Il periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato consente sia all’azienda che al lavoratore di valutare, reciprocamente, se ci sono le basi e le condizioni per continuare (e confermare) il rapporto di lavoro. Con le novità normative che si sono susseguite fino al 2025, è importante per HR e datori di lavoro comprendere come strutturare correttamente questa fase, quali sono i limiti legali, e come gestire eventuali cessazioni del rapporto (licenziamenti o dimissioni) nel corso della prova.
- Cos’è il periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato e a cosa serve
- Come prevedere un periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato
- Licenziamento e dimissioni durante il periodo di prova
- Suggerimenti e strumenti per strutturare un periodo di prova efficace
- Domande frequenti su periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato (FAQs)
Cos’è il periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato e a cosa serve
Il periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato è una clausola, opzionale ma estremamente diffusa nei contratti di lavoro subordinato (compresi quelli a tempo indeterminato), che consente al datore di lavoro di valutare le competenze, il comportamento e l’adattamento del lavoratore al ruolo, e permette allo stesso tempo al lavoratore di verificare se l’ambiente, il ruolo e le mansioni corrispondono alle aspettative.
Durante la prova, entrambe le parti possono recedere liberamente dal contratto, senza obbligo di preavviso né indennità sostitutiva dello stesso (a meno che non sia diversamente previsto da contratti collettivi più favorevoli).
Si tratta di un accordo stipulato per iscritto, pena la sua inefficacia. Se non è previsto in forma scritta, infatti, la legge considera che non sia mai stato pattuito e il rapporto di lavoro assume immediatamente carattere definitivo.
Come prevedere un periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato
Il patto di prova deve essere inserito nel contratto di lavoro in forma scritta e firmato dalle parti, idealmente contestualmente alla sottoscrizione del contratto principale. Deve essere chiaro e definire le mansioni oggetto della valutazione, la durata del periodo di prova e, se previsto, eventuali criteri di valutazione o indicatori di performance.
Per il contratto a tempo indeterminato non esiste una regola automatica di calcolo proporzionale come per i contratti a termine (dove si applica un criterio di 1 giorno di prova ogni 15 giorni di calendario per i contratti inferiori ai 12 mesi), ma la normativa vigente stabilisce un tetto massimo di 6 mesi, che può essere ridotto dalla contrattazione collettiva di riferimento.
Tipicamente, i CCNL prevedono durate standard differenziate per livelli e categorie (es. 3 mesi per impiegati, fino a 6 mesi per dirigenti o figure di alta responsabilità), purché non superino i limiti fissati.
Licenziamento e dimissioni durante il periodo di prova
Durante il periodo di prova il datore di lavoro può licenziare il lavoratore senza preavviso e senza obbligo di motivare la decisione. Procedura questa che è invece richiesta per i licenziamenti ordinari.
Anche il lavoratore può dimettersi liberamente senza dare il preavviso, salvo diversa e più favorevole previsione del contratto collettivo applicabile.
Una sentenza della Corte di Cassazione del 2025 ha ribadito che le norme ordinarie sul licenziamento (ad es. procedura di impugnazione, termine per ricorso) si applicano solo quando il rapporto supera la prova o raggiunge i 6 mesi di anzianità. Prima di quel termine, la specifica disciplina del periodo di prova continua a prevalere.
Gestire il periodo di prova non è solo un atto formale, ma un investimento per assicurarsi che il nuovo inserimento sia davvero quello giusto. Per un HR o un datore di lavoro, trasformare questo lasso di tempo in uno strumento efficace significa muoversi su due binari: la chiarezza contrattuale e la trasparenza comunicativa.
Suggerimenti e strumenti per strutturare un periodo di prova efficace
Tutto parte dalla lettera di assunzione. È fondamentale che le regole siano chiare fin dal primo giorno. Condizioni, durata esatta, criteri con cui il neoassunto verrà valutato e le modalità per un eventuale recesso devono essere esplicitati con precisione. Questo evita malintesi e garantisce a entrambe le parti la massima serenità. Perché la prova sia utile, non può basarsi su sensazioni astratte. È essenziale stabilire degli indicatori di performance (KPI) e gli obiettivi da raggiungere. Definire cosa ci si aspetta e in quali tempi aiuta a ridurre l’ambiguità e offre una base oggettiva per decidere se confermare o meno la risorsa.
Bisogna sempre ricordare, inoltre, che non si può prescindere dal CCNL di riferimento. La clausola di prova deve essere cucita su misura rispettando i limiti massimi previsti dal contratto collettivo e assicurandosi di applicare sempre le tutele più favorevoli per il lavoratore. In questo senso, un confronto con il team legale o con il consulente del lavoro è un passaggio obbligato. Serve a blindare il contratto ed evitare che clausole scritte male possano essere contestate o dichiarate nulle.
Infine, la valutazione non dovrebbe mai essere una sorpresa finale. Prevedere dei momenti di confronto (come un check-point a metà percorso) permette di discutere apertamente dei progressi fatti e di eventuali criticità. Questi feedback periodici sono preziosi e permettono al lavoratore di correggere il tiro e all’azienda di capire se la strada intrapresa è quella corretta.
Per rendere tutto questo più semplice e strutturato, strumenti come Factorial, software gestionale aziendale All-in-one, aiutano a gestire in un unico posto documenti di assunzione, obiettivi e momenti di feedback, così da avere un percorso di prova più chiaro, tracciabile e coerente per azienda e neoassunto.
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Domande frequenti su periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato (FAQs)
Qual è la durata del periodo di prova per un contratto a tempo indeterminato?
La durata è stabilita dal contratto collettivo applicabile e può arrivare fino a 6 mesi come massimo legale, salvo limiti inferiori. La clausola deve essere in forma scritta per essere valida.
Quando si può licenziare durante il periodo di prova?
Durante il periodo di prova, il datore di lavoro può recedere liberamente dal contratto, senza obbligo di preavviso o motivazione specifica, purché il patto di prova sia valido.
Come funzionano i 6 mesi di prova?
I 6 mesi rappresentano il limite massimo legale per la durata del periodo di prova nel contratto a tempo indeterminato. La durata effettiva deve essere prevista nel contratto o nel CCNL, e non può eccedere questo limite.
Il periodo di prova viene pagato?
Sì: il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il tempo effettivamente lavorato, e durante il periodo di prova maturano tutti i diritti normativi ed economici (ferie, TFR, contributi, ecc.), come se fosse un lavoratore a tempo indeterminato pienamente confermato.

