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Gestione del personale

Auto aziendale uso promiscuo: guida completa a costi e tasse nel 2026

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5 minuti di lettura
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L’auto aziendale a uso promiscuo rappresenta uno degli strumenti di welfare e compensation più diffusi nel rapporto di lavoro subordinato, soprattutto per quadri, dirigenti, commerciali e lavoratori che svolgono attività in mobilità. Si tratta di un benefit particolarmente apprezzato dai dipendenti, ma anche di uno strumento che richiede attenzione sotto il profilo fiscale, contributivo e amministrativo.

Nel 2026 il tema è tornato al centro dell’attenzione per effetto delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, che ha modificato alcuni criteri di tassazione del fringe benefit legati alle auto aziendali, con un’attenzione crescente verso la sostenibilità ambientale e una maggiore differenziazione tra veicoli elettrici, ibridi e tradizionali.

Cosa si intende per auto aziendale uso promiscuo?

Per auto aziendale a uso promiscuo si intende un veicolo concesso dal datore di lavoro al dipendente affinché possa utilizzarlo:

  • per finalità lavorative;
  • per esigenze personali e private, anche fuori dall’orario di lavoro.

Il concetto di “uso promiscuo” nasce proprio da questa doppia finalità: il mezzo non è destinato esclusivamente all’attività aziendale, ma può essere impiegato anche per spostamenti privati, viaggi, vacanze o uso familiare. Dal punto di vista fiscale, l’utilizzo personale del veicolo costituisce un fringe benefit, cioè un compenso in natura che concorre, entro determinate regole, alla formazione del reddito da lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51 del TUIR.

Le novità della Legge di Bilancio 2026 sulla tassazione dell'auto aziendale

La disciplina fiscale dell’auto aziendale è stata aggiornata nel 2026 per rafforzare il principio della fiscalità ambientale. L’obiettivo del legislatore è incentivare la scelta di flotte meno inquinanti, premiando i veicoli elettrici e penalizzando progressivamente quelli con alimentazione tradizionale.

Le modifiche principali riguardano:

  • revisione delle percentuali applicate per il calcolo del fringe benefit, che ora si basa sulla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui, mentre la quota considerata reddito imponibile non è più fissa, ma varia in base alle emissioni di CO2; 
  • maggiore vantaggio fiscale per veicoli a basse emissioni, infatti oltre alla riduzione dell’imponibile per il dipendente, le aziende possono accedere a una deducibilità maggiorata dei costi di noleggio e gestione qualora il veicolo appartenga alla fascia di emissioni 0-20 g/km di CO2.

Restano invece confermate:

  • le tabelle ACI annuali come base di calcolo;
  • la soglia stabilita dall’Art. 51, comma 3 del TUIR, che prevede l’esenzione totale dal reddito se il valore complessivo dei beni e servizi ceduti non supera i 258,23 euro annui.

Alimentazione elettrica, ibrida e termica: le nuove percentuali

Le nuove disposizioni fiscali per il 2026 consolidano il passaggio a un sistema di tassazione basato sulla tipologia di motorizzazione, abbandonando progressivamente il vecchio schema basato esclusivamente sulle fasce di emissione CO2 per i nuovi contratti.

L’obiettivo è creare una gerarchia di convenienza chiara, dove il peso fiscale in busta paga per il dipendente varia in base all’impatto ambientale del veicolo assegnato.

Di seguito le percentuali indicate che si applicano al costo chilometrico desunto dalle tabelle ACI 2026, calcolato su una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui.

Tipologia di Alimentazione Percentuale imponibile Note normative
Elettrica (BEV) 10% Veicoli a trazione esclusivamente elettrica a batteria
Ibrida Plug-in (PHEV) 20% Veicoli con ricarica esterna e basse emissioni complessive
Termica e Ibride minori 50% Benzina, diesel, GPL, metano e full/mild hybrid

La logica è semplice: minori emissioni equivalgono a un minor valore imponibile per il dipendente.

Come calcolare il fringe benefit dell'auto aziendale uso promiscuo

l fringe benefit non corrisponde al costo reale dell’auto, ma a un valore convenzionale.

La formula generale è:

costo chilometrico ACI × 15.000 km annui × percentuale fiscale prevista.

Ad esempio, ipotizzando l’assegnazione di un veicolo con un costo ACI di 0,62 euro per chilometro e una percentuale imponibile del 30% (secondo i parametri definiti dall’Agenzia delle Entrate per la specifica categoria di emissioni). In questo scenario, il valore annuo del beneficio si ottiene moltiplicando il costo chilometrico per la percorrenza convenzionale, ottenendo un totale di 9.300 euro (0,62  euro/km X 15.000 km). Applicando a tale cifra l’aliquota fiscale del 30%, si determina un valore di 2.790 euro annui.

Questo importo viene imputato in busta paga come reddito imponibile e incide su:

  • Irpef;
  • contributi previdenziali;
  • netto mensile percepito.

L'importanza delle tabelle ACI e dei km convenzionali

Le ACI pubblicano ogni anno le tabelle ufficiali che indicano il costo chilometrico di ciascun modello di veicolo.

Queste tabelle rappresentano il riferimento obbligatorio per:

  • determinare il fringe benefit;
  • valorizzare il benefit in payroll;
  • gestire correttamente il trattamento fiscale.

Il parametro standard resta 15.000 km annui convenzionali, indipendentemente dall’effettivo utilizzo del mezzo.

Ciò significa che:

  • chi percorre meno chilometri non ottiene una riduzione automatica;
  • chi percorre più chilometri non subisce un aumento diretto del benefit.

Il sistema resta quindi forfettario.

Vantaggi per l'azienda: deducibilità, soglie esenti ed errori da evitare

Dal lato aziendale, l’auto a uso promiscuo può risultare interessante prima di tutto per via della deducibilità dei costi

L’impresa può dedurre, entro i limiti previsti dalla normativa fiscale vigente:

  • canoni di leasing o noleggio;
  • ammortamento;
  • carburante;
  • manutenzione;
  • assicurazione.

In molti casi anche l’IVA è detraibile in misura variabile, secondo le regole ordinarie fiscali e la destinazione del bene.

Un altro aspetto non trascurabile, infine, è che l’auto aziendale resta uno dei benefit più efficaci per attrarre talenti, fidelizzare personale qualificato e aumentare la competitività del pacchetto retributivo. Infatti, incrementa l’appeal delle offerte di lavoro in un mercato competitivo.

Per far sì che l’auto rimanga un beneficio gradito e non crei problemi burocratici, è importante evitare però alcuni errori comuni e:

  • aggiornare i costi dell’auto alle tabelle ACI correnti, che ogni anno cambiano;
  • redigere specifici contratti spiegando bene chi può guidare l’auto, come va usata e cosa succede in caso di incidenti o multe;
  • accertarsi che non ci siano errori di valorizzazione in busta paga, poiché un calcolo sbagliato può produrre recuperi fiscali successivi.

Infine, la gestione dell’auto aziendale richiede un approccio integrato e quindi un corretto coordinamento tra HR, payroll e amministrazione.

Domande frequenti sull'auto aziendale uso promiscuo

Cosa significa veicolo uso promiscuo?

Significa che il veicolo viene utilizzato sia per esigenze lavorative sia per fini personali del dipendente.

Chi può guidare un’auto aziendale di uso promiscuo?

Normalmente il dipendente assegnatario. L’eventuale utilizzo da parte di familiari dipende dal regolamento aziendale o dal contratto di assegnazione.

Come funziona un’auto aziendale intestata a un dipendente?

Di regola il veicolo resta intestato all’azienda o alla società di leasing/noleggio. Il dipendente ne riceve il diritto d’uso tramite assegnazione formale.

Quanto incide l’auto aziendale sullo stipendio?

L’incidenza dipende dal valore del fringe benefit. Più alto è il benefit imponibile, maggiore sarà il possibile effetto sul netto mensile.

Consulente del lavoro ed esperta di Fisco, Tasse e Diritto. Laureata in Scienze dell'Amministrazione e dell'Organizzazione presso l'Università di Palermo, dal 2016, mi occupo principalmente di scrittura su temi legati a Previdenza, Economia e Lavoro, con un focus sull'attualità e i temi caldi. La mia curiosità e passione mi spinge al costante aggiornamento e un’analisi approfondita delle dinamiche di cui tratto. Scrivo perché quando lo faccio ho l'impressione di stare al posto giusto nel momento giusto