In un contesto in cui l’intelligenza artificiale sembra promettere cambiamenti rivoluzionari ogni giorno, è normale chiedersi cosa sia davvero utile e cosa invece faccia solo parte del rumore mediatico. Molti vedono l’AI come la soluzione a tutti i problemi: in grado di selezionare i candidati giusti, analizzare le performance e prendere decisioni autonomamente. La realtà, però, è più sfumata.
L’AI può sicuramente semplificare compiti ripetitivi, analizzare enormi quantità di dati in pochi secondi e fornire spunti per decisioni più informate. Tuttavia, come per tutte le tecnologie, il suo impatto dipende da come viene utilizzata. Nel contesto delle risorse umane, l’AI non può e non deve sostituire l’aspetto umano che è alla base di ogni buona relazione lavorativa. Se utilizzata correttamente, può supportare gli HR nel migliorare i processi, ma il vero valore risiede nel riuscire a integrarla con l’intuizione e la visione strategica di chi si occupa delle persone all’interno dell’azienda.
Per fare luce su come l’AI stia davvero cambiando il mondo HR e dove invece bisogna fare attenzione, abbiamo intervistato Osvaldo Danzi, giornalista e Presidente di Fior di Risorse. L’intervista, realizzata da Isotta Armenise, Brand & Content Manager di Factorial, ci offre spunti interessanti su come le risorse umane possano sfruttare questa tecnologia per ottimizzare i processi, senza perdere mai di vista l’importanza della dimensione umana.
- I miti da sfatare nel mondo HR
- Come l’AI sta cambiando il modo in cui si fa HR
- AI: opportunità o minaccia per le risorse umane?
- Le aziende sono davvero pronte ad affrontare la rivoluzione AI?
- Guardare al futuro con consapevolezza
I miti da sfatare nel mondo HR
Nel mondo delle risorse umane, ci sono ancora pregiudizi che limitano la comprensione del vero valore di questa funzione. Un esempio? Il pensiero che quando si parla di lavoro o di persone, ci si debba necessariamente rivolgere agli HR.
Questo mito nasce dall’idea che gli HR siano l’unico punto di riferimento per tutti i temi legati alla gestione delle risorse umane. La verità è che il ruolo degli HR va oltre la semplice gestione amministrativa del personale, in quanto svolgono sono una funzione chiave per garantire che i valori aziendali e le politiche interne siano applicate in modo efficace e coerente. Gli HR non devono essere isolati dal resto dell’azienda, ma devono collaborare con tutti i dipartimenti per assicurarsi che le pratiche aziendali siano comprese e integrate in ogni area. Solo così possono creare un ambiente di lavoro che sia allineato agli obiettivi e alle necessità di tutti i team.
Un altro mito che resiste è che le risorse umane non abbiano bisogno di formazione continua. Osvaldo Danzi evidenzia che si tratta di un errore, poiché il panorama delle HR è in continua evoluzione. Le normative cambiano, le nuove tecnologie emergono, e anche le dinamiche lavorative si trasformano. La formazione continua è fondamentale per permettere agli HR di affrontare le sfide in modo efficace e per rispondere tempestivamente alle richieste di un mercato del lavoro in continua evoluzione. In questo modo, i team HR possono restare rilevanti e contribuire davvero alla crescita e alla sostenibilità dell’organizzazione.
Infine, c’è il mito che gli HR debbano parlare solo con altri HR. Questo pregiudizio limita la loro capacità di influenzare l’intera azienda. In realtà, per essere veramente efficaci, gli HR devono essere parte integrante di ogni processo aziendale, interagendo con tutte le funzioni, dalla comunicazione al marketing, dalla produzione alla finanza.
Gli HR devono parlare con tante altre funzioni aziendali, a cominciare dalla comunicazione.
Solo interagendo direttamente con i vari reparti possono comprendere appieno le esigenze di ciascuno e tradurre queste necessità in politiche, strategie e iniziative che migliorano l’ambiente di lavoro e ottimizzano la performance complessiva dell’azienda.
Come l'AI sta cambiando il modo in cui si fa HR
L’intelligenza artificiale sta rapidamente entrando nel mondo delle risorse umane, ma come sta davvero cambiando il modo di lavorare? Al momento, l’AI viene utilizzata principalmente per semplificare compiti ripetitivi, come la gestione delle buste paga e l’analisi dei dati sulle performance. Questo permette ai professionisti HR di concentrarsi su attività più strategiche, come la gestione del talento e la promozione della cultura aziendale.
L’AI sta purtroppo rappresentando una grande scorciatoia per tante divisioni, fra cui anche gli HR.
In altre parole, mentre l’AI sta sicuramente migliorando l’efficienza in alcune aree, non sta ancora portando quella rivoluzione tanto attesa nel mondo delle risorse umane. Il vero potenziale si sblocca quando viene utilizzata con consapevolezza, per ottimizzare i processi e non solo per ridurre i costi o semplificare le operazioni quotidiane.
Un aspetto interessante è il potenziale dell’AI nell’eliminare i bias nei processi di selezione, un problema che persiste da tempo.
Potrebbe cambiare veramente tanto, a cominciare dall’eliminazione dei bias durante la selezione del personale.
Osvaldo evidenzia che, se configurata correttamente, l’AI può contribuire a migliorare l’equità nel recruiting, riducendo l’influenza di pregiudizi inconsci e permettendo una valutazione più oggettiva dei candidati.
Questo approccio non solo promuove una cultura aziendale più equa, ma contribuisce anche a migliorare l’innovazione e la performance complessiva dei team, poiché una maggiore varietà di esperienze e prospettive porta a soluzioni più creative e a decisioni più complete.

AI: opportunità o minaccia per le risorse umane?
Quando si parla di intelligenza artificiale nelle risorse umane, la domanda inevitabile è se rappresenti più un’opportunità o una minaccia. Per Osvaldo Danzi, la risposta dipende molto da come viene utilizzata.
Se ci preoccupiamo dell’intelligenza artificiale, possiamo prevedere quali possono essere le eventuali minacce, quindi gestirle.
In altre parole, l’AI ha sicuramente un grande potenziale, ma deve essere gestita con consapevolezza per evitare che diventi un rischio.
Da un lato, l’AI offre opportunità enormi: può semplificare processi complessi, ridurre il carico di lavoro amministrativo, e migliorare l’efficienza nelle risorse umane. In particolare, può aiutare a gestire l’onboarding, monitorare le performance e persino favorire la formazione continua, offrendo esperienze personalizzate.
È sicuramente un’opportunità se trattata consapevolmente.
Il vero rischio, però, è che l’AI venga utilizzata in modo superficiale o senza il giusto controllo, con il rischio di alimentare pregiudizi o creare processi troppo automatizzati, che non tengano conto delle sfumature umane.
Per Osvaldo, l’AI è un’opportunità straordinaria, ma va utilizzata in modo strategico e integrato con il lavoro umano. La chiave sta nel non delegare completamente il processo alle macchine, ma usarle per ottimizzare e potenziare le decisioni e le azioni degli HR, che rimangono fondamentali per comprendere e gestire le dinamiche umane all’interno di un’organizzazione.
Le aziende sono davvero pronte ad affrontare la rivoluzione AI?
Secondo il direttore di Fior di Risorse, le aziende non sono ancora completamente pronte ad affrontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
No, penso che le aziende abbiano necessità di tantissima formazione da questo punto di vista.

