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Gestione IT

Le 7 migliori alternative a Mosyle nel 2026

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12 minuti di lettura
HR da una parte, IT dall’altra?
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Mosyle è un MDM cloud-native fondato nel 2012 da ex dipendenti di Jamf, focalizzato esclusivamente sull’ecosistema Apple. Copre Mac, iPad, iPhone e Apple TV, con un piano gratuito fino a 30 dispositivi e tre livelli a pagamento che aggiungono progressivamente funzionalità di sicurezza, identità e privacy. È comune trovarlo nelle PMI e negli istituti scolastici Apple-first.

Il vero problema arriva quando le cose si complicano. La flotta integra portatili Windows o tablet Android, l’azienda avvia un percorso di conformità NIS2 (in Italia recepita dal D.Lgs. 138/2024), il team IT deve collegare la gestione dei dispositivi alle Risorse Umane oppure, più semplicemente, le funzionalità di sicurezza e privacy di cui ha bisogno restano confinate ai piani più costosi. In ognuno di questi scenari, vale la pena valutare quali altre opzioni offre il mercato.

Perché i team IT cercano alternative a Mosyle?

Mosyle è uno strumento solido all’interno della sua nicchia. Ma quella nicchia è molto specifica e, non appena un’organizzazione ne esce, i suoi limiti vengono fuori in fretta. Ecco le ragioni più frequenti che spingono i team IT a iniziare a valutare delle alternative:

  • Copertura esclusiva dell’ecosistema Apple: Mosyle gestisce solo Mac, iPad, iPhone e Apple TV. Appena la flotta integra dispositivi Windows, Android o Linux, serve un secondo MDM in parallelo.
  • Funzionalità di sicurezza e privacy riservate ai piani superiori: il piano gratuito e il Business base coprono l’MDM, ma EDR, identità e privacy avanzata vivono dentro Mosyle Fuse, e questo fa lievitare il costo man mano che i requisiti di sicurezza crescono.
  • Nessun collegamento con il ciclo di vita del dipendente: Mosyle non copre acquisto, spedizione, onboarding, offboarding né riassegnazione delle macchine, e l’integrazione nativa con i sistemi HR è limitata.
  • Un DNA education molto presente: buona parte del prodotto è stata pensata per il K-12, e si nota in flussi e terminologia che per i team corporate possono risultare meno naturali.
  • Supporto centralizzato fuori dall’Europa: senza uffici locali in orario europeo e con assistenza principalmente in inglese, i tempi di risposta possono allungarsi per le aziende italiane che hanno bisogno di supporto in CET.
  • Personalizzazione limitata per ambienti complessi: la filosofia di semplicità che rende Mosyle attraente si trasforma in un vincolo quando un’organizzazione ha bisogno di policy molto granulari, workflow su misura o integrazioni profonde con SIEM e ITSM.
  • Nessuna visibilità sul SaaS aziendale: la piattaforma gestisce il dispositivo, ma non le applicazioni, le licenze o gli accessi che il dipendente utilizza da lì.

Quali sono le migliori alternative a Mosyle?

  1. Factorial IT
  2. JumpCloud
  3. Microsoft Intune
  4. Iru (ex Kandji)
  5. ManageEngine
  6. Scalefusion
  7. Miradore

1. Factorial IT

Interfaccia Factorial IT

Ideale per: PMI e aziende mid-market europee con flotte miste che vogliono un’unica piattaforma per dispositivi, sicurezza e ciclo di vita del dipendente, senza dover mantenere un MDM per ogni sistema operativo.

Factorial IT è una piattaforma all-in-one che unifica acquisto e logistica del parco macchine, MDM, sicurezza e gestione delle licenze SaaS in un solo strumento. Mentre la maggior parte degli MDM tratta il dispositivo come un’entità tecnica isolata, Factorial IT lo considera un attributo in più del dipendente. Quando le Risorse Umane registrano un ingresso, un’uscita o un cambio di reparto, policy, applicazioni e accessi del dispositivo si adeguano in automatico, senza che il team IT debba intervenire.

Funzionalità principali

  • MDM unificato per Windows, macOS, Linux, iOS e Android: un’unica console con inventario in tempo reale e azioni remote (blocco, cancellazione, riavvio) coerenti tra sistemi operativi.
  • Provisioning dal primo avvio: compatibilità con Apple Business Manager e Windows Autopilot per consegnare al dipendente un dispositivo già pronto all’uso, senza passare prima dall’IT.
  • Regole che seguono la persona, non il dispositivo: le policy si assegnano per individuo, ruolo o team e si aggiornano automaticamente a ogni cambiamento organizzativo.
  • Cifratura del disco con escrow centralizzato: attivazione obbligatoria di FileVault e BitLocker dalla console, con chiavi di recupero conservate e accessibili solo dall’IT.
  • Evidenze di conformità pronte per l’audit: mapping automatico dei controlli per NIS2, ACN, SOC 2, ISO 27001 e GDPR, con log centralizzati che riducono il lavoro manuale del team.
  • Sincronizzazione bidirezionale con HR: Factorial e altri 40+ HRIS attivano automaticamente i flussi di onboarding, cambio di ruolo e offboarding sul dispositivo del dipendente.
  • Gestione completa dell’asset fisico: acquisto da catalogo, spedizione internazionale, assegnazione, restituzione e riassegnazione gestiti dalla stessa piattaforma.
  • Inventario e controllo delle licenze SaaS: mappa delle applicazioni usate da ciascun dipendente, alert sulle licenze sottoutilizzate e revoca automatica degli accessi in fase di offboarding.
  • SentinelOne come modulo opzionale: un EDR per le organizzazioni che hanno bisogno di capacità di detection e response oltre l’MDM classico.
  • Operato dall’UE: infrastruttura europea e supporto umano in italiano, spagnolo, francese, portoghese, inglese e tedesco negli orari CET.

Principali svantaggi

  • tvOS fuori dallo scope: le flotte con Apple TV aziendali dovranno mantenere uno strumento complementare per gestirli.
  • Ecosistema di connettori ancora in costruzione: le integrazioni con SIEM e ITSM esterni crescono rapidamente, ma non raggiungono ancora l’ampiezza delle piattaforme con più anni di esperienza su questo terreno.
  • Il vero valore si vede insieme all’HRIS di Factorial: come MDM autonomo funziona, ma l’automazione completa del ciclo di vita (che è la promessa principale del prodotto) richiede di usare entrambi gli strumenti insieme.

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2. JumpCloud

Ideale per: PMI e aziende mid-market con flotte multi-OS che vogliono consolidare directory delle identità, MDM, SSO e MFA in un’unica piattaforma, senza pagare separatamente un Okta o un Microsoft Entra ID e un MDM indipendente.

JumpCloud è nato nel 2012 con un’idea molto chiara: offrire un’alternativa cloud-native ad Active Directory pensata per le aziende che non vogliono più mantenere server on-premise. Più di un decennio dopo, la piattaforma è cresciuta fino a diventare quello che gli stessi creatori definiscono un «open directory», combinando identità, SSO, MFA e gestione di dispositivi Windows, macOS e Linux da una sola console. La proposta è di consolidamento: quello che in altri stack richiede tre o quattro strumenti, qui sta sotto un’unica licenza.

Funzionalità principali

  • Directory delle identità unificata: un’alternativa moderna ad Active Directory con supporto LDAP, RADIUS e SAML dal cloud.
  • SSO con un ampio catalogo di applicazioni: integrazioni preconfigurate con centinaia di SaaS e supporto SCIM per il provisioning degli utenti.
  • MFA e JumpCloud Go: autenticazione multifattore e opzione passwordless tramite passkey supportate da hardware.
  • MDM cross-platform: gestione di Windows, macOS e Linux con policy unificate, oltre al supporto per iOS e, in modo più limitato, Android.
  • Gestione di patch e software: deployment di applicazioni e aggiornamenti di sistema dalla console, con policy configurabili per gruppo.
  • Conditional Access: policy di accesso ad applicazioni e risorse in funzione dello stato del dispositivo, della posizione e del livello di rischio.
  • Cloud RADIUS e Cloud LDAP: autenticazione su reti Wi-Fi aziendali e applicazioni legacy senza bisogno di server on-premise.
  • Piano gratuito fino a 10 utenti e 10 dispositivi: un ambiente completo per valutare la piattaforma prima di passare a un piano a pagamento.

Principali svantaggi

  • Copertura mobile limitata: l’MDM per iOS funziona, ma Android è molto meno approfondito e non arriva al livello delle piattaforme pensate per flotte mobili.
  • Minor profondità rispetto agli strumenti specializzati: in SSO non raggiunge Okta, in MDM macOS non eguaglia Jamf. La sua forza sta nel consolidamento, non nell’essere il migliore in ogni categoria.
  • Nessuna gestione del ciclo di vita fisico del dispositivo: non copre acquisto, spedizione né recupero del dispositivo, e non si collega in modo nativo ai sistemi HR.
  • Modello di pricing a livelli complesso: tra pacchetti (Device Management, SSO, Core Directory, Platform) e add-on à la carte, calcolare il costo reale richiede un po’ di attenzione.

3. Microsoft Intune

Interfaccia Microsoft Intune

Ideale per: aziende con flotta prevalentemente Windows, abbonamenti attivi a Microsoft 365 E3, E5 o Business Premium e un team IT con una vera competenza sull’ecosistema Microsoft.

Intune è la piattaforma di endpoint management cloud-native di Microsoft. Oggi fa parte della suite Microsoft Intune ed è inclusa nelle licenze Microsoft 365 E3, E5 e Business Premium: questo la rende l’MDM di default per buona parte del mid-market. Dove brilla davvero è su Windows, con un livello di controllo granulare che nessun’altra piattaforma raggiunge. La copertura per macOS, iOS, Android e Linux esiste, ma non arriva alla stessa profondità.

Funzionalità principali

  • Conditional Access con Entra ID: policy di accesso adattive collegate allo stato di compliance del dispositivo e al livello di rischio dell’utente.
  • Windows Autopilot: zero-touch enrollment dei dispositivi Windows direttamente dal produttore, senza immagini né interventi manuali.
  • MDM Apple completo: supporto per Apple Business Manager, modalità supervised e Declarative Device Management su Mac, iPad, iPhone e Apple TV.
  • App Protection Policies: isolamento dei dati aziendali dentro Office, Outlook e Teams senza dover enrollare il dispositivo nell’MDM.
  • Defender for Endpoint integrato: correlazione tra postura di sicurezza e policy di accesso dallo stesso livello dello stack Microsoft.
  • Endpoint security baseline: template mantenuti da Microsoft con la postura raccomandata per Windows, macOS e Defender, pronti da applicare.
  • Microsoft Tunnel: VPN per-app gestita dalla console stessa, senza software di terze parti e legata alla compliance del dispositivo.

Principali svantaggi

  • Copertura Apple al di sotto dello standard Apple-first: macOS e iOS sono supportati, ma il livello di dettaglio non arriva a quello delle piattaforme Apple-only.
  • Ritardo sul supporto delle novità Apple: le nuove API di iOS, iPadOS e macOS non arrivano day-one su Intune, a differenza delle piattaforme che le coprono dal lancio.
  • Manutenzione manuale del certificato APN: va rinnovato ogni anno dal portale Apple, e la sua scadenza disconnette in un colpo tutta la flotta Apple gestita.
  • Un costo moltiplicato dalle dipendenze dello stack Microsoft: Conditional Access avanzato, Defender, Cloud PKI ed EPM richiedono licenze aggiuntive fuori da Intune Plan 1.

➡️ Scopri le migliori alternative a Microsoft Intune.

4. Iru (ex Kandji)

Interfaccia Iru

Ideale per: organizzazioni Apple-first che cercano un’automazione avanzata con un’interfaccia più rifinita e che stanno iniziando a integrare Windows e Android nella flotta, senza voler rinunciare alla profondità su macOS.

Kandji si è guadagnato la sua reputazione combinando profondità tecnica con un’interfaccia gestibile da qualsiasi admin senza formazione preliminare. A ottobre 2025 l’azienda ha cambiato nome in Iru e ha riorganizzato il proprio catalogo in sei moduli che coprono MDM, EDR, identità e compliance. Il suo DNA resta Apple, ma il perimetro non è più limitato a quell’ecosistema: la piattaforma gestisce anche Windows e, più di recente, Android.

Funzionalità principali

  • I Blueprint come editor visuale delle policy: ogni template raggruppa profili, app e restrizioni per tipologia di dipendente, con validazione dei conflitti prima del deployment.
  • Adozione day-one delle novità Apple: ogni nuova API e ogni comando MDM viene integrato nella piattaforma dal primo giorno, senza aspettare il ciclo di release del fornitore.
  • Auto Apps con manutenzione delegata: catalogo di oltre 300 applicazioni aziendali che Iru installa, configura e patcha in automatico.
  • EDR nativo con risposta automatica: detection comportamentale e isolamento autonomo del dispositivo coinvolto, senza un agente aggiuntivo.
  • Workforce Identity con passkey: autenticazione passwordless collegata al Secure Enclave del dispositivo, resistente al phishing e integrata con l’IdP aziendale.
  • Liftoff per un onboarding autonomo: esperienza guidata al primo avvio che il dipendente completa senza coinvolgere l’helpdesk.
  • Compliance Automation con framework pre-mappati: controlli per CIS Benchmarks, NIST, SOC 2 e ISO 27001 pronti da attivare e auditare in modo continuo.
  • Iru Context Model come motore decisionale: un grafo in tempo reale di utenti, dispositivi ed eventi su cui opera Iru AI per proporre azioni di remediation automatiche.

Principali svantaggi

  • Niente piano gratuito: a differenza di Mosyle, non offre un tier free per valutare la piattaforma senza impegno economico.
  • Impegno annuale obbligatorio: la sottoscrizione minima è di un anno, senza opzioni di fatturazione mensile.
  • Maturità Apple superiore a quella su Windows e Android: le capacità multi-OS funzionano, ma il dettaglio del prodotto sull’ecosistema Apple non si replica ancora sul resto.
  • Nessuna copertura Linux: esclude workstation e server Linux, e questo obbliga a mantenere un MDM aggiuntivo negli ambienti eterogenei.

5. ManageEngine

Interfaccia ManageEngine

Ideale per: organizzazioni medio-grandi con requisiti di compliance elevati (banche, sanità, pubblica amministrazione, difesa) che hanno bisogno di una piattaforma UEM con opzione on-premise e un livello di controllo operativo oltre l’MDM classico.

ManageEngine è la divisione software enterprise del gruppo indiano Zoho, e la sua proposta per la gestione degli endpoint si chiama Endpoint Central. Più che un MDM, è una piattaforma UEM enterprise che combina patching automatizzato, controllo remoto auditabile, gestione delle vulnerabilità e sicurezza endpoint in un’unica architettura. L’opzione di deployment on-premise, sempre più rara sul mercato, resta la ragione principale per cui molte organizzazioni regolamentate la scelgono.

Funzionalità principali

  • Patch management al centro del prodotto: patching automatizzato del sistema operativo e di un catalogo di oltre 850 applicazioni di terze parti, con finestre di manutenzione configurabili.
  • Deployment on-premise come differenziale: la possibilità di ospitare la piattaforma sulla propria infrastruttura distingue ManageEngine dalla maggior parte degli UEM SaaS, un punto chiave nei settori regolamentati.
  • MDM Plus per la flotta mobile: modulo integrato per iOS, iPadOS, Android, ChromeOS e tvOS con policy e catalogo app unificati con il resto dell’UEM.
  • Controllo remoto con audit trail: sessioni registrabili, trasferimento cifrato dei file e collaborazione tra tecnici sullo stesso dispositivo.
  • Vulnerability Management integrato: analisi continua delle vulnerabilità sul software installato, con prioritizzazione per CVSS e remediation tramite il motore di patching.
  • Gestione di BitLocker e FileVault dalla console: attivazione, monitoraggio e custodia delle chiavi di recupero per Windows e macOS, senza strumenti aggiuntivi.
  • Browser Security Plus come modulo opzionale: controllo dei browser aziendali, gestione delle estensioni e isolamento delle schede come livello dedicato.
  • Piano gratuito fino a 25 endpoint: versione Free permanente (non un trial limitato), utile per gestire flotte piccole o validare la piattaforma senza costi.

Principali svantaggi

  • Modello di licensing poco prevedibile: tra fatturazione per tecnico, numero di endpoint e add-on (Security Edition, DEX, CMDB), stimare il costo reale prima del deployment resta un esercizio complicato.
  • Profondità limitata sulla gestione Apple: copre macOS, iOS e iPadOS, ma il livello di dettaglio resta al di sotto di quello offerto dalle piattaforme Apple-first.
  • Ritardo sul supporto delle novità Apple: le nuove API e configurazioni di macOS e iOS non arrivano day-one nel prodotto, a differenza delle piattaforme Apple-first che le coprono dal lancio.
  • Nessuna gestione del dipendente: il prodotto si concentra sul dispositivo, non orchestra acquisto, spedizione, onboarding né offboarding, e non si collega in modo nativo agli HRIS.

6. Scalefusion

Interfaccia Scalefusion

Ideale per: organizzazioni con dispositivi frontline (terminali POS, tablet di vendita, smartphone rugged, signage, dispositivi medicali) dove la priorità non è la produttività individuale del dipendente ma il controllo operativo e la sicurezza dell’asset in sé.

Se il caso d’uso non è gestire il portatile del dipendente ma un terminale POS, un chiosco interattivo o un tablet rugged che passa di turno in turno, Scalefusion è uno dei nomi che compaiono sempre nella conversazione. La piattaforma è stata costruita fin dall’inizio attorno al concetto di «dispositivo operativo», ed è per questo che quello che offre in modalità kiosk, restrizioni hardware o geofencing supera ampiamente quanto copre un MDM generalista.

Funzionalità principali

  • Modalità kiosk con blocco granulare dell’hardware: single-app e multi-app con controllo su fotocamera, Bluetooth, AirDrop, browser filtrato e blocco dei tasti fisici.
  • Copertura multi-OS ampia: Windows, macOS, Linux, iOS, iPadOS, Android, ChromeOS e tvOS gestiti da un’unica console con policy riutilizzabili.
  • Provisioning automatizzato sui tre ecosistemi: integrazione con Apple Business Manager, Android Enterprise e Windows Autopilot per flotte che arrivano già configurate a destinazione.
  • Geofencing e restrizioni per velocità: applicazione condizionale delle configurazioni in base alla posizione e blocco automatico delle app quando il dispositivo supera una certa velocità, una capacità poco comune fuori dal segmento logistico.
  • ProSurf, browser aziendale: un browser proprietario pensato per ambienti kiosk, con whitelist di URL, controllo delle schede e configurazioni di sicurezza gestite centralmente.
  • Workflow con automazione condizionale: costruzione visuale di flussi che attivano azioni (notifiche, blocchi, deployment) in base allo stato del dispositivo o agli eventi rilevati.
  • Digital signage integrato: pubblicazione e gestione di contenuti su schermi aziendali dalla stessa console del resto della flotta.
  • OneIdP e Veltar come moduli enterprise: gestione dell’identità (SSO, MFA) e sicurezza endpoint (controllo accessi, detection) come livelli opzionali sopra il nucleo MDM.

Principali svantaggi

  • Progettato per dispositivi operativi, non per flotte da ufficio: se il caso d’uso principale sono portatili personali di dipendenti, le funzionalità di punta del prodotto restano sottoutilizzate.
  • Profondità Apple al di sotto delle piattaforme Apple-first: anche se copre macOS, iOS e iPadOS, il livello di dettaglio resta inferiore a quello degli MDM Apple-only come Mosyle o Iru.
  • Gestione dei dipendenti corporate basilare: il livello di utenti, ruoli e permessi individuali non arriva a quello delle piattaforme pensate per flotte di personale corporate.
  • Gestione di asset e dipendente fuori scope: non copre acquisto, spedizione né recupero del dispositivo, e l’integrazione con gli HRIS per automatizzare onboarding e offboarding resta limitata.

7. Miradore

Interfaccia Miradore

Ideale per: team IT piccoli che hanno bisogno di un MDM multi-OS senza curva di apprendimento né contratti lunghi, con un modello di pricing prevedibile e un piano gratuito che permetta di partire senza coinvolgere l’area acquisti.

Miradore è sul mercato da più di vent’anni e dal 2022 fa parte di GoTo. Il suo approccio è sempre stato lo stesso: offrire un MDM essenziale che funzioni bene, senza la pretesa di competere con le suite UEM enterprise. Il piano gratuito senza limite di dispositivi, le tariffe pubbliche e la semplicità della console lo hanno reso una scelta frequente per le PMI con poco margine per complicazioni contrattuali.

Funzionalità principali

  • Piano Free permanente e senza limite di dispositivi: la versione gratuita copre enrollment, inventario e comandi remoti senza tetto sul numero di dispositivi gestiti, e questo permette di usare lo strumento in produzione prima di passare a un piano a pagamento.
  • Copertura per Windows, macOS, iOS e Android: i quattro sistemi operativi aziendali più diffusi, con policy condivise tra piattaforme per ridurre il lavoro duplicato.
  • Enrollment automatizzato sui tre ecosistemi: integrazione con Apple Business Manager, Android Enterprise e Windows Autopilot perché i dispositivi arrivino al dipendente pronti all’uso.
  • Policy di sicurezza standard: cifratura del disco, blocco e cancellazione remota, enforcement delle password e restrizioni d’uso configurabili per gruppo.
  • Distribuzione di app via VPP e Managed Google Play: deployment silenzioso dagli store ufficiali di Apple e Google, oltre a cataloghi personalizzati per Windows e macOS.
  • Geolocalizzazione e device tracking: posizione in tempo reale di ogni dispositivo, utile per flotte distribuite e per reagire in caso di smarrimento o furto.
  • Portale MSP multi-tenant: console pensata per i provider IT che gestiscono flotte di più clienti dallo stesso account.
  • Reporting e dashboard personalizzabili: viste su misura con metriche di compliance, stato dei dispositivi e trend di inventario, esportabili per audit o analisi esterne.

Principali svantaggi

  • Profondità Apple al di sotto degli MDM Apple-first: macOS, iOS e iPadOS sono coperti, ma il livello di dettaglio non arriva a quello delle piattaforme specializzate nell’ecosistema Apple come Mosyle o Iru.
  • Copertura OS incompleta: non gestisce Linux, ChromeOS né tvOS, e questo esclude gli ambienti eterogenei o le flotte con dispositivi Apple TV (frequenti nel settore education).
  • Nessuna gestione del dipendente: la piattaforma si concentra sul dispositivo, non automatizza onboarding, offboarding né i cambi organizzativi, e non si integra in modo nativo con gli HRIS.
  • Console e documentazione solo in inglese: né l’interfaccia né i manuali ufficiali sono localizzati in italiano.

Tabella comparativa delle alternative a Mosyle

Soluzione Ideale per OS supportati Ciclo di vita Gestione SaaS
Factorial IT PMI europee con flotte miste e connessione nativa con HR Windows, macOS, Linux, iOS, Android Completo
JumpCloud Team che vogliono consolidare identità, SSO e MDM in un’unica piattaforma Windows, macOS, Linux, iOS, Android No Parziale
Microsoft Intune Flotte Windows con Microsoft 365 già implementato Windows, macOS, Linux, iOS, Android No No
Iru (ex Kandji) Ambienti Apple-first in espansione verso Windows e Android macOS, iOS, iPadOS, tvOS, Windows, Android No Parziale
ManageEngine Aziende con stack ManageEngine e requisiti on-premise Windows, macOS, Linux, iOS, Android, ChromeOS, tvOS No No
Scalefusion Dispositivi dedicati, chioschi e flotte sul campo Windows, macOS, Linux, iOS, Android, ChromeOS, tvOS No No
Miradore PMI con flotte miste che privilegiano semplicità e piano gratuito Windows, macOS, iOS, Android No No

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