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Bonus bebè INPS: come funziona e le novità sull’assegno natalità 2021

Cos’è il bonus bebè INPS? Quali sono le novità 2021 per l’assegno di natalità?

Il 2020, a causa della pandemia di Covid-19 è stato un anno complicato per tutti i lavoratori in ogni settore. Una categoria particolarmente in difficoltà, però, è sicuramente stata quella delle neomamme.

Assentarsi dal lavoro e iniziare la cura di un figlio è un passo importante per ogni donna ed è per questo che il Governo, ogni anno tramite l’annuale legge di bilancio, stanzia parte del budget dello stato per la creazione di forme di sostegno del reddito volte a supportare le nuove nascite.

Con l’introduzione della legge di bilancio 2021, è stata introdotta una proroga per il cosiddetto bonus bebè, a prescindere dal livello di reddito ISEE specifico. La manovra finanziaria 2020 aveva visto l’introduzione di un Family act (una sorta di “pacchetto famiglia”) il quale prevedeva specifici aiuti a sostegno delle famiglie con figli.

Anche nel 2021, quindi, sarà possibile richiedere l’assegno di natalità, che sarà comunque soggetto ad alcuni requisiti specifici. In questo articolo, scopriamo meglio insieme cos’è l’assegno di natalità, le cose da sapere e quali sono le principali novità del bonus bebè 2021.

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Cos’è l’assegno di natalità

L’assegno di natalità (chiamato anche bonus bebè) è un sussidio costituito da un assegno mensile che viene erogato alle famiglie per ogni figlio indipendentemente che sia un nuovo nato, che sia stato adottato oppure in fase di affido preadottivo.

L’emissione del bonus bebè INPS avviene, come detto, mensilmente e prosegue fino al compimento di un anno di età del bambino, oppure, fino ad un anno dal momento in cui è entrato a far parte nel nucleo familiare nel caso di adozione o affidamento. Ha, in parole povere, una durata di 12 mesi.

Il bonus bebè rappresenta una forma di sostegno particolarmente suscettibile di cambiamento. Ha già subito, nel corso degli anni, diverse modifiche: nel 2020 ne è stata modificata l’erogazione ed è stato ampliato rispetto al 2019. Come accennavamo nell’introduzione, con il pacchetto famiglia presente anche in Legge di bilancio 2021 viene prorogata l’erogazione del bonus bebè.

Come funziona il bonus bebè 2021

Il nucleo familiare, come visto, ha diritto al bonus bebè dal momento in cui nasce un bambino o dal momento in cui un nuovo figlio entra a far parte della famiglia tramite adozione o affidamento preadottivo.

Per poter ottenere l’erogazione dell’assegno di natalità è necessario presentare la richiesta all’INPS entro 90 giorni dalla nascita del bambino o dall’ingresso in famiglia del figlio. Nei casi di privazione della potestà o dell’affido da parte del genitore, sarà l’altro genitore a poter presentare una seconda richiesta entro e non oltre i 90 giorni dalla sentenza del giudice.

Nel malaugurato caso, invece, di decesso del genitore, l’assegno di natalità viene comunque erogato all’altro genitore convivente con il figlio, sempre previa presentazione dei documenti necessari presso l’INPS.

A chi spetta l’assegno di natalità INPS? Limiti e requisiti ISEE

Esistono dei requisiti specifici per poter richiedere il bonus bebè INPS. Il sussidio in questione può essere richiesto dal genitore di neonato o di minore appena adottato o affidato che rispetti i seguenti parametri:

  • Possesso della cittadinanza italiana, di uno Stato UE o permesso di soggiorno europeo per soggiornanti di lungo periodo (articolo 9, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) oppure carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’UE (italiano o comunitario) non avente la cittadinanza di uno Stato membro, di cui all’articolo 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 o carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro di cui all’articolo 17, decreto legislativo 30/2007.
  • Possesso di cittadinanza straniera avente status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria (articolo 27, decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251);
  • Possesso di residenza in Italia
  • Convivenza con il figlio (figlio e genitore richiedente devono essere coabitanti nonché avere dimora abituale nello stesso comune).

Requisiti ISEE sul reddito per richiedere il bonus bebè

È importante ricordare che l’ammontare del bonus bebè è basato su specifici scaglioni di reddito, divisi in fasce ISEE, per tutelare le famiglie con reddito inferiore ai 40.000. Ciononostante, può essere erogato l’assegno di natalità anche per indicatori superiori ai 40.000 euro all’anno o anche nei casi in cui non venga presentata una dichiarazione ISEE.

In questi due casi (reddito superiore a 40.000 o mancanza dell’Isee valido nel momento in cui si presenta la domanda) l’INPS erogherà l’importo minimo di 80 euro al mese o 96 euro al mese nel caso venga presentata la domanda per un figlio successivo al primogenito.

Va tenuto a mente che, in caso di mancata presentazione di un ISEE, sarà necessario presentare l’autodichiarazione per accertare tutti gli altri requisiti, con relativa assunzione di responsabilità delle eventuali conseguenze in caso di dichiarazioni non attinenti al vero.

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A quanto ammonta il bonus bebè 2021

Quali sono quindi gli importi pagati? Le somme erogate in base alle fasce ISEE per il 2021 saranno:

  • 1.920 euro all’anno (160 euro al mese) per le famiglie con ISEE fino a 7mila euro
  • 1.440 euro all’anno (120 euro al mese) per le famiglie con un ISEE tra 7mila e 40 mila euro
  • 960 euro all’anno (80 euro al mese) per le famiglie con un ISEE superiore a 40 mila euro

Quali sono invece gli importi erogati per la nascita dei figli successivi al primo?

In presenza di tutti i requisiti di cui abbiamo parlato in precedenza, l’INPS prevede l’applicazione di una maggiorazione del 20% degli importi del bonus bebè in base ai seguenti criteri:

  • Per ogni figlio successivo al primo del genitore richiedente l’assegno, purché sia rispettato il requisito della convivenza tra i due soggetti
  • Si considera “primo figlio” del genitore richiedente solamente il figlio, sia minorenne che maggiorenne, residente in Italia, e convivente con il genitore richiedente
  • Al contrario, non si considerano né come “primi figli”, né come “figlio successivo al primo”, i minorenni in affidamento preadottivo e quelli in affidamento temporaneo, in quanto la maggiorazione è stata prevista per il figlio successivo al primo, quindi sulla base di rapporti definiti di “filiazione”

Per i figli successivi al primo, come detto, si ha quindi una maggiorazione del 20%. Per il 2021 stiamo parlando, quindi, di questi importi:

  • 304 euro all’anno (192 euro al mese) con figlio successivo al primo, con ISEE fino a 7mila euro
  • 728 euro all’anno (144 euro al mese) con figlio successivo al primo con ISEE tra 7 mila e 40 mila euro
  • 152 euro all’anno (96 euro al mese) con figlio successivo al primo, con ISEE superiore a 40 mila euro

Bonus bebè in caso di nascita di gemelli

Cosa accade, invece, per le famiglie le cui neomamme abbiano dato alla luce dei gemelli?

Se si dovesse richiedere l’assegno di natalità in caso di parto gemellare la famiglia dovrà presentare una domanda per ciascun figlio. Per quanto riguarda le maggiorazioni, per i gemelli avvengono come segue:

  • Nel caso di parto gemellare avvenuto nello stesso giorno del 2021: se si tratta di un primo evento (ossia se il genitore richiedente in precedenza non ha avuto altri figli), la maggiorazione va riconosciuta per ogni figlio venuto alla luce successivamente al primo in ordine di tempo (es. In caso di tre gemelli, la maggiorazione spetterebbe al secondo e al terzo nato in ordine cronologico). Se non si tratta di un primo evento (ossia se il genitore richiedente in precedenza ha già avuto figli, anche adottivi) la maggiorazione spetta a tutti i gemelli indistintamente.

Assegno natalità per genitore minorenne o incapace di agire

Nel caso invece il genitore abbia tutte le caratteristiche richieste per chiedere il bonus bebè ma sia di età inferiore ai 18 anni o sprovvisto della capacità di agire, la domanda per l’assegno di natalità dovrà essere presentata all’INPS direttamente da parte del tutore legale, e non dal genitore stesso.

Come fare domanda INPS e richiedere il bonus bebè 2021

Ora che abbiamo definito quali sono i requisiti e gli importi relativi all’assegno di natalità, è arrivato il momento di capire come poter presentare la domanda per il bonus bebé 2021.

L’INPS mette a disposizioni diversi servizi e possibilità per presentare la domanda, che può essere inoltrata anche digitalmente per accedere al beneficio del bonus bebè. Secondo quanto previsto dall’INPS stesso, è necessario per prima cosa accedere all’area del sito web istituzionale chiamata “Tutti i servizi”, effettuare login con le proprie credenziali personali e accedere al servizio “Assegno di natalità (Bonus Bebè)”.

Effettuare la domanda online, però, non è l’unica possibilità. Può essere presentata infatti:

  • Chiamando il centralino INPS al numero 803164 da un telefono fisso (il servizio è gratuito) oppure al numero 06164164 chiamando da cellulare
  • Rivolgendosi a intermediari o patronati, sfruttando i loro servizi online separatamente.

Gli stessi contatti sono validi per comunicare eventuali variazioni di dati personali o coordinate IBAN.

Presentazione DSU

Secondo quanto riportato dal sito dell’INPS, per poter richiedere l’assegno è buona cosa presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica (detta DSU) ai sensi del dpcm del 5 dicembre 2013 (il n. 159). Nel nucleo familiare indicato nella DSU deve essere presente il figlio nato, adottato o in affido preadottivo per il quale viene richiesto l’assegno di natalità.

Sempre secondo quanto raccomandato dall’INPS, per ciascun anno di spettanza del beneficio, il genitore richiedente dovrebbe rinnovare la propria DSU per poter ottenere il rilascio di un ISEE in corso di validità.

Viene comunque sempre concesso presentare la domanda per il bonus bebè in presenza di un ISEE corrente entro il termine di validità dello stesso. Nel caso specifico, l’importo dell’assegno si determina in base al valore dell’ISEE attuale fino alla presentazione di una nuova dichiarazione sostitutiva.

Il certificato ISEE attuale, una volta scaduto, può essere rinnovato dopo aver presentato una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica. Altrimenti, una volta scaduto l’ISEE, se non viene presentata una nuova dichiarazione, verrà presa come riferimento l’ultima DSU presentata e l’ISEE “ordinario” rilasciato congiuntamente alla stessa. Solo la DSU va presentata ogni anno (non l’ISEE) e non c’è bisogno di fare nuovamente un’altra domanda.

Nel caso in cui, nell’attestazione ISEE siano presenti omissioni o difformità al momento della domanda (come anche nel caso di mancanza di ISEE) la domanda di assegno di natalità verrà in ogni caso accolta sempre e quando sussistano gli altri requisiti di legge, ma verrà corrisposto automaticamente l’importo minimo di 80 euro al mese (che diventano 96 con la maggiorazione in caso di nascita di figlio successivo al primo).

Le eventuali problematiche presenti nelle due dichiarazioni (o le mancanze) possono essere sanate con una nuova DSU (con la quale avvenga il rilascio di un’attestazione priva di anomalie) o tramite una rettifica retroattiva (nel caso in cui la DSU sia stata presentata tramite CAF e quest’ultimo abbia commesso un errore materiale) o attraverso un’apposita documentazione giustificativa da presentare presso la sede INPS competente.

Nel momento in cui la posizione ISEE viene regolarizzata dal cittadino (cosa che può avvenire entro il termine di validità della DSU da cui siano emerse le eventuali omissioni o difformità) l’importo dell’assegno di natalità mensile verrà integrato con l’eventuale differenza se effettivamente spettante.

Per facilitare la conferma, una volta avanzata la domanda, la persona che ha fatto richiesta riceverà un SMS di conferma: potrà successivamente controllare che sia stata accettata o respinta effettuando l’accesso al servizio “Consultazione domande” sul sito Inps. Se il cittadino comunica la propria Pec, si potrà ricevere direttamente tramite posta certificata il provvedimento con cui la domanda è stata accolta o rifiutata.

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Pagamenti bonus bebè: come e quando vengono accreditati

Un’altra importante domanda che molte lavoratrici dipendenti si pongono riguardo all’assegno di natalità è: quando viene effettuato il pagamento del bonus bebè? In che modo viene accreditato?

Il sito dell’INPS specifica che il pagamento mensile dell’assegno è effettuato dallo stesso istituto direttamente al richiedente tramite bonifico bancario, accredito su conto corrente o postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN che dovrà essere intestato al richiedente.

A partire dall’anno scorso, inoltre, non è più necessaria la compilazione e la trasmissione del modello SR 163 (secondo quanto previsto dalla Circolare INPS n. 48).

Per quanto riguarda le tempistiche, sempre secondo quanto indicato dall’INPS il pagamento dell’assegno è effettuato a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda. Il primo pagamento comprende anche l’importo delle mensilità maturate fino a quel momento.

Interruzione dell’assegno di natalità

Esistono dei casi nei quali il pagamento del bonus bebè può essere interrotto. Considerando che l’erogazione prevista degli assegni è prevista per una durata complessiva di un anno, ci possono essere altri motivi oltre alla scadenza del termine per i quali è possibile vedersi “bloccato” il sussidio. Sempre seguendo le indicazioni dell’INPS, le possibili motivazioni sono:

  • Perdita dei requisiti necessari da parte del genitore richiedente, per esempio in caso la residenza sia spostata fuori dall’Italia o non si conviva più con il minorenne per cui si è richiesto il sussidio
  • Nel caso di morte del minore
  • Nel caso in cui viene revocata l’adozione
  • Nel caso in cui venga a mancare l’esercizio della responsabilità genitoriale o se il bambino viene affidato in via esclusiva al genitore che non ha fatto la domanda per il bonus bebè o, in generale, a una persona diversa dai genitori e che non ha presentato la domanda
  • Nel caso in cui il giudice si esprima negativamente riguardo all’affido
  • Nel caso in cui il figlio adottato o in affidamento preadottivo raggiunga la maggiore età

Secondo quanto previsto dalla legge, è obbligatorio presentare tempestiva comunicazione all’INPS segnalando l’eventuale perdita dei requisiti, e la conseguente perdita del diritto al bonus bebè. Tale comunicazione dovrà avvenire entro 30 giorni dall’accaduto. Nel caso in cui si dovesse tornare in possesso dei requisiti previsti inizialmente, si potrà nuovamente presentare una domanda per ripristinare il proprio diritto al bonus bebè.

Differenza tra bonus bebè bonus baby sitter

Come ultima cosa, è importante non confondere il bonus bebè con il bonus baby sitter, errori che in molti tendono a commettere. Il bonus baby sitter, infatti, rappresenta una misura di supporto straordinaria introdotta tramite il dpcm del 17 marzo 2020, definito Decreto Cura Italia, con l’obiettivo di aiutare le famiglie in difficoltà a far fronte alle restrizioni imposte dall’emergenza legata al Covid 19.

La chiusura di tutte le scuole aveva creato la necessità dell’introduzione di un contributo per i genitori lavoratori per poter pagare una persona preposta alla cura dei figli rimasti a casa da scuola. È facile intendere come non si tratti di una misura pensata per supportare la natalità o le adozioni, a differenza del bonus bebè.

Scritto da Matteo Pizzinato

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