Cosa sono gli scaglioni IRPEF nel 2026 e come si calcolano le aliquote? Paragrafo dopo paragrafo, risponderemo a queste ed altre domande utili sia per le aziende che per i dipendenti, tenendo conto delle novità contenute nell’ultima riforma fiscale.
Come vedremo, l’IRPEF è un sistema di tassazione progressivo che si basa su un sistema a scaglioni. In parole semplici, più si guadagna, più aumentano le tasse da versare.
- Che cosa sono gli scaglioni IRPEF
- Novità della riforma IRPEF
- No tax area e detrazioni per lavoro dipendente nel 2026
- Aliquote IRPEF 2026: esempio reddito di 44.000 euro
- Aliquote IRPEF 2026: esempio reddito di 95.000 euro
- L’impatto degli scaglioni IRPEF 2026 sulle aziende
Che cosa sono gli scaglioni IRPEF
L’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, è un’imposta che devono versare tutte le persone che generano un reddito. A livello normativo è disciplinata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e si calcola sul reddito complessivo dopo aver sottratto da questo tutti gli oneri deducibili.
Un reddito può essere generato dal lavoro dipendente, autonomo, d’impresa, di capitale, oppure può derivare dal possesso di terreni o fabbricati. È a questo punto che entrano in gioco le cosiddette aliquote per scaglioni. Queste sono il sistema utilizzato per calcolare l’imposta da versare.
Come detto, è un’imposta progressiva e di conseguenza gli scaglioni sono strutturati in modo tale che più si guadagna, più è elevato in percentuale l’ammontare di tasse da pagare.
Come già nel 2025, a seguito delle modifiche contenute nell’ultima riforma fiscale, nel 2026 gli scaglioni previsti continuano a essere 3 (ridotti rispetto ai 4 del passato) e, attualmente, prevedono un’aliquota del:
- 23% per redditi fino a 28.000 euro;
- 33% per redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro;
- 43% per redditi superiori ai 50.000 euro.
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Novità della riforma IRPEF 2026
La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha rimodulato le aliquote e limitato le detrazioni per i redditi più elevati. In particolare, cambia il secondo scaglione di reddito (compreso tra 28.001 e 50.000 euro), la cui aliquota scende dal 35% al 33%.
Inoltre, per garantire la neutralità fiscale della misura e concentrare i benefici sulle fasce medie e medio-basse, la riforma ha introdotto un sistema di limitazione delle detrazioni (“taglia-detrazioni”) che agisce sui redditi superiori a determinate soglie.
In particolare;
- per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro (e con un ulteriore scalino sopra i 100.000 euro), l’ammontare complessivo delle spese su cui è possibile calcolare le detrazioni viene limitato a un tetto massimo (plafond). Questo tetto viene calcolato in base al numero di figli a carico attraverso specifici coefficienti familiari;
- la riduzione è poi proporzionale per i redditi tra 120.000 e 240.000 euro. Resta cioè attivo il meccanismo che azzera progressivamente la percentuale di detrazione spettante per molte tipologie di oneri al raggiungimento dei 240.000 euro di reddito;
- per i redditi che superano i 200.000 euro è prevista invece una detrazione forfettaria di 440 euro dall’imposta netta complessiva. Questo intervento cancella del tutto il vantaggio fiscale ottenuto dalla riduzione del secondo scaglione.
Le detrazioni relative a spese sanitarie, erogazioni liberali ai partiti politici e per i premi assicurativi per eventi calamitosi sulle abitazioni sono generalmente esclusi da questi nuovi vincoli di riduzione e mantengono la loro piena detraibilità.
No tax area e detrazioni per lavoro dipendente nel 2026
Come già nel 2025, coloro che non raggiungono un ammontare di reddito superiore a 8.500 euro annui rientrano nella cosiddetta no tax area. Questo significa che godono di esenzione fiscale tutti coloro che guadagnano meno di 8.500 euro. Al di sotto di questo importo, la detrazione spettante è superiore o uguale all’IRPEF lorda calcolata con l’aliquota del primo scaglione (23%), azzerando completamente il debito fiscale e le relative addizionali regionali e comunali.
I contribuenti che rientrano nella no tax area sono definiti “incapienti”. Poiché la loro imposta netta è pari a zero, non possono sfruttare ulteriori detrazioni per spese personali (come le spese mediche o i bonus edilizi) per ottenere rimborsi, a meno che non dispongano di altre tipologie di reddito tassate ordinariamente.
Per quanto riguarda invece i redditi da lavoro dipendente superiori:
- fino a 15.000 euro di reddito, la detrazione è fissa e pari a 1.955 euro (con un importo minimo garantito non inferiore a 690 euro per i contratti a tempo indeterminato e a 1.380 euro per i contratti a tempo determinato);
- tra 15.001 e 28.000 euro di reddito, la detrazione base è di 1.910 euro, a cui si aggiunge una quota variabile calcolata con la formula: 1.910 + 1.190 x (28.000 – reddito complessivo) / 13.000;
- tra 28.001 e 50.000 euro di reddito, la detrazione base è di 1.910 euro, ma si riduce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 50.000 euro secondo la formula: 1.910 x (50.000 – reddito complessivo) /22.000;
- oltre 50.000 euro di reddito, la detrazione per lavoro dipendente si azzera completamente.Tutti gli importi indicati vanno rapportati al numero di giorni di effettivo lavoro nell’anno (compresi i riposi e le festività godute).
Tutti gli importi indicati vanno rapportati al numero di giorni di effettivo lavoro nell’anno (compresi i riposi e le festività godute).
Aliquote IRPEF 2026: esempio reddito di 44.000 euro
Per illustrare l’applicazione delle aliquote IRPEF valide per il periodo d’imposta 2026, ecco un esempio pratico basato su un reddito imponibile di 44.000 euro.
Il calcolo dell’imposta si effettua applicando il principio della progressività per scaglioni, tenendo conto che la riforma ha ridotto l’aliquota della seconda fascia dal 35% al 33%.
Il reddito di 44.000 euro attraversa quindi i primi due scaglioni di reddito previsti dalla normativa vigente, ovvero:
- primo scaglione (fino a 28.000 euro), per cui sulla prima quota di reddito si applica l’aliquota ordinaria del 23%. L’imposta per questa fascia si ottiene moltiplicando i 28.000 euro per il 23%, che corrisponde a 6.440 euro;
- secondo scaglione (da 28.001 a 50.000 euro), sulla parte di reddito che supera i 28.000 euro, fino al tetto dei 44.000 euro considerati, si applica la nuova aliquota agevolata del 33%. La quota di reddito inserita in questo scaglione si ricava sottraendo 28.000 euro dal reddito totale di 44.000 euro, ottenendo così una differenza di 16.000 euro. Calcolando il 33% su questa parte eccedente, l’imposta dovuta per il secondo scaglione è pari a 5.280 euro.
Sommando le imposte dovute per ciascuna fascia di reddito (6.440 euro per il primo scaglione e 5.280 euro per il secondo) si ottiene il carico fiscale lordo complessivo, che ammonta a 11.720 euro.
Il passaggio dal vecchio sistema di tassazione (aliquota al 35% sul secondo scaglione) al sistema consolidato per il 2026 (aliquota al 33%) genera un beneficio economico diretto sulla quota di reddito inserita nella seconda fascia. Se si applicasse la vecchia aliquota del 35% sui 16.000 euro della seconda fascia, l’imposta parziale sarebbe di 5.600 euro. Con la nuova aliquota del 33%, l’imposta scende invece a 5.280 euro.
La differenza tra i due importi determina un risparmio d’imposta annuo per il contribuente pari a 320 euro, che si traduce in un incremento medio del netto in busta paga di circa 26 euro mensili (calcolati su 12 mensilità).
Dall’importo dell’IRPEF lorda così ottenuto dovranno essere successivamente sottratte le detrazioni spettanti al contribuente (per lavoro dipendente, per carichi di famiglia o per oneri tracciabili) e aggiunte le addizionali regionali e comunali per determinare l’imposta netta effettivamente dovuta.
Aliquote IRPEF 2026: esempio reddito di 95.000 euro
Un reddito di 95.000 euro attraversa tutti e tre gli scaglioni di reddito previsti dalla normativa vigente, esaurendo completamente le prime due fasce e collocando la parte restante nell’ultima.
Di conseguenza:
- sulla prima quota di reddito si applica l’aliquota del 23% e l’imposta per questa fascia si ottiene moltiplicando i 28.000 euro per il 23%, che corrisponde a 6.440 euro;
- nella fascia intermedia – secondo scaglione – si colloca l’intera quota di reddito pari a 22.000 euro (ottenuta sottraendo 28.000 euro dal limite di 50.000 euro) e su questo importo si applica la nuova aliquota ridotta al 33%. Moltiplicando i 22.000 euro per il 33%, l’imposta dovuta per il secondo scaglione è pari a 7.260 euro;
- sulla parte di reddito che supera la soglia dei 50.000 euro si applica l’aliquota marginale massima del 43%. La quota inserita in questo scaglione si ricava sottraendo 50.000 euro dal reddito totale di 95.000 euro, ottenendo così una differenza di 45.000 euro. Calcolando il 43% su questa parte eccedente, l’imposta dovuta per il terzo scaglione è pari a 19.350 euro.
Sommando le imposte calcolate per ciascuna delle tre fasce di reddito (6.440 euro per la prima, 7.260 euro per la seconda e 19.350 euro per la terza) si ottiene il carico fiscale lordo complessivo, che ammonta a 33.050 euro.
A livello puramente teorico, anche un contribuente con un reddito di 95.000 euro beneficia della riduzione dell’aliquota intermedia dal 35% al 33% sulla quota di reddito compresa tra i 28.000 e i 50.000 euro. Questo alleggerimento genera un risparmio massimo fisso sulla seconda fascia pari a 440 euro all’anno.
L’impatto degli scaglioni IRPEF 2026 sulle aziende
In generale, le modifiche agli scaglioni dell’IRPEF hanno un impatto marginale sulle aziende. Questo perché l‘imposta incide sul reddito complessivo delle persone fisiche e si applica ai redditi dei lavoratori dipendenti, autonomi e altre persone fisiche, senza influenzare direttamente i profitti o il reddito delle imprese.
Le aziende, invece, sono soggette all’Imposta sul Reddito delle Società (IRES), che è un’imposta del 24% e riguarda praticamente tutte le principali forme societarie fiscalmente residenti in Italia, come le S.p.A., le S.R.L. e le cooperative.
Tuttavia, è importante considerare che modifiche sostanziali agli scaglioni dell’IRPEF potrebbero indirettamente interessare le aziende.
È ragionevole pensare, infatti, che un aumento sostanziale dell’IRPEF potrebbe portare a una riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori, costringendo le aziende ad aumentare gli stipendi.
Al contrario, una riduzione delle aliquote dell’IRPEF potrebbe avere un impatto positivo sulle aziende, poiché i lavoratori avrebbero meno tasse da pagare.
Inoltre, è importante evidenziare un altro impatto indiretto sulle aziende. Una riduzione delle aliquote fiscali per le fasce di reddito medio-basso potrebbe aumentare il potere d’acquisto delle persone, favorendo le aziende che producono beni e servizi per queste fasce di reddito.
Quindi queste modifiche devono assolutamente essere tenute presenti e, se necessario, è opportuno aggiornare i software HR per l’elaborazione delle buste paga. Questo perché l’azienda, fungendo da sostituto d’imposta, trattiene parte dello stipendio lordo del lavoratore proprio per versarlo poi come IRPEF e per i relativi contributi previdenziali ed assistenziali.
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Domande frequenti
Quali sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?
I tre scaglioni e le relative aliquote confermati per il 2026 sono:
- 23% per redditi fino a 28.000€
- 33% per redditi tra 28.001€ e 50.000€ (scesa dal precedente 35%)
- 43% per redditi oltre i 50.000€
Quanto si paga di tasse su 35.000 euro nel 2026?
L’IRPEF lorda totale è di 8.750€. Il calcolo è progressivo: si paga il 23% sui primi 28.000€ (6.440€) e il 33% sui restanti 7.000€ (2.310€). Da questa cifra vanno poi sottratte le detrazioni personali.
Cos’è la No Tax Area e a quanto ammonta?
È la soglia di reddito entro cui non si pagano tasse grazie alle detrazioni. Nel 2026 è fissata a 8.500€ annui per i lavoratori dipendenti. Sotto questa cifra si è esentati dall’IRPEF, ma non si possono recuperare rimborsi per altre spese (es. mediche o edilizie).
Come funziona il “taglia-detrazioni” per i redditi alti?
Per i contribuenti che superano i 75.000€ di reddito (con un ulteriore calo sopra i 100.000€), la riforma fissa un tetto massimo alle spese detraibili, calcolato in base al numero di figli. Sopra i 120.000€ le detrazioni calano progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000€. Le spese mediche restano comunque sempre garantite.
Cosa cambia per le aziende con le nuove aliquote?
Le aziende non pagano l’IRPEF (sono soggette a IRES al 24%), ma subiscono un impatto operativo. Agendo come sostituto d’imposta, l’impresa ha l’obbligo di aggiornare subito i software HR per calcolare le nuove trattenute corrette nelle buste paga dei dipendenti.

