Trascrizione
Dal cantiere al retail Ho sbirciato. No.Te lo ammetto.
Tiriamo fuori un altro...Questo è un altro cappellino che mi caratterizza perché...
Sempre con questo laccetto sembro un po' il laureato, però Questo cappellino mi ricorda quello che è stato il mio percorso di studi.
Anni di lavoro duro, assolutamente sì, perché sono in realtà un ingegnere.
Perché la tua carriera nel retail è più legata all'ingegneria rispetto al tuo precedente percorso di ingegnere edile? Sono una persona che ha bisogno di stimoli.
Cerco di portar stimoli anche all'interno del team e in generale nel lavoro.
Credo che la cosa più bella che si possa fare all'interno di un team è stimolare la parte creativa la parte di innovazione, di pensiero, di idee.
Quello che dico sempre ai ragazzi del mio team è: proponete tutto quello che vi viene in mente.
Può sembrare una bufala, però credo sia fondamentale che ci sia questo proprio flusso di pensiero creativo, piuttosto poi capiamo se è il momento giusto per trasformare questa nuvoletta, questa idea, in qualcosa di concreto, in un progetto.
E lì abbiamo una serie di variabili: budget, tempo, risorse, allineamento con quella che è la strategia aziendale.
Comunque, non mi dilungo perché la carriera in retail è più legata all'ingegneria rispetto al precedente percorso?
Perché, dicevo, lavoro duro, ingegnere edile, che mi ritrovo a fare il retail manager, perché in realtà l'architettura, il design, la costruzione sono sicuramente una passione, però sono rimasti lì perché subito dopo...
In realtà prima di laurearmi avevo cominciato a lavoricchiare all'interno degli store come promoter, questo perché cercavo un'indipendenza economica e avevo scelto di andare a vivere da solo.
E quindi oltre a lavorare sulla tesi c'era anche il lavoro, però questo non mi ha scoraggiato.
Ho cominciato poi una volta laureato, a lavorare come ingegnere, mi ricorda avevo questo studio bellissimo, mi avevano dato primo impiego, quindi neoassunto, neolaureato.
Questa postazione stupenda con tre schermi enormi davanti a me e poi ero un pochino fuori Roma, quindi c'era questa enorme vetrata a nastro con la vista su una collina verde enorme.
Stupendo, il lavoro dei sogni proprio, con grandi opportunità, grandi opportunità di crescita, perché anche in quel caso era un contesto internazionale,quindi si parlava di costruire un hotel gigantesco in Azerbaijan e non vedevo l'ora anche lì di viaggiare e andare a scoprire questo luogo.
E forse anche questo mi ha fatto riflettere sulla breve esperienza lavorativa che avevo avuto, molto distante, molto diversa dal lavorare dietro uno schermo e quello che poi in realtà era il contatto con il cliente, dove vedi veramente la varietà del genere umano in tutte le sfumature possibili e non immaginabili, aggiungerei.
E quindi cosa è successo?Quello che mi mancava dello stare tante ore, anche più di otto ore dietro uno schermo, era il contatto con il calore umano, quel contatto con quello che poi era il committente, quindi un qualcosa che non è neanche troppo diversa.
Semplicemente ero passato dal contatto umano, dal bisogno, e quindi poi dall'offrire un prodotto, al disegnare, progettare uno spazio per persone e senza aver però conosciuto, essere entrato in contatto con queste persone?
E questo mi ha fatto molto riflettere.Quindi poi quando il mio datore di lavoro precedente, quando facevo il promoter nei negozi, mi ha ricontattato, chiaramente ho fatto presente che adesso avevo una laurea da ingegneria, quindi non ero proprio propenso al tornare a lavorare come promoter.
Diciamo che nei piani aziendali c'era qualcosa di più per me e direi che me lo sono conquistato con gran voglia, tenacia e determinazione.
E quindi poi sono diventato prima responsabile d'area e poi ovviamente trainer, quindi tutta quella parte di formazione, di anche, se vuoi,trasmissione, di presentazione del brand e di quelli che sono i valori e il messaggio che ogni prodotto porta con sé.
Oggi centro la mia attività sul contatto col pubblico, con le persone,quindi su quello che è il bisogno di ognuno di noi nel quotidiano.
E poi un po' come un salmone, a ritroso, come un gambero, forse.
Torno e vado a costruire, a sviluppare quella che è la strategia.
E per questo stimolo sempre, moltissimo, anche il mio team a visitare i negozi,visitare gli store, visitare gli spazi, parlare con le persone e a valorizzare quello che è il ruolo del promoter, valorizzare le persone che poi rappresentano il brand,ci mettono, se vuoi, anche la faccia, portano con loro un messaggio, una responsabilità, se vuoi, molto importante anche.
