Trascrizione
Ok.
Ecco il dottore.Diamo un'occhiata, diamo un'occhiata.
Allora, quali sono i sintomi, e quindi lo stetoscopio per questo, che ti fanno capire che qualcosa non funziona in un team?
Solo domande facili oggi.Il tema dei sintomi è legato al tema dell'attenzione.
Noi abbiamo un modo di rapportarci a tutte quello che sono le ritualità aziendali, alle situazioni aziendali, con un approccio che pensiamo sia legato alla lettura di dati o di misure oggettive.
E quindi, se una cosa va o non va, vediamo i numeri, vediamo le tendenze, vediamo le percentuali e capiamo se funziona.
Nel caso della gestione di un gruppo,queste cose non hanno una misurazione, non c'è qualcosa che dice: "Attenzione, alert, il gruppo non sta funzionando." E quindi devi spostare la tua attenzione a quello che da un punto di vista psicologico possono essere chiamati i segnali deboli, che quindi devi riuscire a capire e a interpretare.
Chiaro che in un gruppo di persone, un gruppo eterogeneo, ognuno con la sua personalità, ognuno con la sua possibilità di contribuire, qualcuno sarà estroverso,qualcuno sarà timido, qualcuno vuol alzare sempre la mano, qualcuno devi cavargli le parole di bocca.
E il primo segnale, debole, secondo me, che poi debole è una parola sbagliata perché non è poi tanto debole, è quanto la persona si senta a suo agio con quello che è, di fatto.
Quello che interviene sempre, che intervenga sempre, nel senso non lo devi mortificare dicendo "Guarda, meglio che stai zitto." Magari miglioriamo la tempistica e la qualità e l'opportunità degli interventi. Ci puoi lavorare.
Ma se uno che di tendenza vorrebbe parlare sempre, smette di farlo, evidentemente è un problema.
Come si fa a saper se una cosa non va, una cosa che sta dentro,come dire, alle persone?
Di solito si chiede.Il rasoio di Occam: la spiegazione più semplice, di solito è quella che funziona.
Vuoi sapere una cosa?Chiedila e vedi qual è il tipo di risposta.
L'aspettativa che le persone naturalmente vengano da te dicendoti qualcosa, è un'aspettativa che è destinata, nella maggior parte dei casi, a essere illusa.
Ma non deve essere un fattore di delusione o sintomo di qualcosa.
Sei tu che devi andare verso le persone, perché anche il disagio che qualcuno prova è una situazione che la persona ha difficoltà a elaborare e quindi hai bisogno di arrivarci insieme, di fare le domande giuste, partendo dal comportamento che tu osservi per andare a quello che la persona sente.
E ovviamente non è facile, ci vuole anche la sensibilità e la possibilità di dare spazio all'altro, di intervenire e di sentirsi libero di parlare anche dei fatti suoi. "Come stai?" Questa non è più una domanda, è diventato un intercalare.
Tu chiedi come stai e, soprattutto a Milano, la risposta è,99% dei casi, stanco.
Stanco non è la risposta a come stai, è solo una situazione fisica.
E in più una situazione che è diventata desiderabile dal punto di vista culturale.
Per cui se sei stanco vuol dire che fai tante cose, quindi fa figo dire che sei stanco perché significa che o stai lavorando o ti stai sbattendo nella tua vita privata tanto.
Io sono cresciuto in una famiglia emotivamente povera, era una generazione che ha lavorato tanto e mi dava quello che poteva attraverso delle possibilità economiche: ti compra il motorino, ti fa andare all'università, ti fa fare le vacanze e, per carità, hanno restituito già di più di quanto hanno ricevuto dai genitori, non è una colpa generazionale.
Io sto provando a fare meglio con mia figlia, ma non lo so se ne sono in grado fino in fondo.
E quindi dobbiamo tutti allenarci a essere umani migliori e questo renderebbe,come dire, le aziende migliori.
Però non è molto facile farlo.Primo perché non lo sai, molto spesso pensi già di essere la versione migliore possibile di te stesso, e in secondo luogo perché è complicato.
Punto.Se fosse facile, il mondo sarebbe perfetto, mi sembra che siamo piuttosto lontani.
