Tra gli aspetti più delicati da gestire quando si presenta una comunicazione di dimissioni c’è la data di decorrenza, un elemento spesso sottovalutato ma fondamentale per evitare errori formali, contestazioni e problemi nel calcolo del preavviso. Nella pratica, infatti, una compilazione non corretta del modulo telematico può generare conseguenze sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro, incidendo sulla cessazione del rapporto e sugli adempimenti amministrativi collegati.
Comprendere da quando scatta il periodo di decorrenza, come si determina e quali sono gli errori più frequenti consente di gestire correttamente una fase importante del rapporto di lavoro.
- Che cos’è la data decorrenza dimissioni
- Come si calcola la data decorrenza dimissioni
- La data decorrenza dimissioni nei principali contratti
- Situazioni particolari e deroghe
- Domande frequenti (FAQ)
Che cos'è la data decorrenza dimissioni
La data di decorrenza delle dimissioni indica il momento a partire dal quale il rapporto di lavoro si considera formalmente cessato. Dal punto di vista operativo, coincide con il giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.
Questo significa, ad esempio, che se l’ultimo giorno lavorato è il 30 giugno 2026, la data di decorrenza da indicare nel modulo telematico sarà 1° luglio 2026.
Si tratta di un aspetto che genera spesso confusione, perché si tende a ritenere che debba essere indicata la data dell’ultimo giorno di attività lavorativa. In realtà, secondo le istruzioni ministeriali, nel modulo va riportato il primo giorno in cui il rapporto non è più in essere.
Come si calcola la data decorrenza dimissioni
Determinare con esattezza la data di decorrenza delle dimissioni è un’operazione che richiede l’analisi di diversi fattori contrattuali. Non si tratta di un calcolo univoco, poiché dipende dalle specifiche del rapporto di lavoro e dalle norme stabilite dalla contrattazione collettiva.
Per procedere correttamente, è essenziale identificare innanzitutto la durata del periodo di preavviso. Questo valore non è standard, ma viene definito in base a quattro variabili principali:
- il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di riferimento;
- il livello di inquadramento del lavoratore;
- l’anzianità di servizio maturata presso l’azienda;
- la tipologia del rapporto (ad esempio, contratto a tempo indeterminato o determinato).
Ogni CCNL contiene tabelle specifiche che indicano il numero di giorni o mesi dovuti, fornendo le linee guida per il conteggio.
Anche il momento in cui il preavviso inizia effettivamente a correre varia a seconda del contratto applicato. La regola generale prevede che il conteggio parta dal giorno successivo alla comunicazione ufficiale delle dimissioni, ma in molti settori, il preavviso inizia a decorrere solo da date fisse, solitamente il 1° o il 16° giorno del mese.
Questa differenza è fondamentale, poiché una comunicazione inviata a metà mese potrebbe far slittare l’inizio del preavviso di diverse settimane, influenzando la data finale di cessazione.
Una volta stabiliti la durata del preavviso e il giorno di partenza, è possibile calcolare l’ultimo giorno di lavoro. La data di decorrenza delle dimissioni coinciderà quindi con il giorno immediatamente successivo, ovvero il primo giorno in cui il lavoratore non sarà più in forza all’azienda.
Ad esempio: se la comunicazione ufficiale delle dimissioni avviene il 10 maggio e il contratto prevede un periodo di preavviso di 30 giorni, il conteggio porterà a individuare il 9 giugno come l’ultimo giorno di effettiva attività lavorativa. Di conseguenza, la data ufficiale di decorrenza delle dimissioni – ovvero il primo giorno di libertà contrattuale dal rapporto di lavoro – sarà il 10 giugno.
In ogni caso, è importante ricordare che eventi come malattie, infortuni o ferie (se non diversamente concordato con il datore di lavoro) possono sospendere il decorso del preavviso, spostando in avanti la data finale.
La data decorrenza dimissioni nei principali contratti
Le regole per l’individuazione della data di decorrenza delle dimissioni non sono uniformi, poiché ogni settore economico segue logiche legate alla propria organizzazione del lavoro. Comprendere queste differenze è essenziale per evitare errori nella comunicazione telematica e per garantire il rispetto dei termini contrattuali.
Di seguito le modalità di gestione del preavviso nei principali contratti collettivi e settori.
| Settore / CCNL | Decorrenza del preavviso | Procedura di dimissioni |
| Commercio e Terziario | Solitamente dal 1° o dal 16° giorno del mese. | Telematica obbligatoria |
| Metalmeccanici | In genere dal giorno successivo alla comunicazione. | Telematica obbligatoria |
| Studi Professionali | Conteggio basato su giorni di calendario. | Telematica obbligatoria |
| Pubblico Impiego | Secondo le norme interne dell’amministrazione. | Procedura amministrativa interna |
| Lavoro Domestico | In base a ore lavorate e anzianità (regole CCNL). | Comunicazione cartacea / raccomandata |
Situazioni particolari e deroghe
Oltre alle regole standard, l’ordinamento prevede casi specifici in cui le modalità di cessazione del rapporto di lavoro subiscono variazioni significative rispetto alla procedura ordinaria.
Qualora si verifichino fatti talmente gravi da non consentire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto (come il mancato pagamento della retribuzione), il lavoratore ha la facoltà di presentare dimissioni online per giusta causa e recedere con effetto immediato. In questo caso, non sussiste l’obbligo di fornire il preavviso.
Inoltre, salvo che il contratto individuale non disponga diversamente, durante il periodo di prova entrambe le parti possono interrompere il rapporto in qualsiasi momento senza dover rispettare termini di preavviso o fornire motivazioni.
È prevista invece una procedura di tutela rafforzata per le lavoratrici madri e i lavoratori padri che decidono di dimettersi durante i periodi protetti. In queste circostanze, le dimissioni non sono efficaci se non vengono convalidate dall’Ispettorato territoriale del Lavoro competente.
Infine, se il giorno individuato come data di decorrenza delle dimissioni coincide con un sabato, una domenica o una festività, la validità della comunicazione rimane invariata. Non è necessario, dal punto di vista formale, spostare la data al primo giorno lavorativo successivo.
Domande frequenti (FAQ)
Cosa inserire come data decorrenza dimissioni?
Va indicato il primo giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro, cioè il giorno in cui il rapporto risulta cessato.
Cosa si intende per data di decorrenza?
È la data dalla quale gli effetti delle dimissioni diventano operativi e il rapporto di lavoro termina formalmente.
Cosa succede se si sbaglia la data di decorrenza delle dimissioni?
Un errore può comportare problemi nel calcolo del preavviso, contestazioni da parte del datore di lavoro e la necessità di correggere la comunicazione attraverso revoca e nuovo invio.
Il preavviso decorre dal 1° o dal 16° giorno del mese?
Non esiste una regola generale. La decorrenza dipende dalle previsioni del contratto collettivo applicato.

