Bonus in busta paga: le informazioni per i datori di lavoro

Come funziona il bonus in busta paga 2020?

In questo anno pieno di capovolgimenti, decreti e provvedimenti mantenere chiarezza e conformità nella gestione delle buste paga è diventato molto complesso, soprattutto dal punto di vista fiscale. I detentori di partita IVA hanno visto susseguirsi una serie di cambiamenti e proroghe difficili da seguire, quindi la confusione è un aspetto piuttosto normale.

Quest’anno, dopo l’abrogazione avvenuta il 5 febbraio dell’articolo 13 comma 1bis della legge 190/2014 (il cosiddetto “bonus renzi”) è avvenuto un cambio importante riguardo alla gestione tributaria degli stipendi dei lavoratori dipendenti, che è importante vedere nel dettaglio.

Se sei un responsabile delle risorse umane, in questo articolo troverai più dettagli su come funziona il bonus in busta paga 2020, a chi spetta e quali sono le cose principali da sapere.

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Bonus in busta paga 2020: cos’è

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire bene di cosa si tratta. Il bonus in busta paga consiste in un contributo nello stipendio di lavoratori dipendenti e assimilati, che va quindi ad aumentare il netto percepito dal lavoratore stesso.

Questo contributo deriva da un taglio al cuneo fiscale ed è rappresentato quindi da uno sgravio fiscale per il lavoratore dipendente. Non consiste quindi in un bonus supplementare alla paga normalmente percepita. Il bonus fiscale in busta paga è stato previsto dal decreto legge n.3 del 5 febbraio 2020 il quale prevede appunto un taglio del cuneo fiscale, che permetterà a molti contribuenti italiani di beneficiare di 100€. Quasi 20 milioni di italiani, infatti, subiranno l’effetto del bonus e nello specifico (anche se in maniera diversa) i lavoratori dipendenti con un reddito compreso tra gli 8.174 e i 40.000 euro.

Come funziona il bonus in busta paga? A chi spetta?

Vediamo ora più nel dettaglio come funziona il bonus in busta paga e chi ne ha effettivamente diritto. Come abbiamo detto, il bonus in busta paga 2020 spetta a tutti i lavoratori dipendenti e assimilati il cui reddito rientri tra gli 8.174 e i 40.000 euro. Questo significa che tutti questi dipendenti vedranno aumentare la loro busta paga allo stesso modo? Non esattamente.

Fino al 1°luglio 2020, tutti i lavoratori dipendenti con redditi fino a 26.600 euro hanno percepito la busta paga con il “bonus renzi” (i famosi 80 euro previsti dall’ex primo ministro nel 2014). Ciò significa che questi lavoratori vedranno aumentare il loro beneficio in busa paga di 20€ per raggiungere la soglia dei 100.

Il beneficio maggiore, in termini di aumento dello stipendio netto, lo avranno i lavoratori con redditi compresi tra i 26.600 e i 28.000 euro. Nel loro caso, infatti, l’aumento si traduce in 100 euro netti al mese, in quanto precedentemente esclusi dal bonus renzi. Superati i 28.000 euro annuali, il bonus fiscale in busta paga si riduce progressivamente a scaglioni fino ad azzerarsi una volta arrivati alla soglia dei 40.000 euro.

Con questa manovra il governo continua ad utilizzare le risorse previste dal famoso “bonus renzi” aumentando il beneficio globale grazie al decreto legge sul taglio del cuneo fiscale. Inoltre, il decreto prevede una soglia di reddito massima più alta per poter beneficiare del bonus, che passa dai precedenti 26.600 agli attuali 40.000.

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Bonus fiscale in busta paga: istruzioni per i datori di lavoro

Come datore di lavoro o responsabile delle risorse umane è importante che tu conosca le implicazioni di queste manovre sulle buste paga dei tuoi dipendenti. Ogni azienda, infatti, agisce da sostituto d’imposta nei confronti dei lavoratori dipendenti ed è quindi responsabilità dell’azienda conteggiare in modo corretto gli oneri tributari da trattenere al dipendente.

Al comma 1 dell’articolo 3 del decreto relativo al taglio del cuneo fiscale, viene specificato che il datore di lavoro dovrà corrispondere il trattamento integrativo (ovvero lo sgravio fiscale) fra tutte le retribuzioni a partire dal 1°luglio 2020. Lo stesso datore di lavoro dovrà poi, in sede di conguaglio IRPEF (che avviene solitamente nel mese di dicembre), verificare che il bonus fosse effettivamente spettante.

Nel caso in cui i lavoratori dipendenti abbiano percepito in maniera erronea il trattamento integrativo, lo stesso datore di lavoro potrà recuperare il relativo importo.

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