Come funzionano le detrazioni figli a carico nel 2026? Chi è incluso e chi è escluso dalle detrazioni e quali sono le novità?
Il quadro normativo legato alle detrazioni IRPEF per i figli a carico e alle misure di sostegno alla famiglia ha visto importanti aggiornamenti. Con gli ultimi interventi normativi, però, i requisiti anagrafici sono diventati più stringenti e sono stati modificati i tetti di spesa, anche a seguito dell’introduzione di regole precise sul cumulo con l’Assegno Unico.
In questo approfondimento andremo a vedere cosa è cambiato e quali sono, al momento, i benefici di cui possono usufruire i genitori.
- Cosa sono le detrazioni per figli a carico
- Cosa si intende per figlio a carico
- Novità 2026 sulle detrazioni figli a carico
- Assegno Unico e detrazioni
- Domande frequenti
Cosa sono le detrazioni per figli a carico
Iniziamo subito col chiarire cosa si intende quando si parla di detrazioni per figli a carico, regolate dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), aggiornato con il D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 216.
Questo tipo di agevolazioni non sono nient’altro che sgravi fiscali sull’IRPEF che vengono riconosciuti ai genitori che contano almeno un figlio a carico. Invece di ridurre il reddito su cui si calcolano le tasse (deduzione), la detrazione interviene direttamente sull’imposta lorda dovuta all’Erario, riducendo l’importo finale delle tasse da pagare o traducendosi in un rimborso in busta paga o nel Modello 730.
A seconda del reddito familiare del contribuente, le detrazioni di questo tipo possono spettare per intero, solo in parte o non spettare per niente.
Cosa si intende per figlio a carico
Un figlio viene considerato fiscalmente a carico se non supera determinate soglie di reddito complessivo annuo (calcolato al lordo degli oneri deducibili). Nel dettaglio:
- fino a 24 anni di età, il limite di reddito per essere considerati a carico è di 4.000 euro lordi annui;
- dai 25 anni in su, il limite di reddito scende a 2.840,51 euro lordi annui.
Dal 2026, con l’entrata in vigore delle recenti riforme fiscali, però, è stato introdotto anche un limite anagrafico di 30 anni: al compimento del trentesimo anno di età, la detrazione base non spetta più (anche qualora questi siano completamente privi di reddito), a meno che non si tratti di figli con disabilità accertata (art. 12 TUIR).
Il diritto decade per l’intero anno d’imposta se i limiti (reddituali e anagrafici) vengono superati, tranne nei casi di disabilità certificata ai sensi della Legge 104/92, per i quali non si applica alcun vincolo anagrafico.
Infine, i figli naturali, adottivi o affidati non devono necessariamente abitare o risiedere con i genitori per essere considerati “a carico”. La legge fa una distinzione netta tra i figli e gli altri tipi di parenti, stabilendo che:
- per i figli, l’unico vero vincolo è il reddito (e, per la detrazione base, l’età sotto i 30 anni). Un figlio può vivere in un’altra città per motivi di studio, risiedere all’estero o avere una propria residenza anagrafica autonoma: se rispetta i limiti di reddito annui (4.000 euro fino a 24 anni; 2.840,51 euro dai 25 anni in su), il genitore che ne sostiene le spese ha il pieno diritto di scaricare nel Modello 730 il 19% di quanto pagato per le sue visite mediche, tasse universitarie, farmaci o corsi scolastici.
- per gli altri familiari, al contrario, per poter portare a carico soggetti come i genitori (ascendenti), i suoceri o i generi, la legge impone tassativamente l’obbligo di convivenza con il contribuente (o la percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti giudiziari).
Novità 2026 sulle detrazioni figli a carico
Con la Legge di Bilancio 2026 arriva lo stop definitivo alla detrazione base (quella teorica fino a 950 euro) per i figli che hanno superato la soglia anagrafica stabilita. Come abbiamo già accennato, non spetta più superati i 30 anni, mentre fino all’anno scorso lo sconto IRPEF era slegato dall’età e dipendeva unicamente dal reddito del figlio.
Solo per i figli con disabilità la detrazione base (pari a 950 euro) con maggiorazione (di 400 euro) continua a spettare a prescindere dall’età.
Tuttavia, per rimediare a una conseguenza inizialmente penalizzante, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che bisogna distinguere tra la “detrazione per il carico di famiglia” e la “detrazione delle spese sostenute”.
Se un figlio ha più di 30 anni, è privo di impiego o guadagna meno di 2.840,51 euro annui, il genitore perde la detrazione fissa in busta paga, ma conserva il diritto a scaricare nel Modello 730 il 19% delle spese specifiche sostenute nel suo interesse (es. spese mediche, sanitarie, istruzione o premi assicurativi).
Un’altra novità impatta direttamente i nuclei familiari con redditi complessivi medio-alti. Il legislatore ha infatti introdotto un tetto massimo cumulativo alle spese detraibili al 19% (escluse le spese sanitarie e i vecchi mutui), parametrato sia al reddito del contribuente che al numero dei figli a carico. In particolare:
- per i redditi compresi tra 75.001 e 100.000 euro, il plafond base di spesa ammissibile è fissato a 14.000 euro;
- per i redditi superiori a 100.000 euro, il plafond base scende a 8.000 euro.
Questo tetto di spesa viene successivamente moltiplicato per un coefficiente legato alla composizione del nucleo familiare (il cosiddetto quoziente):
- nessun figlio a carico, coefficiente 0,50;
- 1 figlio a carico, coefficiente 0,70;
- 2 figli a carico, coefficiente 0,85;
- 3 o più figli a carico (o figlio con disabilità), coefficiente 1,00 (pieno godimento del plafond).
Assegno Unico e detrazioni
Le detrazioni spettanti per i figli a carico vanno anche coordinati tenendo conto dell’Assegno Unico. Infatti:
- fino a 21 anni non compiuti spetta esclusivamente l’Assegno Unico e Universale. Le detrazioni IRPEF base (ex art. 12 TUIR) sono azzerate, ma resta fermo il diritto a detrarre il 19% delle spese sostenute (mediche, scolastiche, sportive);
- dai 21 ai 29 anni, cessano le quote dell’Assegno Unico (salvo specifiche eccezioni per studenti o disabili) e si applica la detrazione IRPEF ordinaria per figli a carico, calcolata su una base teorica di 950 euro;
- dai 30 anni in su, non spetta né la detrazione ordinaria né l’Assegno Unico, salvo in presenza di disabilità.
Per i figli con disabilità accertata, l’Assegno Unico e le detrazioni IRPEF (pari a 950 euro base più una maggiorazione di 400 euro) risultano invece pienamente cumulabili e spettano senza limiti di età.
Quali sono le detrazioni figli a carico nel 2026?
La detrazione base per carichi di famiglia è pari a un importo di 950 euro. A questa cifra, per i figli con disabilità, va aggiunta una maggiorazione pari a 400 euro.
Se un figlio over 30 non ha diritto alla detrazione fissa da 950 euro ma rispetta comunque il limite di reddito di 2.840,51 euro, si applica la clausola di salvaguardia. Di conseguenza, genitore mantiene il diritto di scaricare nel Modello 730 la detrazione del 19% sulle spese specifiche sostenute nel suo interesse (visite mediche, farmaci, tasse universitarie, assicurazioni), anche se il figlio non risiede più nella stessa abitazione.
La detrazione di 950 euro decresce proporzionalmente all’aumentare del reddito del contribuente, fino ad annullarsi del tutto a quota 95.000 euro. La formula applicata è la seguente:
Detrazione effettiva = 950 x (95.000 – reddito complessivo / 95.000).
In presenza di più figli a carico, la cifra di 95.000 euro indicata nella formula aumenta di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo (diventando 110.000 euro con due figli, 125.000 euro con tre figli, ecc.), garantendo così una detrazione reale più elevata per i nuclei numerosi.
Infine che per i redditi superiori a 75.000 euro, l’ammontare massimo delle spese complessivamente detraibili al 19% viene rimodulato e limitato in base alle regole del quoziente familiare e al numero dei figli a carico.
A chi spettano le detrazioni per figli a carico nel 2026
Le detrazioni per figli a carico spettano ai genitori (naturali, adottivi, affidati o separati) che possiedono un reddito imponibile IRPEF e che sostengono economicamente i figli, a patto che questi ultimi rispettino specifici requisiti reddituali e anagrafici. ù
La regola generale stabilisce precise modalità di ripartizione della detrazione base e delle spese per evitare doppie agevolazioni (la somma delle percentuali non può mai superare il 100%). Quindi:
- per i genitori sposati o conviventi, la detrazione viene ripartita per legge al 50% tra i due genitori. Tuttavia, previo accordo tra le parti, è possibile attribuire il 100% della detrazione al genitore con il reddito complessivo più elevato. Questa opzione viene utilizzata per evitare che la detrazione vada persa qualora uno dei due genitori abbia un reddito troppo basso (incapienza fiscale).
- per i genitori separati o divorziati, in caso di separazione legale ed effettiva, la detrazione spetta di norma al 100% al genitore affidatario. In caso di affidamento congiunto, l’agevolazione si ripartisce al 50% tra i genitori, salvo un accordo diverso per assegnarla interamente (100%) a chi possiede il reddito più alto.
Detrazioni in busta paga
In busta paga, le detrazioni per i figli a carico vengono riconosciute dal datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta e applica mensilmente lo sconto fiscale direttamente sul cedolino, riducendo l’IRPEF trattenuta dallo stipendio e aumentando, di conseguenza, il netto pagato al lavoratore.
Le detrazioni per i carichi di famiglia non scattano in automatico (a differenza delle detrazioni per lavoro dipendente). È responsabilità del lavoratore fornire le informazioni necessarie.
Domande frequenti
Da quando non ci sono più le detrazioni per figli a carico?
Le detrazioni IRPEF in busta paga sono state cancellate il 1° marzo 2022 per tutti i figli fino a 20 anni di età, sostituiti dal bonifico mensile dell’Assegno Unico. Le detrazioni fiscali tradizionali si applicano solo per i figli dai 21 anni in su.
Quali sono le nuove detrazioni figli a carico?
La novità principale scatta con l’abolizione totale della detrazione IRPEF fissa per i figli a carico dai 30 anni in su, a meno che non siano disabili. Resta però attiva la clausola di salvaguardia, che permette ai genitori di continuare a scaricare le spese mediche, scolastiche o universitarie dei figli over 30 che non superano i limiti di reddito.
Quando si perdono le detrazioni per i figli a carico?
Il diritto alle detrazioni si perde definitivamente al compimento del 30° anno di età del figlio (salvo disabilità), oppure se il figlio supera le soglie di reddito annuo stabilite dalla legge. Le detrazioni si azzerano anche quando il reddito complessivo del genitore supera i 95.000 euro per il primo figlio.
Quali sono i limiti di reddito per i figli a carico?
Un figlio si considera fiscalmente a carico se non guadagna più di 4.000,00 euro all’anno fino a 24 anni di età. Il limite massimo di reddito scende invece a 2.840,51 euro all’anno dai 25 anni in su.
Come si calcola la detrazione figli a carico?
La detrazione teorica per i figli tra i 21 e i 29 anni è di 950 euro a figlio. Questo importo non è fisso, ma si riduce progressivamente in base al reddito del genitore fino ad annullarsi del tutto, mentre aumenta in presenza di figli con disabilità o famiglie con più di tre figli a carico.

