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Riposo compensativo: come ottimizzare la gestione di riposi e straordinari per creare valore in azienda

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8 minuti di lettura
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Come gestisci il riposo compensativo in azienda? Sai quando devi concederlo, come funziona e quando il lavoratore ne ha diritto?

Il riposo compensativo, o recupero compensativo, spetta a tutti i dipendenti a cui hai chiesto di lavorare in uno o più giorni festivi (domeniche, Natale, Pasqua, Ferragosto). La regola generale impone di concedere al lavoratore un giorno di riposo subito dopo che ha prestato lavoro in un giorno festivo.

In questo approfondimento, scoprirai come gestire al meglio il giorno di riposo da concedere, cosa prevede la legge, come e se devi pagarlo e tanti altri aspetti collegati al tema.

Cos'è il riposo compensativo  

Il riposo compensativo si riferisce a un periodo di tempo, di solito uno o due giorni, che devi concedere al lavoratore in modo che possa recuperare le energie dopo aver prestato servizio in uno o più giorni festivi.

Tieni presente che, di norma, quando chiedi a un dipendente di lavorare in un giorno festivo, sei tenuto a retribuire la giornata lavorativa includendo sia la maggiorazione sia gli straordinari festivi.

Se desideri evitare di pagare gli straordinari, puoi concedere il riposo compensativo. 

Ci sono anche situazioni in cui il ricorso al riposo compensativo non è possibile. Ad esempio, durante il periodo natalizio, può essere difficile lavorare con personale ridotto. Tuttavia, ci sono anche casi in cui sei costretto a concedere il riposo compensativo, in particolare quando il lavoratore ha già svolto 6 giorni di lavoro consecutivo.

In ogni caso, è importante conoscere le norme sulla materia e gestire correttamente il riposo compensativo per garantire la salute e la produttività dei lavoratori. In particolare, il d.lgs. 66/2003 riconosce al dipendente il diritto al riposo e pertanto non hai altra scelta che concedere il giorno di riposo. 

👉 Leggi anche: “Work life balance: 10 consigli per rendere i tuoi dipendenti più soddisfatti del proprio lavoro”

Quando si ha diritto al riposo compensativo 

Come anticipato, puoi concedere il riposo compensativo al dipendente che ha lavorato per 6 giorni consecutivi

La legge, per evitare l’abuso dei riposi compensativi, invita i datori a concedere sempre un giorno di riposo che, normalmente, coincide con la domenica.

Tuttavia, alcune attività, come quelle operanti nel settore della ristorazione o della grande distribuzione, spesso sono aperte anche di domenica. Di conseguenza, può capitare che ci sia la necessità di lavorare per più di 6 giorni. 

Quando questo accade, scatta il diritto al riposo compensativo, che dovresti garantire il prima possibile: il lunedì o al massimo il martedì.

È bene specificare che il diritto al riposo compensativo è disciplinato dal CCNL. Pertanto, alcuni contratti di lavoro potrebbero prevedere condizioni più stringenti da rispettare. 

Tipicamente, i contratti dei metalmeccanici prevedono che il diritto al riposo compensativo spetti anche al lavoratore che ha prestato servizio di notte a cavallo tra il sabato e la domenica.

Come funziona il riposo compensativo 

Riassumendo e integrando, il riposo compensativo è lo strumento che puoi utilizzare per garantire il diritto al riposo settimanale, che spetta a tutti i lavoratori che prestano servizio per 6 giorni consecutivi.

Come datore di lavoro, per evitare di violare la legge, ti invitiamo a:

Quando per esigenze aziendali non puoi concedere il giorno di riposo spettante al lavoratore, sei tenuto a concedere un giorno di riposo il prima possibile.

Ti ricordiamo inoltre che:

  • Devi riconoscere una maggiorazione sullo stipendio a tutti i lavoratori che prestano servizio nei giorni festivi
  • In ogni caso, un lavoratore non può superare le 250 ore annuali di straordinario

In definitiva, il riposo settimanale è un diritto irrinunciabile che devi garantire ai lavoratori. Quando per motivi eccezionali un dipendente non può fruirne, allora scatta il diritto al riposo compensativo.

Reperibilità durante il riposo compensativo 

Per quanto riguarda la reperibilità il primo aspetto da sottolineare è che non ci sono leggi a livello nazionale a cui puoi fare riferimento. 

Spetta ai CCNL stabilire le modalità e modi in cui le aziende possono gestire le reperibilità. Ad esempio, il settore pubblico fa riferimento ai contratti collettivi ARAN i quali stabiliscono alcuni punti che troviamo in tanti altri contratti collettivi.

I principali sono: 

  • La reperibilità può essere prevista nei soli settori in cui è necessario assicurare continuità di prestazioni e servizi 
  • Il periodo di reperibilità può estendersi per un massimo di 12 ore 
  • In caso di chiamata il lavoratore ha diritto alla retribuzione straordinaria più un’indennità 

Inoltre, è bene sottolineare che non è possibile chiedere a un lavoratore di essere reperibile durante le ferie, come stabilito dalla sentenza 27057/2013 emessa dalla Corte di Cassazione. Diversamente, è possibile chiedere la reperibilità durante i giorni di riposo. 

In linea generale, puoi chiedere al dipendente di essere reperibile anche nel giorno di riposo compensativo, poiché il solo obbligo di reperibilità non implica la perdita del diritto alla fruizione del riposo.

Per una migliore gestione della reperibilità e del riposo compensativo, è utile sapere quanto stabilito dal Tribunale di Genova nel 2008. 

La sentenza ha ribadito che la reperibilità, quando non esercitata, non dà alcun diritto al lavoratore e che il lavoratore non può chiedere né un giorno di riposo compensativo né una maggiorazione sullo stipendio.

Quanto appena detto però, non ti solleva da una gestione attenta della situazione: il diritto al riposo settimanale è un diritto dei lavoratori e non concedere il giorno di riposo compensativo vuol dire violare l’articolo 36 della Costituzione.

Il riposo compensativo viene pagato? 

Come abbiamo visto, il riposo compensativo serve a far recuperare al lavoratore il giorno di riposo spettante ma non fruito. 

Ciò significa che il giorno di riposo non è retribuito, poiché la busta paga è già determinata considerando i giorni di riposo spettanti al lavoratore.

Al contrario, se decidi di non concedere il riposo compensativo, allora la giornata di lavoro deve essere retribuita. Al lavoratore spetta un compenso ben superiore, poiché le ore lavorate rientrano tra le ore di straordinario. Inoltre, se il giorno di lavoro coincide con un giorno festivo, devi includere un’ulteriore maggiorazione.

Per conoscere l’esatto importo da aggiungere alla busta paga quando un lavoratore non fruisce del riposo compensativo, è necessario consultare quanto stabilito nel CCNL applicato. 

Ad esempio, il CCNL commercio prevede un aumento del: 

  • 15% per le ore di lavoro dalla 41esima alla 48esima ora a settimana 
  • 20% per le ore di lavoro oltre le 48 ore a settimana

Ma non è tutto: nel caso in cui il dipendente lavori durante un giorno festivo, dovrai aggiungere alla busta paga un ulteriore 35% che può arrivare al 55% in caso di straordinari in giorni festivi e di notte.

Come richiederlo

Di norma non è compito del lavoratore richiedere di fruire del riposo compensativo. Se l’azienda funziona perfettamente, è il responsabile HR che si occupa sia di chiedere al lavoratore di saltare il giorno di riposo sia di comunicargli quando può recuperarlo.

Come datore di lavoro, ti consigliamo di tenere sempre sotto controllo la situazione, magari utilizzando appositi software HR che possono aiutarti a:

In questo modo, eviti che si verifichino situazioni difficili da gestire. Altrimenti, se non si tiene traccia della situazione aziendale, il dipendente potrebbe contattare il sindacato e segnalare la mancata fruizione dei giorni di riposo previsti dalla legge. 

Le conseguenze possono essere molto spiacevoli, specialmente se il lavoratore intenta una causa chiedendo il risarcimento dei danni morali causati dall’aver lavorato senza fruire di uno o più giorni di riposo.

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Se desideri evitare l’abuso di strumenti come il riposo compensativo e se hai sempre più difficoltà a gestire i turni di lavoro in azienda, insieme alle varie richieste di ferie e permessi, probabilmente non hai ancora implementato alcun software in grado di gestire per te questi processi. 

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Riposo compensativo: le conclusioni 

In questo articolo ci siamo concentrati sul riposo compensativo scoprendo che può essere concesso a tutti i dipendenti che hanno lavorato per più di 6 giorni consecutivi

Concedere il riposo compensativo è l’unico modo per evitare il pagamento delle ore di straordinario e per rispettare quanto previsto dalle leggi e dalla Costituzione. 

Tuttavia, il nostro consiglio è di cercare sempre di garantire ai dipendenti il diritto al riposo settimanale, è importante tenere presente che lo sforzo dei dipendenti dovrebbe essere equilibrato e il riposo compensativo non dovrebbe diventare la norma.

In conclusione, sebbene a volte sia necessario richiedere ai lavoratori uno sforzo in più a causa di circostanze eccezionali, nella maggior parte dei casi è possibile gestire la situazione aziendale in modo efficiente e senza ricorrere agli straordinari dei dipendenti. 

Come abbiamo visto, la tecnologia e l’utilizzo di giusti software possono aiutarti a migliorare la produttività dell’organizzazione e allo stesso tempo, preservare il morale e la salute dei dipendenti.

Le risposte a tutti i dubbi sul lavoro straordinario e riposo compensativo 

Nel tentativo di fare chiarezza, ecco le risposte della nostra consulente del lavoro, Federica Petrucci, a tutti i dubbi esposti da chi ci segue e legge.

1) Cos’è il riposo compensativo (e quando si può usare)

Il riposo compensativo è un istituto del diritto del lavoro che permette al dipendente di recuperare le ore prestate oltre l’orario contrattuale ordinario (lavoro straordinario) attraverso ore o giornate di libertà dal lavoro, anziché riceverne esclusivamente il pagamento in busta paga. Questo meccanismo trasforma lo straordinario in una sorta di “banca delle ore”, dove il tempo lavorato in eccedenza viene restituito come tempo di riposo per favorire il recupero delle energie psicofisiche.

Chiarito questo, vediamo dove nascono le criticità.

2) Come gestire la copertura dei turni in caso di riposo compensativo

Se il pagamento dello straordinario ha un impatto immediato sui costi, il riposo compensativo ha un impatto differito sulla capacità produttiva. Quando un lavoratore utilizza il riposo compensativo, non è presente in servizio. Quindi per evitare buchi di copertura, è fondamentale stabilire criteri chiari di fruizione, definendo – per esempio – i periodi dell’anno (ad esempio i picchi stagionali) in cui il recupero delle ore è sospeso o limitato. Può essere utile anche fissare una scadenza (ad esempio 12 o 24 mesi) per l’utilizzo delle ore accumulate, in modo da evitare la richiesta massiva di riposi a fine anno o prima delle cessazioni di rapporto.

3) Il rischio più frequente

Se più persone hanno accumulato ore nello stesso periodo, il rischio è quindi quello di trovarsi con turni scoperti o carichi di lavoro sbilanciati. Questo può complicare le cose nei settori con turnazione rigida, organico ridotto o picchi stagionali oppure dove il servizio deve essere garantito (sanità, commercio, logistica, ristorazione). Il paradosso? Per coprire il riposo compensativo di qualcuno si rischia di generare nuovo straordinario per altri.

4) Il riposo compensativo è obbligatorio o a scelta?

In molti settori, la scelta tra pagamento e riposo è frutto di un accordo tra datore di lavoro e dipendente. Tuttavia, se il CCNL prevede l’istituzione della Banca delle Ore, il riposo può diventare la modalità predefinita di compensazione. Esiste un solo caso di obbligatorietà per legge, ovvero quando lo straordinario impedisce di usufruire del riposo settimanale o nei giorni festivi. In questo caso recupero è necessario per garantire la tutela della salute del lavoratore.

5) Se scelgo il riposo, perdo la maggiorazione dello straordinario?

Anche questa è stata una domanda frequente, e la risposta è: no. Nella quasi totalità dei contratti, il riposo compensativo sostituisce solo le “ore base” lavorate. La maggiorazione percentuale (es. il 15%, 25% o 30% in più rispetto alla paga oraria ordinaria) deve essere comunque corrisposta in busta paga nel mese in cui lo straordinario è stato effettuato.

7) Esiste un limite massimo di ore accumulabili?

Sì, i limiti sono sia legali che contrattuali. Nel dettaglio, la legge prevede che lavoro straordinario non può superare le 250 ore annuali (salvo diverse disposizioni del CCNL, più favorevoli), mentre ci sono molte aziende che a livello contrattuale impongono un tetto massimo di ora accantonabili (es. 40 o 80 ore) oltre il quale le ore eccedenti devono essere necessariamente pagate.

8) Cosa succede se le ore di riposo non vengono utilizzate?

Se il dipendente non riesce a fruire dei riposi entro i termini stabiliti dal contratto, o in caso di cessazione del rapporto di lavoro (dimissioni o licenziamento), l’azienda ha l’obbligo di monetizzare le ore residue. In questo caso, le ore accumulate vengono pagate con la retribuzione in vigore al momento della liquidazione, con il relativo versamento dei contributi previdenziali.

9) Il datore di lavoro può decidere quando riconoscere il giorno del recupero?

Questo è un dubbio che hanno in molti, soprattutto perché spesso i riposi compensativi vengono pensati per allungare le ferie o godere di un giorno libero quando si crede più opportuno farlo. Ebbene, la gestione del riposo compensativo segue logiche simili a quelle delle ferie. Questo non vuol dire che si può sempre utilizzare per prolungare queste, al contrario, significa che deve esserci un accordo tra le parti. Quindi, il datore di lavoro può rifiutare una richiesta di recupero se questa compromette la continuità produttiva, ma non può imporre unilateralmente il riposo per scaricare la banca delle ore senza un giustificato motivo organizzativo o un accordo collettivo.

 

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