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Trascrizione

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Il box delle sorprese.Wow!

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Ok.Come crei uno spazio di fiducia in un team che lavora da remoto?

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Mi piacerebbe sapere la risposta a questa domanda perché è il pezzo più difficile di quello che sto affrontando ora.

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Io personalmente sono una persona a cui piace stare con le persone fisicamente e la relazione remota, qualcosa che è un surrogato della relazione vera, ma la vede da molto lontano, come dire, dal mio punto di vista.

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Però è chiaro che il lavoro si sta trasformando e questa è anche un'opportunità di libertà per le persone, di concedere a tutti lo spazio di lavorare da dove si sentono più produttivi, dove si sentono più a loro agio.

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Quindi con le persone remote è chiaro che non puoi impostare la relazione come se fosse in presenza.

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Lavorare in questo senso, come dire, facciamo come se facciamo l'aperitivo virtuale, veramente non funziona, è veramente una roba solo strana.

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E da questo punto di vista quindi diventa importante trovare dei meccanismi, delle ritualità e delle attenzioni che riescono anche attraverso lo spazio di uno schermo a creare quella che è la relazione.

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Il punto è la volontà di condividere e di avere questa responsabilità condivisa.

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Quindi dire: "Ok, siamo un team, stiamo lavorando su questo tipo di progetto.

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A che punto siamo?Quali sono le difficoltà?Quali sono le possibilità che possiamo avere?" Quindi io ero un fan, adesso sono sempre un supporter ma non sfegatato,delle metodologie agili.

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Quindi utilizzavamo, per esempio, la tecnica della kanban board e del meeting quotidiano al mattino per sapere cosa era andato bene il giorno precedente, cosa era andato male, di quale tipo di supporto le persone avevano bisogno.

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Chiaro che c'è bisogno un po' di abitudine a questo approccio e anche di abitudine alla relazione virtuale, per cui questo meeting, che era di fatto funzionale,poteva anche essere l'occasione per dire: ah, non so, il giorno prima mi ha parlato del fatto che il figlio andava a fare una gara di nuoto, quindi gli dico:com'è andata la gara di nuoto?" Insomma, di ricordarsi questi aspetti umani che poi diventano fondamentali, perché il fatto che poi siamo distanti non significa che non possiamo interessarci della vita degli altri.

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E quindi questo mix di strumenti, di tecniche, ma di, basicamente, attenzione all'essere umano diventa poi la chiave per gestire anche dei team remoti.È chiaro che deve essere una cosa metodologica, deve avere dei principi per cui questa relazione deve essere coltivata in modo più sistematico rispetto alla relazione faccia a faccia che viene più naturale per le opportunità che normalmente si creano.

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Anche magari nei periodi di poca energia o non solo.

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Il classico esempio di quando le riunioni saltano, quelle periodiche o gli allineamenti, è quando c'è un super carico di lavoro che dici:Dobbiamo farlo domani perché sono super impegnato, poi domani diventa dopo, poi diventa settimana dopo, perché alla fine sempre qualcosa ti travolge.

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Quindi dargli importanza e continuare nel tempo a coltivarlo e, come sempre,vedere se funziona o non funziona.

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Poi questa è la teoria.Poi ogni gruppo è fatto comunque da essere umani, in remoto o non in remoto, è sempre lì il punto.

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Quindi la ricetta non c'è, ma c'è la possibilità, almeno, di cambiare quello che non funziona se si è in grado di accogersi che non funziona,ovviamente, che mi sembra la parte più difficile.