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Dipendenti non vaccinati: obblighi, diritti e cosa accade alle retribuzioni

Come comportarsi con i dipendenti non vaccinati? Quali sono le possibilità per le aziende?

Non smettono di cambiare le regole relative agli obblighi sul posto di lavoro per i dipendenti non vaccinati. Le nuove disposizioni del Governo hanno impattato notevolmente le aziende del nostro Paese con un nuovo decreto che prevede l’introduzione dell’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno più di 50 anni e che rappresentano, nel concreto, circa 2 milioni e mezzo di lavoratori dipendenti.

Le aziende che si trovano temporaneamente a corto di personale nel caso in cui abbiano in organico dipendenti over 50 ancora non vaccinati avranno però la possibilità di procedere alla sostituzione temporanea dei loro impiegati.

Non mancano le aziende che hanno adottato misure più rigide per incentivare ulteriormente la vaccinazione dei dipendenti.

In questo articolo scopriamo più nel dettaglio come le aziende devono comportarsi con i dipendenti non vaccinati, come funzionano le sostituzioni e quali sono le principali cose da sapere.

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Dipendenti non vaccinati: obbligo di green pass rafforzato

Com’è cambiata quindi la situazione per lavoratori e aziende? Nella pratica, la nuova normativa recentemente introdotta prevede l’obbligo di green pass rafforzato (che si può ottenere solamente attraverso il ciclo vaccinale completo o la guarigione da Covid) per tutti i dipendenti over 50, mentre l’obbligo è stato esteso anche ai 50enni che non lavorano.

L’obbligo vaccinale sarà valido fino al 15 giugno 2022, l’obbligo di super green pass per i 50enni sul posto di lavoro inizierà ufficialmente dal 15 febbraio 2022 mentre, fino al 31 marzo 2022, per poter accedere agli uffici pubblici, nelle banche, nei centri commerciali e usufruire dei servizi alla persona, basterà solamente il green pass semplice (ottenuto tramite vaccino o tampone rapido o molecolare). Una misura, quindi, che interessa sia il settore privato che quello pubblico.

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Dipendenti non vaccinati: multe e sospensione dello stipendio

Cosa accade ai dipendenti non vaccinati per quanto riguarda la retribuzione? Sono previste delle sanzioni? Come abbiamo visto, a partire dal 15 febbraio 2022 i dipendenti privati che abbiano compiuto i 50 anni, dovranno esibire sul posto di lavoro il Super Green pass, ottenuto esclusivamente con il vaccino o con la guarigione dal Covid.

Chi si rifiuterà di esibirlo sarà soggetto alla sospensione dello stipendio ma potrà conservare il proprio posto di lavoro venendo considerato “assente ingiustificato, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, fino alla presentazione”.

Nelle aziende, secondo quanto recita il decreto, “dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata” il datore di lavoro “puo’ sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione dello stesso, comunque per un periodo non superiore a 10 giorni lavorativi”, i quali saranno rinnovabili fino al 31 marzo 2022, sempre “senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro per il lavoratore sospeso”. 

L’accesso ai luoghi di lavoro senza certificato che attesti vaccino o guarigione è severamente vietato e chi non rispetta il divieto subirà una multa corrispondente in una sanzione economica tra i 600 e i 1500 euro. Tutte le aziende, senza eccezione alcuna sul numero complessivo di dipendenti impiegati, potranno sostituire i lavoratori sospesi se sprovvisti di super green pass. 

La sostituzione rimane per il momento di 10 giorni lavorativi rinnovabili continuamente fino al 31 marzo 2022. Quello che ancora non è chiaro è se, per le professioni per le quali è possibile, il datore di lavoro potrà concedere al proprio dipendente la possibilità di continuare a lavorare in regime di smart working.

💡 Sai qual è la differenza tra remote working e smart working? In questo articolo ti spieghiamo quali sono le differenze e le principali cose da sapere dal punto di vista delle aziende.

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Dipendenti non vaccinati: sostituzioni e come comportarsi

Così com’è stato per i lavoratori senza green pass, anche nel caso dei dipendenti non vaccinati con più di 50 anni che vengono sospesi dal proprio posto di lavoro, le aziende hanno la possibilità di effettuare una sostituzione temporanea.

L’azienda può quindi assumere un nuovo dipendente che verrà adibito alle medesime mansioni del lavoratore sospeso in quanto non vaccinato, ma l’assunzione avverrà secondo un contratto caratterizzato da una durata limitata.

C’è però un’importante differenza rispetto a quanto era stato definito per il green pass: in questo caso, infatti, la possibilità di sostituire un dipendente non vaccinato (il quale sia in realtà obbligato a vaccinarsi) viene data a tutte le aziende, sia di piccole che di grandi dimensioni.

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Come un’azienda può sostituire un dipendente non vaccinato

A prescindere dalla casistica esistono delle regole da seguire per le aziende nel momento in cui decidano di sostituire un dipendente non vaccinato. Come accennato, la durata del contratto di di sostituzione della nuova persona assunta dovrà essere limitato, in quanto è necessario in ogni caso mantenere una “finestra” aperta per il dipendente che è stato sospeso, e che ha quindi il diritto di ritornare operativamente al lavoro dopo 15 giorni dalla prima vaccinazione (nel caso decida di sottoporvisi), data nella quale riuscirà ad ottenere il super green pass.

Proprio per questo motivo la normativa prevede un termine di tempo ridotto, lasciando comunque la possibilità all’azienda di rinnovare il contratto temporaneo del sostituto per più volte nel caso in cui la sospensione del dipendente non vaccinato arrivasse a prolungarsi più del pronosticato.

Nello specifico, il contratto per la sostituzione di un dipendente non vaccinato può avere una durata massima di 10 giorni, la quale sarà rinnovabile per tutte le volte che si renda necessario ma sempre e comunque entro il termine massimo del 31 marzo 2022.

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Dipendenti non vaccinati: la mano dura di aziende come Citigroup e Google

Come abbiamo accennato, nonostante le disposizioni dei Governi dei vari Paesi, esistono aziende che hanno deciso di prendere una posizione drastica riguardo alla vaccinazione dei dipendenti.

La posizione di Google

Addirittura Google sarebbe pronta a sospendere per poi licenziare i propri dipendenti che non hanno provveduto alla vaccinarsi contro il Covid. Lo ha raccontato recentemente la Cnbc, dopo aver visionato una serie di documenti interni al colosso americano.

In una nota aziendale, l’azienda avrebbe infatti affermato che i dipendenti avrebbero avuto tempo fino al 3 dicembre per dichiarare il loro stato di vaccinazione producendo la documentazione relativa come prova, oppure per poter richiedere un’esenzione di carattere medico.

Google spiega che trascorsa tale data avrebbe iniziato a contattare i dipendenti inadempienti, così come quelli le cui richieste di esenzione non erano state approvate. Chi non avesse rispettato le regole legate alla vaccinazione contro il coronavirus, entro la scadenza del 18 gennaio, rischia di essere sottoposto a “congedo amministrativo retribuito” per 30 giorni, trascorsi i quali, l’azienda potrebbe prendere in considerazione il “congedo non retribuito” per un massimo di 6 mesi, seguito dal definitivo licenziamento.

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La posizione di Citigroup

Anche Citigroup, una fra le più importanti banche statunitensi, ha annunciato che licenzierà i propri dipendenti che hanno deciso di non vaccinarsi, inasprendo le proprie politiche interne per limitare il contagio da Covid-19.

Non è chiaro quale possa essere la risposta del Governo italiano nel caso in cui alcune aziende del nostro Paese dovessero decidere di attuare questa linea disciplinare. Resta il fatto che alcune aziende estere hanno già deciso di muoversi in direzioni ben precise.

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Isotta è Content Marketing Specialist in Factorial ed è appassionata di comunicazione, copywriting, social media e HR. Ama la natura, viaggiare e giocare a pallavolo.

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