi accedere fino al 15 ottobre 2020 alla procedura semplificata in deroga alla legge sullo smart working, messa a disposizione dalla pubblica amministrazione per il caricamento massivo delle comunicazioni di smart working senza accordo individuale.

Superata la scadenza del 15 ottobre, se lo stato di emergenza dovesse cessare, il lavoro agile potrà essere attivato dai datori di lavoro solo attraverso la stesura di un accordo individuale in forma scritta e che contenga gli elementi di cui abbiamo parlato in precedenza.

Allo stato attuale, non è facile prevedere se lo stato di emergenza proseguirà e se eventualmente le due scadenze combaceranno. Il futuro dello smart working in Italia è in continuo divenire, e sarà molto importante nei prossimi mesi rimanere aggiornati sui nuovi provvedimenti del governo.

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