Oggi, la fine di un rapporto professionale non viene più vista come una semplice interruzione burocratica, ma come un passaggio che richiede un accompagnamento strutturato. In questo scenario si inserisce l’outplacement, un servizio di supporto alla ricollocazione professionale che funge da ponte verso nuove opportunità. Permette, questo si traduce in una gestione dei licenziamenti in modo più responsabile, tutelando il clima interno, l’immagine del marchio e garantendo, allo stesso tempo, strumenti concreti ai lavoratori per rientrare rapidamente nel mercato.
- Outplacement: definizione
- Le fasi dell’outplacement
- Come funziona l’outplacement
- I vantaggi dell’outplacement
- Quali sono i limiti
- Domande frequenti (FAQs)
Outplacement: definizione
Il termine outplacement deriva dall’inglese e significa letteralmente “ricollocazione esterna”. In ambito aziendale, indica un servizio di supporto alla ricollocazione professionale rivolto a lavoratori che stanno per uscire dall’azienda o che hanno già cessato il rapporto di lavoro. Si tratta di un percorso strutturato, generalmente finanziato dall’azienda, che affianca il lavoratore nella ricerca di una nuova occupazione attraverso orientamento professionale, bilancio delle competenze e supporto nella redazione del curriculum e nella preparazione ai colloqui. Tra queste attività, rientrano anche il networking e il contatto con altre aziende e potenziali datori di lavoro.
In Italia l’outplacement è regolato e può essere erogato esclusivamente da società autorizzate dal ministero del Lavoro, iscritte all’Albo delle Agenzie per il Lavoro. Non è quindi un semplice aiuto informale, ma un servizio professionale con obiettivi concreti, volti a ridurre i tempi di disoccupazione e facilitare un reinserimento coerente con le competenze del lavoratore.
Le fasi dell’outplacement
Un percorso di outplacement si sviluppa generalmente in più fasi, ognuna delle quali ha una funzione precisa. Il primo step consiste in un’analisi approfondita del profilo del lavoratore. In questo caso vengono valutate competenze tecniche, esperienze maturate, soft skills, aspettative professionali e personali per individuare punti di forza, aree di miglioramento e possibili sbocchi professionali alternativi.
Dopo l’analisi iniziale si costruisce un progetto professionale realistico e coerente con il mercato del lavoro. Non sempre l’obiettivo è replicare la posizione precedente. Talvolta l’outplacement diventa un’occasione di riqualificazione o riposizionamento.
L’outplacement comprende anche il supporto nella redazione o revisione del CV, ottimizzazione del profilo LinkedIn,ma anche preparazione di lettere di presentazione e simulazione di colloqui.
Tutto questo precede la fase operativa vera e propria, che consiste nell’invio di candidature mirate, segnalazioni a network aziendali, contatti diretti con recruiter e aziende. Il percorso non si interrompe alla prima proposta, ma prosegue fino alla concreta ricollocazione del lavoratore.
Come funziona l’outplacement
Dal punto di vista pratico, l’outplacement viene attivato solitamente in caso di licenziamenti individuali, procedure di riduzione del personale, accordi di incentivo all’esodo e ristrutturazioni aziendali. È l’azienda a stipulare il contratto con la società di outplacement, sostenendone i costi. Mentre il lavoratore aderisce su base volontaria.
Esistono due principali modalità:
- outplacement individuale, rivolto a singoli lavoratori, spesso quadri o dirigenti. Il percorso è altamente personalizzato;
- outplacement collettivo, attivato in caso di esuberi multipli. Prevede attività comuni (workshop, formazione di gruppo) integrate da momenti individuali.
Dal punto di vista giuridico, l’outplacement può essere inserito in un accordo sindacale, in una conciliazione individuale o in un accordo di risoluzione consensuale.
I vantaggi dell’outplacement
L’adozione dell’outplacement trasforma la separazione tra azienda e dipendente in un processo costruttivo, offrendo vantaggi concreti che vanno oltre la semplice gestione amministrativa. Per il lavoratore, il beneficio principale è la riduzione dei tempi di inattività. Grazie a una strategia mirata, le probabilità di trovare una nuova occupazione in tempi brevi aumentano significativamente. Inoltre, l’aspetto pratico è accompagnato da un fondamentale supporto psicologico. Affrontare la perdita del lavoro può essere complesso, mentre il supporto di professionisti aiuta a trasformare un momento critico in un’occasione di rilancio.
Dal punto di vista dell’impresa, l’outplacement è una scelta di responsabilità sociale (CSR). Prendersi cura di chi esce significa dimostrare coerenza con i valori aziendali, con un impatto positivo sulla reputazione del brand sia verso l’esterno che verso i futuri candidati. I collaboratori che rimangono in azienda, invece, percepiscono un approccio etico alla gestione del personale, evitando cali di produttività legati a tensioni o incertezze. Esistono poi vantaggi gestionali immediati, come la riduzione del contenzioso. Offrire un supporto alla ricollocazione favorisce la risoluzione consensuale del rapporto, limitando i rischi di lunghe e costose controversie legali.
Quali sono i limiti
Nonostante i vantaggi, l’outplacement non garantisce automaticamente un nuovo lavoro. Il risultato dipende dal mercato e dal profilo del candidato. Richiede partecipazione attiva del lavoratore, poiché senza un impegno concreto, il percorso perde efficacia. Infatti, può essere meno incisivo in contesti territoriali con scarsa domanda di lavoro.
Non sostituisce gli ammortizzatori sociali, ma li integra, quindi può essere considerato uno strumento di accompagnamento, ma non una garanzia occupazionale.
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Domande frequenti (FAQs)
Cosa significa outplacement?
Significa letteralmente “ricollocazione esterna” e indica un servizio professionale che aiuta un lavoratore in uscita dall’azienda a trovare una nuova occupazione.
Qual è un esempio di outplacement?
Un’azienda che avvia una riorganizzazione offre a un dirigente in esubero un percorso di 6 mesi con una società specializzata: analisi competenze, revisione CV, coaching, segnalazioni a recruiter e accompagnamento fino al nuovo impiego.
Qual è la differenza tra outplacement e outsourcing?
L’outplacement riguarda il supporto alla ricollocazione di lavoratori in uscita.
L’outsourcing, invece, consiste nell’esternalizzazione di un’attività o funzione aziendale a un fornitore esterno.
Come funziona l’outplacement?
L’azienda incarica una società autorizzata che affianca il lavoratore con un percorso strutturato di orientamento, preparazione e ricerca attiva di una nuova opportunità professionale.
