In un contesto di continuo aggiornamento, dove la digitalizzazione degli adempimenti fiscali sta prendendo sempre più spazio, rispettare la scadenza per la conservazione sostitutiva del 2026, che riconosce valore legale ai documenti, è fondamentale per imprese, professionisti e enti. Comprendere quali sono le scadenze, come e quando adempiere correttamente a questi obblighi non solo evita sanzioni, ma garantisce la piena validità legale dei documenti nel tempo.
- Cos’è la conservazione sostitutiva e perché è importante
- Scadenza conservazione sostitutiva 2026: quali documenti riguarda
- Come rispettare la scadenza conservazione sostitutiva 2026
- Domande frequenti su scadenza conservazione sostitutiva 2026 (FAQs)
Cos’è la conservazione sostitutiva e perché è importante
La conservazione sostitutiva (o conservazione digitale a norma) è una procedura regolamentata dalla normativa italiana che permette di conservare documenti digitali o digitalizzati con valore legale e fiscale. Non si tratta di un semplice salvataggio elettronico, ma di un processo disciplinato dalla legge che garantisce autenticità, integrità, immodificabilità e leggibilità nel tempo.
Questi requisiti sono ottenuti attraverso strumenti quali firma digitale, marca temporale e sistemi di conservazione certificati, secondo le regole tecniche del Codice dell’Amministrazione Digitale e delle Linee Guida AGID.
La conservazione sostitutiva consente di eliminare il cartaceo una volta che i documenti sono stati convertiti e conservati correttamente, riducendo costi di gestione e spazio fisico, ma soprattutto consentendo la presentazione degli stessi in caso di verifiche fiscali o giudiziarie.
Inoltre, quando non si rispetta correttamente la conservazione sostitutiva, è prevista una sanzione che può andare da 1.000 a 8.000 euro nel caso in cui i documenti obbligatori non siano correttamente conservati o non siano disponibili in forma valida e leggibile. Se i documenti non sono conservati a norma, l’Amministrazione finanziaria può addirittura considerarli non utilizzabili dal punto di vista probatorio. In pratica, è come se non esistessero. Questo può portare a ritenere la contabilità inattendibile, aprendo la strada a un accertamento induttivo, cioè a una ricostruzione dei redditi e dell’IVA basata su presunzioni, spesso più onerosa per il contribuente.
Scadenza conservazione sostitutiva 2026: quali documenti riguarda
In base alla normativa vigente (art. 3, comma 3, del D.M. 17 giugno 2014 e correlati riferimenti), la conservazione sostitutiva dei documenti fiscali – tra cui fatture elettroniche emesse e ricevute, libri e registri contabili – e di altri rilevanti ai fini tributari, deve essere completata entro il terzo mese successivo al termine di presentazione delle dichiarazioni annuali.
La logica è questa: prima si chiude l’anno fiscale e poi c’è la scadenza per inviare la Dichiarazione dei Redditi. Dopo di che ci sono 3 mesi di tempo per completare il processo di conservazione.
Per capire meglio, se prendiamo come riferimento i documenti del 2024, il termine ultimo per presentare la dichiarazione dei redditi è stato fissato al 31 ottobre 2025. Aggiungendo i tre mesi previsti dalla legge, arriviamo dritti al 31 gennaio 2026. Questa è dunque la “data X” entro cui tutte le fatture e i registri dell’anno scorso devono essere definitivamente archiviati nel sistema di conservazione a norma. Non rispettare tale termine può comportare sanzioni pecuniarie e contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
È importante chiarire che non esiste una multa automatica il giorno successivo alla scadenza della conservazione sostitutiva. Se però, al momento di un controllo, i documenti non risultano conservati a norma, la violazione è pienamente contestabile.
Come rispettare la scadenza conservazione sostitutiva 2026
Per rispettare la scadenza del 31 gennaio 2026 è importante prima di tutto identificare tutti i documenti che devono essere conservati a norma (fatture, registri, scritture contabili ecc.) e assicurarsi che ogni documento digitale sia completo di metadati, firma digitale e marca temporale dove necessario. I metadati facilitano la tracciabilità e l’integrità, elementi richiesti per la conservazione sostitutiva. In questo caso, bisogna includere anche i documenti accessori rilevanti ai fini tributari, come ad esempio le note spese che devono essere correttamente archiviate.
Il processo deve essere effettuato tramite soluzioni certificate o tramite il servizio gratuito di conservazione digitale messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per fatture elettroniche e documenti collegati al portale “Fatture e Corrispettivi”. Prima del termine, potrebbe essere utile verificare ulteriormente che tutti i documenti siano stati correttamente inseriti nel sistema di conservazione, con la relativa certificazione di validità legale.
Infine, non sostituendo la conservazione a norma, è buona prassi effettuare backup periodici e controlli di integrità dei documenti per garantire la reperibilità e l’accessibilità in caso di controlli o audit.
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Domande frequenti su scadenza conservazione sostitutiva 2026 (FAQs)
Qual è la scadenza per la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche nel 2026?
La scadenza è il 31 gennaio 2026 per i documenti fiscali relativi all’anno 2024, da conservare in formato digitale a norma.
Quali documenti contabili si possono buttare nel 2026?
Non esistono regole generali per “buttare” i documenti: la normativa impone una conservazione minima (ad esempio 10 anni per documenti fiscali come le fatture). Anche dopo la scadenza di un adempimento specifico, potrebbe essere necessario conservare i documenti per eventuali controlli.
Ci sono sanzioni se non rispetto la scadenza conservazione sostitutiva 2026?
Sì: la mancata conservazione sostitutiva nei termini può comportare sanzioni pecuniarie (da migliaia di euro e contestazioni fiscali), oltre al rischio che i documenti non siano considerati validi in caso di verifica o contenzioso.

