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Gestione del Talento

Guida ai fringe benefit 2026: cosa sono e come utilizzarli in azienda

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9 minuti di lettura
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Sai cosa sono e quali sono i fringe benefit più comuni? Stai pensando di offrirli ai tuoi dipendenti?

Questi benefit rappresentano una componente sempre più strategica della retribuzione e del welfare aziendale.

Ma come funzionano esattamente con le normative attuali? In questa guida completa, analizziamo cosa sono, le soglie di esenzione fiscale in vigore, chi può beneficiarne e come vengono calcolati in busta paga.

Scopriremo perché questi compensi in natura sono uno strumento fondamentale per migliorare il benessere del team e ottimizzare il cuneo fiscale per l’azienda, fidelizzando i migliori talenti.

Che cosa sono i fringe benefit 

I fringe benefit sono beni o servizi che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti come forma di retribuzione aggiuntiva rispetto allo stipendio. In altre parole, si tratta di compensi non monetari che possono aiutare i lavoratori a sostenere alcune spese senza incidere direttamente sulla retribuzione netta.

Nel contesto dei benefit aziendali, i fringe benefit vengono spesso definiti anche “compensi in natura”, proprio perché non sono erogati in denaro ma sotto forma di beni, servizi o rimborsi.

La retribuzione in natura è regolamentata nel nostro ordinamento, in particolare dall’articolo 2099 del Codice Civile, che specifica che il compenso al prestatore di lavoro può essere integrato tramite strumenti quali:

  • Partecipazione agli utili
  • Provvigioni
  • Prestazioni in natura

È proprio in quest’ultima categoria che rientrano i fringe benefit. Dal punto di vista fiscale, questi benefit concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente solo se il loro valore complessivo supera le soglie previste dalla normativa vigente. Per il triennio 2025-2027, i limiti di esenzione sono fissati a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico.

Se invece il valore complessivo dei fringe benefit rimane entro tali soglie, questi non concorrono alla formazione del reddito imponibile né della base imponibile previdenziale, in applicazione del principio di armonizzazione previsto dal D.Lgs. n. 314/1997.

Chi può usufruirne

Tutti i lavoratori hanno la possibilità di accesso ai fringe benefit, poiché le norme in tal senso non impongono alcun limite. 

La decisione su quali compensi in natura offrire ai lavoratori e l’implementazione delle regole per il loro utilizzo spettano al datore di lavoro.

Generalmente, questo strumento è prevalentemente previsto nelle medio-grandi aziende, e a beneficiarne sono spesso lavoratori di categorie come dirigenti e quadri. Tuttavia, non mancano situazioni in cui tali vantaggi sono estesi ad altre figure all’interno dell’organizzazione, come impiegati e operai.

I fringe benefit infatti possono venire incontro alle esigenze di diverse categorie di lavoratori. Pensa ad esempio a: 

  • Dirigenti aziendali: i quali potrebbero aver bisogno di fringe benefit auto aziendali o apprezzare la possibilità di stipulare un’assicurazione sulla vita a tutela della propria famiglia.
  • Lavoratori pendolari: anch’essi potrebbero trovare conveniente fruire di un auto aziendale o ricevere un bonus dall’azienda che possa ridurre le spese sostenute per i biglietti dell’autobus o del treno. 
  • Ricercatori: lavoratori dediti alle attività di ricerca e sviluppo potrebbero trovare assolutamente convenienti ricevere fringe benefit come agevolazioni per l’acquisto di attrezzature tecnologiche o partecipare gratuitamente a corsi di alta formazione.

In sostanza, è l’azienda che ha la libertà di decidere se offrire fringe benefit e a quali categorie di lavoratori concederli.

È importante sottolineare che questa forma di compenso in natura non solo integra lo stipendio, ma spesso rappresenta un beneficio che indirettamente contribuisce anche al vantaggio dell’azienda stessa. Un esempio significativo è l’auto aziendale, utilizzata dal lavoratore per spostamenti relativi alle attività svolte per l’organizzazione, o strumenti tecnologici come PC e tablet, impiegati per scopi professionali.

Infine, va precisato che i fringe benefit sono utilizzati dall’azienda non solo come forma di welfare aziendale e incentivo per migliorare l’employee engagement e il wellbeing aziendale, ma anche come strategia per ridurre l’onere fiscale e contributivo. 

A titolo di esempio, dal punto di vista fiscale, può risultare più vantaggioso per il datore fornire ai lavoratori un tablet o uno smartphone aziendale anziché garantire uno stipendio più elevato.

Valore e tassazione dei fringe benefit nel 2026

Nel 2026, la disciplina dei fringe benefit è regolata dalla normativa introdotta con la Legge di Bilancio 2024 e confermata dalla Legge di Bilancio 2025 per il triennio 2025-2027.

Le soglie di esenzione fiscale sono pari a:

  • 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti
  • 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico

Entro questi limiti, i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente né della base imponibile previdenziale.

All’interno di queste soglie rientrano anche le somme erogate o rimborsate per:

  • il pagamento delle utenze domestiche (luce, gas, acqua)
  • l’affitto della prima casa
  • gli interessi sul mutuo della prima casa

È importante ricordare che, in caso di superamento della soglia, l’intero valore dei fringe benefit diventa imponibile, e non soltanto la parte eccedente.

Rispetto agli anni precedenti, il quadro normativo risulta oggi più stabile: le soglie restano valide fino al 2027, permettendo alle aziende di pianificare con maggiore certezza le proprie politiche di welfare e ottimizzare la gestione fiscale dei benefit.

Come si calcolano i fringe benefit in busta paga 

Per calcolare correttamente i fringe benefit in busta paga è necessario considerare la tipologia di bene o servizio erogato. Le modalità di valorizzazione, infatti, cambiano a seconda del benefit riconosciuto al dipendente e della disciplina fiscale applicabile.

Per questo motivo non esiste un unico criterio valido per tutti i fringe benefit: il calcolo va effettuato caso per caso, tenendo conto della natura del benefit, delle eventuali soglie di esenzione e delle regole previste dalla normativa vigente.

Vediamo alcuni dei casi più comuni.

Fringe benefit: auto aziendale

L’auto aziendale è uno dei fringe benefit più diffusi. Il valore da inserire in busta paga viene determinato sulla base delle tabelle ACI, che stabiliscono un costo chilometrico convenzionale.

Nel caso di auto concesse in uso promiscuo (lavoro + uso personale), la tassazione nel 2026 varia in base alla tipologia di veicolo:

  • 10% del costo chilometrico per veicoli elettrici
  • 20% per veicoli ibridi plug-in
  • 50% per veicoli tradizionali (benzina, diesel, GPL)

Il valore viene calcolato su una percorrenza standard di 15.000 km annui. È importante considerare che possono applicarsi regole diverse per veicoli assegnati prima del 2025.

Fringe benefit: telefono cellulare

Lo smartphone aziendale può rientrare tra i fringe benefit, ma il trattamento fiscale dipende dall’uso che ne fa il dipendente.

Se il dispositivo è utilizzato esclusivamente per finalità lavorative, in genere non genera reddito imponibile.
Se invece è previsto anche un utilizzo personale, il valore del benefit può essere soggetto a tassazione, in base alle modalità di assegnazione e utilizzo.

Fringe benefit: buoni pasto

I buoni pasto rappresentano uno dei benefit più diffusi.

Dal punto di vista fiscale:

  • fino a 4 euro al giorno per i buoni cartacei non concorrono a formare reddito
  • fino a 8 euro al giorno per quelli elettronici restano esenti

Gli importi eccedenti queste soglie sono invece soggetti a tassazione.

Fringe benefit: assicurazione sulla vita

Un altro fringe benefit apprezzato consiste nell’offrire ai lavoratori l’accesso a un’assicurazione sulla vita. 

In questo caso, chi stipula l’assicurazione ha diritto a una detrazione d’imposta del 19%, fino a un massimo di 1.291,14 euro. La detrazione è garantita se il lavoratore subisce un infortunio che comporta un’invalidità permanente pari o superiore al 5%, o nel caso di decesso.

Fringe benefit: bonus carburante

Un ulteriore fringe benefit comune è rappresentato dal bonus carburante. Le aziende hanno facoltà di erogare ai dipendenti somme o titoli di valore non superiori a 200 euro per l’acquisto di carburante. 

Questo beneficio è non imponibile fiscalmente e deducibile per l’impresa. Al fine di applicare correttamente il bonus in busta paga e la relativa tassazione, bisogna calcolare la somma erogata sommarla agli altri eventuali bonus e verificare se l’importo supera o meno le soglie previste. 

Fringe benefit: contributo alloggio

Tra i fringe benefit possono rientrare anche contributi per l’alloggio, soprattutto per dipendenti che si trasferiscono per lavoro.

Nel 2026, entro le soglie di esenzione previste:

  • 1.000 euro per tutti i dipendenti
  • 2.000 euro per lavoratori con figli a carico

rientrano anche le somme erogate o rimborsate per:

  • affitto della prima casa
  • interessi sul mutuo della prima casa

Questo rende il contributo alloggio uno dei benefit più rilevanti per supportare concretamente i lavoratori.

Tipologie ed esempi di fringe benefit

Esistono diverse tipologie di fringe benefit che possono essere offerti ai dipendenti, e la decisione su quali erogare dipende dalle esigenze dei lavoratori e dalle possibilità dell’azienda. 

In linea generale, è possibile categorizzare i fringe benefit in diverse aree:

  • Trasporti: In questa categoria rientrano vantaggi come l’auto aziendale, altre tipologie di veicoli aziendali (come moto o biciclette), e agevolazioni per il pagamento dei costi dei mezzi pubblici, specialmente per i lavoratori pendolari.
  • Generi alimentari: I benefit in questa categoria includono buoni pasto, voucher per l’acquisto di generi alimentari, e la possibilità di usufruire di una mensa aziendale.
  • Tecnologia: Qui troviamo benefit come telefono aziendale, fornitura di computer portatili o altri dispositivi tecnologici, e agevolazioni per l’acquisto di dispositivi elettronici personali.
  • Educazione: Questa categoria comprende borse di studio per dipendenti o loro familiari, corsi di formazione e aggiornamento professionale finanziati dall’azienda, e agevolazioni per la partecipazione a eventi formativi.
  • Casa e affitto: Benefici relativi all’abitazione, come l’assegnazione di immobili in locazione, uso o comodato, e agevolazioni per l’affitto di alloggi per i dipendenti.
  • Assicurazioni: Questa categoria include coperture sanitarie, polizze assicurative vita o contro gli infortuni, e assicurazioni per veicoli aziendali.
  • Altri servizi finanziari: Benefit come prestiti personali agevolati, agevolazioni per il rimborso di spese finanziarie o l’erogazione di stock options.

Questi sono solo alcuni dei principali esempi di fringe benefit. Come abbiamo visto in questa guida, è importante non solo conoscerli tutti, ma anche trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dei dipendenti e le risorse disponibili per l’azienda. 

Un mix ben ponderato di questi benefici può sicuramente contribuire a migliorare la soddisfazione dei dipendenti e promuovere un ambiente lavorativo positivo.

Per gestire in modo efficiente i fringe benefit, consigliamo di utilizzare un software gestionale dedicato come Factorial

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Inoltre, un software gestionale aziendale assicura che tutti i benefici per i dipendenti vengano calcolati correttamente ogni mese, evitando errori dovuti da un calcolo errato della tassazione applicabile. 

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Domande frequenti

Che cosa sono i fringe benefit?

I fringe benefit sono beni e servizi che il datore di lavoro offre ai dipendenti in aggiunta allo stipendio. Si tratta di una forma di retribuzione non monetaria che integra quella economica e può includere, ad esempio, auto aziendale, dispositivi tecnologici o assicurazioni.

Entro determinate soglie, questi benefit godono di un trattamento fiscale agevolato, risultando vantaggiosi sia per l’azienda che per il lavoratore.

Quali sono le soglie esentasse dei fringe benefit nel 2026?

Per il triennio 2025-2027, quindi anche per il 2026, i fringe benefit sono esenti da tassazione fino a:

  • 1.000 euro per tutti i lavoratori dipendenti
  • 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico

Se il valore totale dei benefit supera queste soglie, l’intero importo diventa imponibile.

Quali sono alcuni esempi di fringe benefit?

Tra i fringe benefit più comuni troviamo:

  • auto aziendale
  • smartphone o computer
  • polizze assicurative
  • buoni acquisto e voucher

I fringe benefit possono essere erogati sia sotto forma di beni (come un’auto aziendale) sia di servizi (come corsi di formazione o abbonamenti a palestra).

Cosa succede se si supera la soglia esentasse?

Se il valore complessivo dei fringe benefit supera la soglia prevista (1.000 o 2.000 euro), l’intero importo diventa imponibile, e non solo la parte eccedente.

Questo significa che il lavoratore sarà soggetto a tassazione sull’intero valore dei benefit ricevuti.

I buoni pasto sono considerati fringe benefit?

I buoni pasto rientrano tra i benefit aziendali, ma seguono una disciplina fiscale specifica e non sono considerati fringe benefit “classici”.

Sono esenti da tassazione fino a:

  • 4 euro al giorno se cartacei
  • 8 euro al giorno se elettronici

Per gli importi superiori, è imponibile solo la parte eccedente.

Entro quando devono essere erogati i fringe benefit?

Per i redditi da lavoro dipendente si applica il principio di cassa “allargato”.

Questo significa che i fringe benefit relativi al 2025 possono essere erogati entro il 12 gennaio 2026 ed essere comunque considerati fiscalmente nel 2025.

Se invece vengono erogati a partire dal 13 gennaio 2026, rientrano nel nuovo anno fiscale e incidono sui limiti di esenzione del 2026.

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